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I Carabinieri nel Novecento italiano - 34 - Il dopoguerra in Italia: 1945 - '67

Con questa serie vogliamo riproporre il cammino dell'Arma nel secolo appena trascorso. Un cammino complesso, a diretto contatto con il sofferto sviluppo della storia patria, ma che vede l'Istituzione sempre in primo piano, cosciente dello spirito del tempo e dell'importanza del suo ruolo nel quotidiano rapporto con la gente. Un'Arma "unica al mondo", grazie ai suoi valori ed ideali, sempre al di sopra delle parti e al servizio del popolo

Immagine della serie I carabinieri nel novecento italiano

Il 25 aprile 1945 venne proclamata l'insurrezione a seguito dello sfondamento della Linea Gotica. Dalle formazioni liberaldemocratiche ciò venne sentito come liberazione dalla dittatura e come riscatto della "guerra fascista", nella certezza di una mitigazione delle condizioni di pace (come promesso dagli Alleati). Dalle formazioni socialcomuniste l'insurrezione era intesa, invece, come inizio della rivoluzione per l'instaurazione di una repubblica sovietica. Questa linea era decisamente contraria a quella di Togliatti che, secondo ordini di Stalin, doveva evitare qualsiasi forma di violenza che avrebbe provocato la repressione anglo-americana, come era avvenuto in Grecia. Ciò perché in quel di Yalta, nella spartizione del mondo, l'Italia era stata attribuita al mondo occidentale. Da qui la svolta di Salerno e l'obiettivo della conquista del potere nei tempi lunghi, puntando all'alleanza con i cattolici (leggasi: compromesso storico).

De Gasperi riconosce ad un contadino la propietà di un terreno

Al Nord, quindi, l'insurrezione "ebbe l'ambizione di essere rivoluzionaria; ma della rivoluzione spartì solo in piccola parte i connotati nobili ed epici... ed in larga parte la ferocia e la vendetta... Quanti furono i giustiziati o gli assassinati? Assassinati perché nel conto vanno messe anche vittime di vendette personali, cui fu sovrapposta una motivazione politica, e innocenti indicati da delazioni ignobili, o scambiati per altre persone" (Montanelli-Cervi). Il Ministro Scelba parlò di 1.732; Bocca di 3.000 nella sola Milano e 15mila in tutta l'Italia del Nord; recentemente si ipotizza la cifra di 30mila e più, e si rivelano efferatezze inutili (G. Pansa, Il sangue dei vinti).

A questi vanno aggiunti oltre 10mila italiani uccisi dai comunisti jugoslavi (foibe e altri modi) a cui seguirà la pulizia etnica con la cacciata dall'Istria di 350mila connazionali (senza che nulla potessero portare al seguito). Non fu facile per Togliatti far rientrare le velleità rivoluzionarie (M. Mafai: L'uomo che sognava la lotta armata) e impostare la linea morbida della "democrazia progressiva", pur mantenendo il tradizionale legame di ferro con Mosca, che sovvenzionava il partito (Renato Mieli e Altri: Il PCI allo specchio; Giuseppe Averardi: Le carte del PCI; Gianni Cervetti: L'oro di Mosca). Nel periodo della "guerra fredda" la presenza di un grosso partito legato all'Unione Sovietica, nemica delle liberaldemocrazie, provocò l'anomalia italiana: l'impossibilità dell'alternanza al governo, principio base della democrazia.

Esula da questa sintesi la formulazione di "giudizi di valore" (vero-non vero), essendo nostro scopo delineare il quadro politico interno che resterà immutato sino al crollo del comunismo sovietico. La situazione italiana, unica nel mondo occidentale, consentirà l'esercizio del potere per quasi mezzo secolo al solo partito della Democrazia Cristiana. A Togliatti un indubbio merito: l'avere tenuto a bada gli "zeloti" del suo partito e dei sindacati ed averne contenuto gli eccessi, consentendo all'Italia di uscire dalla situazione disastrosa così come si presentava nel 1945 sotto l'aspetto socio-economico-militare, anche perché gli Alleati portarono conti salati da pagare, malgrado il contributo offerto dall'Italia e le tante promesse fatte. Riassumiamo.

All'interno del Paese scarseggiavano cibo e materie prime fondamentali; la rete dei trasporti era distrutta; abitazioni, ospedali, servizi pubblici richiedevano grosse somme per essere ricostruiti: era necessario un massiccio aiuto straniero. Le agitazioni di piazza erano all'ordine del giorno. I conflitti a fuoco provocavano morti e feriti. Le terre venivano occupate. Nel mentre, la criminalità dilagava in ogni luogo e con forme inedite, tra cui una nuova struttura mafiosa e camorristica dettata da Lucky Luciano e soci.

Salvatore Giuliano. La banda di criminali da lui guidata fu tra le più pericolose nell'Italia degli anni Cinquanta

I governi, oltre a fronteggiare come potevano la situazione interna dovevano pareggiare i conti con gli Alleati. La resa dei conti si ebbe col duro trattato di pace: l'Italia perdeva tutta l'Istria (e i pezzi della Dalmazia) con una linea di confine proposta dalla Francia (appena meno vessatoria di quella dell'Urss); perdeva anche Trieste, costituitosi il Territorio Libero (grazie ancora alla Francia). Perdute le colonie (Dodecanneso, Etiopia, Libia, Eritrea), all'Italia come consolazione venne affidata l'amministrazione fiduciaria della Somalia per dieci anni. Persino l'Austria ebbe la faccia di avanzare rivendicazione per l'intero Alto Adige, di cui si era già appropriata creando la famigerata "zona operazioni delle Prealpi" (1943-'45). Dimenticando la sua adesione pressoché incondizionata al nazismo, e gli optanti dell'Alto Adige per il III Reich (70% nelle votazioni del 1939) e, ancora, il fatto che "i tedeschi altoatesini, bilingui, svolsero un ruolo decisivo nell'occupazione tedesca dell'Italia settentrionale, suscitando l'odio accanito dei partigiani e delle popolazioni" (N. Kogan). Un accordo De Gasperi-Gruber calmò le pretese radicali dell'Austria. Nel luglio 1961, però, in Alto Adige si svilupperà un movimento terroristico, verosimilmente alimentato dai servizi segreti sovietici, che sfruttavano le aspirazioni dei circoli neo-nazisti bavaresi allo scopo di "smilitarizzare" la zona. Il che avrebbe consentito il via libera alle formazioni sovietiche in caso di "guerra calda". L'ala moderata della Svp (S. Magnago) smorzerà le velleità dei separatisti.

Altra botta furono i risarcimenti in milioni di dollari, ad Albania, Etiopia, Russia, Grecia e Yugoslavia. Usa, Gran Bretagna e Francia avevano rinunciato: saranno gli Usa a pagare i risarcimenti italiani attraverso i prestiti, le sovvenzioni e i donativi offerti all'Italia. Così gli Usa ricambiavano "l'antiamericanismo" delle sinistre e delle destre neofasciste. E saranno gli Usa a salvare l'Italia dalla fame, attraverso l'Unrra, così come la salveranno dal disastro economico-industriale con l'Erp e il Piano Marshall tanto osteggiato dalle sinistre. Gli Usa, inoltre, concessero un credito all'Italia per una parte delle Am-Lire spese dai militari americani durante la guerra.

Una forte stangata riguarderà il disarmo e la smilitarizzazione: per la flotta furono lasciate 2 vecchie navi da guerra, 4 incrociatori, 4 cacciatorpediniere, 16 torpediniere e 20 corvette con un massimo di 25mila marinai; per l'Aviazione solo 200 aerei da combattimento e 150 da trasporto con 25mila avieri; per l'Esercito fino a 250mila uomini, compresi i Carabinieri. Fu ordinata la distruzione di tutte le fortificazioni, terrestri e delle isole. L'Italia venne così lasciata esposta a qualsiasi invasione. Successivamente Usa e Inghilterra restituiranno tutte le navi confiscate: la Francia restituì una parte del bottino tenendosi le unità migliori. Alla ratifica del Trattato di Pace da parte dell'Assemblea Costituente (12 febbraio 1947) soltanto Benedetto Croce voterà contro. D'altro canto, cosa si poteva fare?

La situazione interna vedrà il Pci tendere alla conquista della "egemonia culturale" gramsciana. La Dc, preoccupata per la ricostruzione, all'egemonia sui settori economico-finanziari. All'estrema destra venne autorizzata la costituzione del Movimento Sociale Italiano, i cui dirigenti (Michelini-Almirante) riuscirono a reinquadrare anche i reduci della Rsi. Il Msi, però, venne considerato escluso dal cosiddetto "arco costituzionale": straniero in Patria. Nel 1960, avendo dato l'appoggio al governo Tambroni, scoppiò un movimento di piazza che portò alle dimissioni del governo.

Da allora, la frazione di sinistra della Dc condizionerà sempre più quella moderata, con l'obiettivo di realizzare una "democrazia compiuta" con il partito comunista (il già citato compromesso storico).

Riassunti i vettori geopolitici, riportiamo le principali tappe del lungo cammino fino al 1967. Dicembre 1945: si costituisce il nuovo Governo (dopo l'intermezzo del rappresentante del "vento del nord", Parri), con presidente Alcide De Gasperi; 1° gennaio 1946: vengono ripristinate le nomine di prefetti e questori a funzionari di carriera, da cui l'esclusione di quanti nominati dal Cln. Marzo: prime elezioni amministrative, vittoriosi nell'ordine Dc, Pci e Psi, con l'affermazione del Movimento dell'"Uomo Qualunque". Il 2 giugno si vota per il referendum istituzionale, malgrado l'assenza di migliaia di prigionieri di guerra. Viene data lettura dei "soli" voti attribuiti alla repubblica e alla monarchia; contestazioni riguardano l'interpretazione del decreto (la famosa questione del quorum). Braccio di ferro tra Governo e Quirinale. Disordini: a Napoli 11 morti (compresi due carabinieri) e una settantina di feriti; si parla di mobilitazione di partigiani e aiuto da parte di Tito. Tensione al limite di una guerra civile. Umberto II lascia l'Italia per Cascais, "senza abdicazione e senza passaggio dei poteri (13 giugno) e rifiuto di considerare legittimamente e genuinamente risolta la questione istituzionale". Nelle contemporanee elezioni per l'Assemblea Costituente, 207 seggi alla Dc, 115 al Psi e 104 al Pci. Enrico De Nicola è Presidente provvisorio della Repubblica. Gennaio 1947: De Gasperi va negli Usa e riceve sostegni finanziari per la ricostruzione; l'11 la frazione "democratica" del Psiup (Saragat) si stacca e fonda il Psli (poi Psdi). Vengono tacciati da "venduti e traditori". Il 12 maggio De Gasperi costituisce il suo quarto ministero "senza" Pci e Psi: ritornano le voci "insurrezionaliste"; nel quadro della "guerra fredda" Stalin ricostituisce il Komintern col nome di Kominform (5 ottobre). Viene approvata la Costituzione Repubblicana (22 dicembre). La lotta interna si fa sempre più calda, in vista delle elezioni politiche del 18 aprile '48: il 48,5% di voti alla Dc e appena il 35% al Fronte Popolare delle sinistre unite. L'Italia sceglie "il mondo libero". Tentativi barricadieri il 14 luglio, in occasione dell'attentato a Togliatti, che fa in tempo a dire «state calmi!». Un aiuto verrà da Gino Bartali vittorioso al giro di Francia. Il 4 aprile l'Italia entra nella Nato, malgrado la violenta opposizione delle sinistre. Inizia la grande ricostruzione, con la migrazione di oltre 5 milioni di persone dal Sud al triangolo industriale del Nord. Saranno gli artefici del "miracolo economico". Le tensioni interne si stemperano: comincia il va e vieni dei governi (in media uno l'anno). De Gasperi morirà il 18 agosto 1954. Una perdita paragonabile a quella di Cavour.

La prima crisi interna al Pci in seguito alle rivelazioni di Krusciov (1956) al XX Congresso del Pcus sui crimini di Stalin (deceduto nel '53) e all'invasione dell'Ungheria (30mila morti): migliaia di intellettuali lasceranno il partito. Sconcerto tra i giovani. Si guarda alla Cina e si reinterpreta il pensiero di Marx. Nascono le prime riviste "operaiste-insurrezionaliste" nel nome di Mao Tse Tung (Quaderni Piacentini e altre). Si formano i gruppuscoli della sinistra extraparlamentare. Nasce una "Nuova Sinistra" rivoluzionaria che non guarda più verso il Pc considerato "burocratizzato" e tendente verso la borghesia socialdemocratica. Infatti, nell'ottobre del 1959, inizia la marcia verso il compromesso storico: Moro vince il Congresso proponendo la costituzione di un governo di centro-sinistra.

Si muoverà il Psi che il 4 dicembre 1963 completerà la marcia con il I governo Moro (Dc-Psi-Psdi-Pri). L'anno successivo i "carristi" del Psi usciranno per fondare il Psiup, pienamente allineato con Mosca. Segue la solita turbolenza di scissioni-riunificazioni-scissioni nella sinistra. In particolare il Psdi si riunisce con il Psi di Nenni e nasce il Partito Socialista Unificato.

Intanto nell'Università di Berkeley si rumoreggia contro la guerra del Vietnam. In Italia, tra beghe varie, scandali, una finanza allegra che porta alle stelle il "debito pubblico", nessuno ci fa caso. Ma il '68 è dietro la porta della Storia.

Antonio Picci