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Il 25 aprile 1945 venne proclamata
l'insurrezione a seguito dello sfondamento della Linea Gotica.
Dalle formazioni liberaldemocratiche ciò venne sentito come
liberazione dalla dittatura e come riscatto della "guerra
fascista", nella certezza di una mitigazione delle condizioni di
pace (come promesso dagli Alleati). Dalle formazioni
socialcomuniste l'insurrezione era intesa, invece, come inizio
della rivoluzione per l'instaurazione di una repubblica sovietica.
Questa linea era decisamente contraria a quella di Togliatti che,
secondo ordini di Stalin, doveva evitare qualsiasi forma di
violenza che avrebbe provocato la repressione anglo-americana, come
era avvenuto in Grecia. Ciò perché in quel di Yalta, nella
spartizione del mondo, l'Italia era stata attribuita al mondo
occidentale. Da qui la svolta di Salerno e l'obiettivo della
conquista del potere nei tempi lunghi, puntando all'alleanza con i
cattolici (leggasi: compromesso storico).

Al Nord, quindi, l'insurrezione
"ebbe l'ambizione di essere rivoluzionaria; ma della rivoluzione
spartì solo in piccola parte i connotati nobili ed epici... ed in
larga parte la ferocia e la vendetta... Quanti furono i giustiziati
o gli assassinati? Assassinati perché nel conto vanno messe anche
vittime di vendette personali, cui fu sovrapposta una motivazione
politica, e innocenti indicati da delazioni ignobili, o scambiati
per altre persone" (Montanelli-Cervi). Il Ministro Scelba parlò di
1.732; Bocca di 3.000 nella sola Milano e 15mila in tutta l'Italia
del Nord; recentemente si ipotizza la cifra di 30mila e più, e si
rivelano efferatezze inutili (G. Pansa, Il sangue dei vinti).
A questi vanno aggiunti oltre 10mila
italiani uccisi dai comunisti jugoslavi (foibe e altri modi) a cui
seguirà la pulizia etnica con la cacciata dall'Istria di 350mila
connazionali (senza che nulla potessero portare al seguito). Non fu
facile per Togliatti far rientrare le velleità rivoluzionarie (M.
Mafai: L'uomo che sognava la lotta armata) e impostare la linea
morbida della "democrazia progressiva", pur mantenendo il
tradizionale legame di ferro con Mosca, che sovvenzionava il
partito (Renato Mieli e Altri: Il PCI allo specchio; Giuseppe
Averardi: Le carte del PCI; Gianni Cervetti: L'oro di Mosca). Nel
periodo della "guerra fredda" la presenza di un grosso partito
legato all'Unione Sovietica, nemica delle liberaldemocrazie,
provocò l'anomalia italiana: l'impossibilità dell'alternanza al
governo, principio base della democrazia.
Esula da questa sintesi la
formulazione di "giudizi di valore" (vero-non vero), essendo nostro
scopo delineare il quadro politico interno che resterà immutato
sino al crollo del comunismo sovietico. La situazione italiana,
unica nel mondo occidentale, consentirà l'esercizio del potere per
quasi mezzo secolo al solo partito della Democrazia Cristiana. A
Togliatti un indubbio merito: l'avere tenuto a bada gli "zeloti"
del suo partito e dei sindacati ed averne contenuto gli eccessi,
consentendo all'Italia di uscire dalla situazione disastrosa così
come si presentava nel 1945 sotto l'aspetto
socio-economico-militare, anche perché gli Alleati portarono conti
salati da pagare, malgrado il contributo offerto dall'Italia e le
tante promesse fatte. Riassumiamo.
All'interno del Paese scarseggiavano
cibo e materie prime fondamentali; la rete dei trasporti era
distrutta; abitazioni, ospedali, servizi pubblici richiedevano
grosse somme per essere ricostruiti: era necessario un massiccio
aiuto straniero. Le agitazioni di piazza erano all'ordine del
giorno. I conflitti a fuoco provocavano morti e feriti. Le terre
venivano occupate. Nel mentre, la criminalità dilagava in ogni
luogo e con forme inedite, tra cui una nuova struttura mafiosa e
camorristica dettata da Lucky Luciano e soci.

I governi, oltre a fronteggiare come
potevano la situazione interna dovevano pareggiare i conti con gli
Alleati. La resa dei conti si ebbe col duro trattato di pace:
l'Italia perdeva tutta l'Istria (e i pezzi della Dalmazia) con una
linea di confine proposta dalla Francia (appena meno vessatoria di
quella dell'Urss); perdeva anche Trieste, costituitosi il
Territorio Libero (grazie ancora alla Francia). Perdute le colonie
(Dodecanneso, Etiopia, Libia, Eritrea), all'Italia come
consolazione venne affidata l'amministrazione fiduciaria della
Somalia per dieci anni. Persino l'Austria ebbe la faccia di
avanzare rivendicazione per l'intero Alto Adige, di cui si era già
appropriata creando la famigerata "zona operazioni delle Prealpi"
(1943-'45). Dimenticando la sua adesione pressoché incondizionata
al nazismo, e gli optanti dell'Alto Adige per il III Reich (70%
nelle votazioni del 1939) e, ancora, il fatto che "i tedeschi
altoatesini, bilingui, svolsero un ruolo decisivo nell'occupazione
tedesca dell'Italia settentrionale, suscitando l'odio accanito dei
partigiani e delle popolazioni" (N. Kogan). Un accordo De
Gasperi-Gruber calmò le pretese radicali dell'Austria. Nel luglio
1961, però, in Alto Adige si svilupperà un movimento terroristico,
verosimilmente alimentato dai servizi segreti sovietici, che
sfruttavano le aspirazioni dei circoli neo-nazisti bavaresi allo
scopo di "smilitarizzare" la zona. Il che avrebbe consentito il via
libera alle formazioni sovietiche in caso di "guerra calda". L'ala
moderata della Svp (S. Magnago) smorzerà le velleità dei
separatisti.
Altra botta furono i risarcimenti in
milioni di dollari, ad Albania, Etiopia, Russia, Grecia e
Yugoslavia. Usa, Gran Bretagna e Francia avevano rinunciato:
saranno gli Usa a pagare i risarcimenti italiani attraverso i
prestiti, le sovvenzioni e i donativi offerti all'Italia. Così gli
Usa ricambiavano "l'antiamericanismo" delle sinistre e delle destre
neofasciste. E saranno gli Usa a salvare l'Italia dalla fame,
attraverso l'Unrra, così come la salveranno dal disastro
economico-industriale con l'Erp e il Piano Marshall tanto
osteggiato dalle sinistre. Gli Usa, inoltre, concessero un credito
all'Italia per una parte delle Am-Lire spese dai militari americani
durante la guerra.
Una forte stangata riguarderà il
disarmo e la smilitarizzazione: per la flotta furono lasciate 2
vecchie navi da guerra, 4 incrociatori, 4 cacciatorpediniere, 16
torpediniere e 20 corvette con un massimo di 25mila marinai; per
l'Aviazione solo 200 aerei da combattimento e 150 da trasporto con
25mila avieri; per l'Esercito fino a 250mila uomini, compresi i
Carabinieri. Fu ordinata la distruzione di tutte le fortificazioni,
terrestri e delle isole. L'Italia venne così lasciata esposta a
qualsiasi invasione. Successivamente Usa e Inghilterra
restituiranno tutte le navi confiscate: la Francia restituì una
parte del bottino tenendosi le unità migliori. Alla ratifica del
Trattato di Pace da parte dell'Assemblea Costituente (12 febbraio
1947) soltanto Benedetto Croce voterà contro. D'altro canto, cosa
si poteva fare?
La situazione interna vedrà il Pci
tendere alla conquista della "egemonia culturale" gramsciana. La
Dc, preoccupata per la ricostruzione, all'egemonia sui settori
economico-finanziari. All'estrema destra venne autorizzata la
costituzione del Movimento Sociale Italiano, i cui dirigenti
(Michelini-Almirante) riuscirono a reinquadrare anche i reduci
della Rsi. Il Msi, però, venne considerato escluso dal cosiddetto
"arco costituzionale": straniero in Patria. Nel 1960, avendo dato
l'appoggio al governo Tambroni, scoppiò un movimento di piazza che
portò alle dimissioni del governo.
Da allora, la frazione di sinistra
della Dc condizionerà sempre più quella moderata, con l'obiettivo
di realizzare una "democrazia compiuta" con il partito comunista
(il già citato compromesso storico).
Riassunti i vettori geopolitici,
riportiamo le principali tappe del lungo cammino fino al 1967.
Dicembre 1945: si costituisce il nuovo Governo (dopo l'intermezzo
del rappresentante del "vento del nord", Parri), con presidente
Alcide De Gasperi; 1° gennaio 1946: vengono ripristinate le nomine
di prefetti e questori a funzionari di carriera, da cui
l'esclusione di quanti nominati dal Cln. Marzo: prime elezioni
amministrative, vittoriosi nell'ordine Dc, Pci e Psi, con
l'affermazione del Movimento dell'"Uomo Qualunque". Il 2 giugno si
vota per il referendum istituzionale, malgrado l'assenza di
migliaia di prigionieri di guerra. Viene data lettura dei "soli"
voti attribuiti alla repubblica e alla monarchia; contestazioni
riguardano l'interpretazione del decreto (la famosa questione del
quorum). Braccio di ferro tra Governo e Quirinale. Disordini: a
Napoli 11 morti (compresi due carabinieri) e una settantina di
feriti; si parla di mobilitazione di partigiani e aiuto da parte di
Tito. Tensione al limite di una guerra civile. Umberto II lascia
l'Italia per Cascais, "senza abdicazione e senza passaggio dei
poteri (13 giugno) e rifiuto di considerare legittimamente e
genuinamente risolta la questione istituzionale". Nelle
contemporanee elezioni per l'Assemblea Costituente, 207 seggi alla
Dc, 115 al Psi e 104 al Pci. Enrico De Nicola è Presidente
provvisorio della Repubblica. Gennaio 1947: De Gasperi va negli Usa
e riceve sostegni finanziari per la ricostruzione; l'11 la frazione
"democratica" del Psiup (Saragat) si stacca e fonda il Psli (poi
Psdi). Vengono tacciati da "venduti e traditori". Il 12 maggio De
Gasperi costituisce il suo quarto ministero "senza" Pci e Psi:
ritornano le voci "insurrezionaliste"; nel quadro della "guerra
fredda" Stalin ricostituisce il Komintern col nome di Kominform (5
ottobre). Viene approvata la Costituzione Repubblicana (22
dicembre). La lotta interna si fa sempre più calda, in vista delle
elezioni politiche del 18 aprile '48: il 48,5% di voti alla Dc e
appena il 35% al Fronte Popolare delle sinistre unite. L'Italia
sceglie "il mondo libero". Tentativi barricadieri il 14 luglio, in
occasione dell'attentato a Togliatti, che fa in tempo a dire «state
calmi!». Un aiuto verrà da Gino Bartali vittorioso al giro di
Francia. Il 4 aprile l'Italia entra nella Nato, malgrado la
violenta opposizione delle sinistre. Inizia la grande
ricostruzione, con la migrazione di oltre 5 milioni di persone dal
Sud al triangolo industriale del Nord. Saranno gli artefici del
"miracolo economico". Le tensioni interne si stemperano: comincia
il va e vieni dei governi (in media uno l'anno). De Gasperi morirà
il 18 agosto 1954. Una perdita paragonabile a quella di Cavour.
La prima crisi interna al Pci in
seguito alle rivelazioni di Krusciov (1956) al XX Congresso del
Pcus sui crimini di Stalin (deceduto nel '53) e all'invasione
dell'Ungheria (30mila morti): migliaia di intellettuali lasceranno
il partito. Sconcerto tra i giovani. Si guarda alla Cina e si
reinterpreta il pensiero di Marx. Nascono le prime riviste
"operaiste-insurrezionaliste" nel nome di Mao Tse Tung (Quaderni
Piacentini e altre). Si formano i gruppuscoli della sinistra
extraparlamentare. Nasce una "Nuova Sinistra" rivoluzionaria che
non guarda più verso il Pc considerato "burocratizzato" e tendente
verso la borghesia socialdemocratica. Infatti, nell'ottobre del
1959, inizia la marcia verso il compromesso storico: Moro vince il
Congresso proponendo la costituzione di un governo di
centro-sinistra.
Si muoverà il Psi che il 4 dicembre
1963 completerà la marcia con il I governo Moro (Dc-Psi-Psdi-Pri).
L'anno successivo i "carristi" del Psi usciranno per fondare il
Psiup, pienamente allineato con Mosca. Segue la solita turbolenza
di scissioni-riunificazioni-scissioni nella sinistra. In
particolare il Psdi si riunisce con il Psi di Nenni e nasce il
Partito Socialista Unificato.
Intanto nell'Università di Berkeley
si rumoreggia contro la guerra del Vietnam. In Italia, tra beghe
varie, scandali, una finanza allegra che porta alle stelle il
"debito pubblico", nessuno ci fa caso. Ma il '68 è dietro la porta
della Storia. |