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Visitando il Museo Storico
dell'Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle ci viene in
mente Leonardo, con il suo sogno, ad un passo dalla realtà, di
riuscire a portare anche l'uomo, come gli uccelli, a librarsi in
volo verso l'infinità dei cieli. Questo singolare ed importante
Museo è situato sulla sponda sud del Lago di Bracciano, a meno di
un'ora da Roma. Qui, nel 1904, per volontà del maggiore del Genio
Mario Maurizio Moris, considerato il padre dell'Aviazione italiana,
fu infatti impiantato il primo Cantiere sperimentale aeronautico.
Oggi questa struttura, con i suoi 12.000 mq di superficie
espositiva coperta, è uno dei più grandi e significativi musei del
volo esistenti al mondo.
Il percorso si snoda lungo un
itinerario cronologico, distribuito e suddiviso in quattro vasti
hangar che offrono all'ammirazione dei molti visitatori più di 60
velivoli ed una variegata collezione di motori e cimeli
aeronautici, attraverso i quali è possibile ripercorrere la storia
del volo militare in Italia e degli uomini che ne furono
protagonisti.
In un crescendo di interesse e
fascino si attraversano fra gli altri i settori dedicati ai
Pionieri, ai Dirigibili, alle due Guerre Mondiali, all'epopea dei
voli polari del generale Umberto Nobile, ai velivoli utilizzati nel
periodo tra i grandi conflitti, compresi quelli sperimentali.
Infine, l'ultimo ambiente è dedicato alla rinascita post-bellica
dell'Aeronautica Militare Italiana, in una panoramica di sicuro
effetto che arriva sino agli attuali jet.
In questa sede, per ovvie ragioni di
spazio e per non togliere al lettore la curiosità e la
soddisfazione di "toccare con mano" le meraviglie tecniche e…
stilistiche di questo avvincente museo, potremo solo dare un breve
accenno ad alcuni "pezzi", tra i più significativi del cospicuo
materiale espositivo. E, a tal proposito, giova ricordare, per
quanti desiderassero effettuare una visita, che l'ingresso è
gratuito e l'Aeronautica Militare Italiana è lieta di mettere a
disposizione dei suoi ospiti anche una accurata e qualificata
assistenza.
Iniziando questo nostro tour negli
hangar, fra i velivoli originali si può vedere il Bleriot XI-II;
questo pionieristico aereo francese del 1909, dalla fragile
struttura in legno di frassino e tela, è stato il primo mezzo al
mondo ad avere effettuato un volo di guerra. Il 23 ottobre 1911,
nel corso della Campagna italo-turca di Libia, il capitano Carlo
Piazza compì con un Bleriot il primo volo di ricognizione della
storia ed alcuni giorni dopo effettuò uno dei primi bombardamenti
aerei, lanciando a mano sul nemico piccole bombe del peso di 2
kg.
Lo S.P.A.D. S VII (di costruzione
italiana, 1916) fu poi il caccia di alcuni fra i più famosi "assi"
del volo, tra i quali spicca il nostro Francesco Baracca con 34
vittorie: veniva considerato "asso" il pilota che avesse abbattuto
almeno cinque aerei nemici.
Il biplano Ansaldo SVA 5 fu il primo
aereo di concezione e costruzione interamente italiana (1917); la S
e la V dell'acronimo "SVA" rappresentano le iniziali dei cognomi
degli ingegneri che lo progettarono: Savoia e Verduzio, mentre la A
sta per Ansaldo, la ditta che ne costruì circa 2mila esemplari.
Questo velivolo è divenuto memorabile per svariate imprese, prima
fra tutte il volo su Vienna del 9 agosto 1918, compiuto dalla 87a
Squadriglia "Serenissima" comandata da Gabriele D'Annunzio, con il
famoso lancio di manifestini che invitavano gli austriaci alla
resa.
Passo dopo passo i gioielli
aeronautici si susseguono, offrendo ciascuno la sua fetta di
storia, sia in relazione all'epoca d'impiego, sia alle imprese
nelle quali si sono distinti. Affascinante, nella sua imponente
mole, si presenta il Caproni CA.3, un trimotore da bombardamento
realizzato nel 1916 su progetto dell'ingegnere Caproni ed impiegato
con efficaci risultati in molte ardite imprese.
Nel settore dedicato agli
idrovolanti si ha la possibilità di ammirare una vera e propria
rarità, il Macchi MC 72 (Italia, 1931), che rappresenta una tra le
migliori realizzazioni dell'ingegneria aeronautica ed è ancora
considerato uno dei più belli ed interessanti aerei mai costruiti.
Il 23 ottobre 1934 a Desenzano di Garda, sull'omonimo lago,
nell'ultima idrocorsa del mondo, alla guida del maresciallo
Francesco Agello, conquistò il primato assoluto di velocità con
709,202 km orari, tuttora imbattuto per questa categoria di
velivoli! Il mezzo era dotato di due eliche controrotanti sullo
stesso asse del motore, ovvero l'elica anteriore girava in
direzione opposta alla posteriore; questo sistema permise di
ridurre la coppia di reazione che si sarebbe generata se entrambe
le eliche avessero ruotato nella stessa direzione.
Fra i velivoli del secondo conflitto
mondiale si possono ammirare esemplari di indubbia modernità per
l'epoca in cui furono concepiti. Ad esempio il Campini - Caproni
CC1 (Italia, 1940), che ebbe il suo battesimo del volo nell'agosto
del 1940: uno dei primi aerei della storia ad avere volato con
propulsione a getto. Sicuramente una macchina che ha dato un bel
contributo al successivo sviluppo della tecnologia aeronautica.
Dei velivoli che hanno partecipato
alla Seconda guerra mondiale, il Fiat CR42 "Falco" (Italia, 1938) è
certamente l'aereo da caccia più conosciuto ed anche il più
prodotto dall'industria italiana dell'epoca; venne largamente
impiegato su tutti i fronti, e soprattutto in Africa, anche come
cacciabombardiere. L'esemplare esposto nel museo è una fedele
ricostruzione, fatta utilizzando il 40 per cento di parti
originali, anche perché nessun CR 42 completo è rimasto in possesso
dell'Aeronautica Militare.
Proseguendo la visita in questo
settore si ha modo di ammirare un altro dei più riusciti caccia
italiani, il Macchi MC 202, soprannominato dagli inglesi "Longnose"
(Nasolungo) a causa della pronunciata carenatura del motore. In
grado di raggiungere i 600 km orari, era molto apprezzato dai
piloti nonostante l'armamento un po' scarso di sole due mitragliere
da 12.7 mm. Anch'esso impiegato su tutti i fronti di guerra, rimase
in servizio fino al 1948.
Sempre restando in quest'epoca,
abbiamo modo di vedere uno dei più noti aerei da caccia di tutti i
tempi: lo Spitfire MK-IX (Inghilterra, 1936), che costituì il nerbo
delle forze aeree britanniche nel corso della Seconda guerra
mondiale. Distintosi in special modo nella Battaglia d'Inghilterra
(1940), fu sviluppato dal 1936 al 1947 in più versioni. Quello
esposto è un velivolo dapprima del Gruppo Polacco che combatteva
nella R.A.F. (Royal Air Force) e partecipò allo sbarco in
Normandia; in seguito fu inviato sul fronte italiano, e ceduto
all'Aeronautica Militare che lo impegnò fino al 1950.
Molto significativa la presenza
degli altri modelli con motore a getto che per primi furono
utilizzati dai piloti italiani (Vampire, F-84G, RF-84F, F-86K) e
l'italianissimo G.91 nelle sue varie versioni. Ma qui non andiamo
oltre, anche per lasciare a chi legge un ulteriore stimolo per
recarsi al museo.
Ci dirigiamo invece "in volo" verso
i nostri tempi sino al Tornado, bireattore con ala a geometria
variabile, tuttora in linea e noto anche per aver partecipato alle
operazioni della prima Guerra del Golfo, e concludiamo con un
"pezzo" particolarmente significativo: un MM6250, ovvero il G.91
PAN "Pony" del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico Pattuglia
Acrobatica Nazionale "Frecce Tricolori", già impiegato presso il 2°
Stormo di Treviso: legittimo orgoglio della nostra Aeronautica ma
anche dell'intera nazione.
(L'autore dedica questo articolo alla memoria del maresciallo
armiere artificiere della Regia Aeronautica Giuseppe Fabiani, morto
il 3 gennaio 1943, a soli 42 anni, di ritorno dall'Africa
Orientale.)
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