I fronti
dell'Arma - 1945-1967
Scrivono Montanelli e Cervi,
sintetizzando la gravità dell'ordine e della sicurezza pubblica:
"Nell'Italia disastrata di quel primo dopoguerra... l'Arma dei
Carabinieri aveva mantenuto, nonostante tutto, una apprezzabile
disciplina e una discreta efficienza. Alto era il suo prestigio e
intatto il rispetto della popolazione nei suoi confronti".
Ma quali furono i "fronti" di
combattimento? Primo fra tutti, la minaccia insurrezionale del
radicalismo di sinistra e la ripresa di un terrorismo di ex
elementi della Rsi (le Squadre d'Azione Mussolini). Molti gli
arresti e le armi rinvenute; scioperi, occupazioni di terre,
scontri con masse operaie, con morti e feriti. In più l'Arma, nel
quadro degli Accordi Nato, assumerà onerose funzioni informative
per impedire l'infiltrazione di eversori (di sinistra e di destra)
nell'ambito della ricostruzione delle Forze Armate repubblicane
nonché nella difesa delle infrastrutture Nato, in un ambiente ormai
sensibilizzato dalla divisione del mondo in due blocchi.
Alcuni dati (1946) per dare la
dimensione del fronte criminale: 2.160 omicidi, 10.708 rapine, 330
sequestri di persone, 1.162 estorsioni, 155.019 furti aggravati,
123.878 furti. Preoccupante la situazione in Sicilia dove si
svilupparono - interagendo tra loro - tre categorie criminali: la
separatista, la mafiosa e il banditismo (prioritario quello di
Giuliano). Solo la banda Giuliano compì: 305 omicidi, 178 tentati
omicidi, 37 sequestri di persona, 245 estorsioni e rapine, 11
stragi (comprese Portella e Bellolampo), 86 conflitti a fuoco;
caduti delle forze dell'ordine: 98 carabinieri, 26 della Pubblica
Sicurezza, 34 civili e 60 feriti. Occorreranno cinque anni,
soprattutto grazie al Comando Forze Repressione Banditismo del
colonnello Luca, per disintegrare la banda.
Segue, per pericolosità, il
banditismo sardo, quello della camorra e della 'ndrangheta
calabrese. Nel Nord fiorivano decine di bande armate dedite a
rapine, estorsioni e sequestri di persona. Il tutto condito da
rivolte carcerarie e impegni di soccorsi per calamità naturali.
Dal 1947, la campagna anticrimine si
fece più incisiva. Prendiamo l'andamento degli omicidi: 1.373 nel
'47, 1.069 nel '48, 849 nel '49, 774 nel '50. Stesso andamento in
discesa per le altre fattispecie criminali.
Il sacrificio dell'Arma? 46 caduti e
724 feriti nel '47, 72 e 585 nel '48, 40 e 572 nel '49, 34 e 1.139
nel '50.
Tralasciamo molti altri fronti per
ricordare quello del terrorismo altoatesino. La prima "esplosione"
si ebbe a Bolzano il 6 ottobre 1956. Altre ne seguirono fino alla
"notte dei fuochi" (11-12 giugno 1961), allorché furono distrutti
72 tralicci. L'azione richiese l'impegno di oltre 200 persone e il
materiale impiegato (plastico) richiedeva una specializzazione
"militare", cosa che i soggetti successivamente arrestati o
individuati non avevano. Molto verosimilmente la mano d'opera erano
ex SS più o meno pilotati da circoli neonazisti bavaresi manovrati,
sembra, dai servizi segreti dell'Urss. Se l'Alto Adige veniva
annesso all'Austria, "neutrale" per Trattato di Pace, sarebbe stato
a sua volta smilitarizzato. Una facile zona di transito per
l'Armata Rossa. Su questo "fronte" si schierarono il VII
Battaglione "Roma" più decine di Nuclei Autocarrati. Altre forze
della Pubblica Sicurezza e, soprattutto, dell'Esercito. Fu uno
scontro duro, con notevoli perdite per l'Arma.
Ultimo fronte da ricordare: quello
della Somalia, concessa in Amministrazione fiduciaria dall'Onu per
10 anni. Nel febbraio del 1950 vi venne schierato il Gruppo
Territoriale della Somalia, al comando del ten. col. Brunero:
comando a Mogadiscio con la Compagnia del Benadir e del Basso Giuba
(Tenenze di Mogadiscio, Merca e Chisimajo) più tre Compagnie nel
restante territorio. Il primo nucleo della Polizia somala fu
formato da una Compagnia di Carabinieri Somali, composta da 140
zaptié. Il 30 maggio 1960 il col. Arnara passò le consegne al ten.
col. Mohamed Abscir Mussa. Il Tricolore veniva ammainato per
l'ultima volta, onorato dal sacrificio di un nostro maresciallo e
di un carabiniere, trucidati a Chisimajo il 1° agosto
1952. |