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Collezionismo: valori e tradizione

Esplode il fenomeno della raccolta di oggetti di ogni genere. Che in realtà ha origini antichissime e precisi significati mostra che diventa un lungo ed avvincente viaggio in mare. È ciò che offre Genova, da dove si parte...

Brigadiere a piedi in gran montatura, 1870

Si sta manifestando, negli ultimi tempi, un fenomeno che avrà certo attratto l'attenzione dei lettori: abbinata alle più disparate riviste è in vendita ogni sorta di oggetti. E non parliamo di quei piccoli regali che i periodici, anche i più prestigiosi, abbinano come omaggio ai propri numeri per gratificare il lettore, o allo scopo di pubblicizzare qualche prodotto, bensì di oggetti la cui presenza è la ragione stessa di esistenza del periodico, che ne favorisce la vendita, servendosi di canali di diffusione diversi dai tradizionali. Un fenomeno anche commercialmente consistente e quindi degno di ogni attenzione.

Cosa cambia rispetto al passato e agli altri canali di vendita? Il fatto che il fenomeno è riconducibile al collezionismo: la tendenza cioè a raccogliere e catalogare oggetti appartenenti ad una specifica categoria, in origine quasi esclusivamente intesa come raccolta di oggetti d'arte, e che ha assunto coscienza estetica solo nelle civiltà più elevate, con un valore particolare sia per chi la pratica che per la società.

Ciò in cui il collezionista crede, i propri valori, vengono confermati da un rapporto di possesso esclusivo e quasi di identificazione con la collezione. Si tratta di una tendenza dell'indole riscontrabile sin dall'infanzia, quando si fonde con la necessità di enumerare e di classificare la realtà man mano che la si riconosce. Senza dimenticare che dedicarsi a qualche collezione può avere anche un effetto terapeutico; sempre che ciò avvenga senza eccessi, perché se il collezionare diventa maniacale, si può arrivare a rivolgersi al mercato delle opere d'arte rubate o, addirittura, divenire cleptomani. E se questi ultimi necessitano di apposite cure, le collezioni clandestine sono invece solo espressione di tracotanza economica e disprezzo della legge: un collezionista "normale" dovrebbe essere contento di rendere la propria raccolta accessibile a tutti, e non vivere col continuo timore d'esser scoperto!

Non bisogna, poi, dimenticare l'aspetto ludico del collezionismo: non essendo legato a motivazioni di sopravvivenza economica, permette di avere una dimensione psicologica in cui rifugiarsi e... giocare. Oggi, con una spesa relativamente modesta, chiunque può farsi una piccola collezione di oggetti a sua scelta, tra i più disparati.

Le origini commerciali del collezionismo risalgono, più o meno, ad una cinquantina di anni fa, nella trovata di alcuni distributori di stampa di fare delle buste a sorpresa con i numeri invenduti di giornalini a fumetti e fotoromanzi. Il secondo passo fu di inserire nelle buste giochi per i più piccini, sino a farne divenire questi il vero contenuto. Il terzo, abbastanza recente, è venuto dai gadget nelle riviste per adulti, inizialmente più a scopo pubblicitario che per invogliare all'acquisto.

Contemporaneamente stavano avendo un successo sempre maggiore le riviste che si rivolgevano proprio al pubblico dei collezionisti: orologi, antiquariato, gioielli, treni, soldatini. Le prime offerte di collezione economica sono venute da quest'ultimo settore. Sembra ovvio che offrire orologi d'oro o gioielli in abbinamento ad una rivista non è possibile per i costi; ma un soldatino di pochi centimetri d'altezza, in plastica o in piombo, quello sì.

Molte offerte riguardano il modellismo: il modellista è una sorta di collezionista "perfezionato" (non sempre, certo). La maggior parte ama accuratizzare da sé i prodotti, ed ha sempre piacere ad averne di nuovi. E non ci riferiamo solo ai soldatini, ma a tutto quel genere che va sotto il nome di militaria: collezioni di divise, di armi, war games eccetera. Raccolti non certo da amanti della guerra, ma piuttosto da amanti di storia che hanno fatto del passato la propria passione.

Il momento ha coinciso, e non è casuale, con il recupero dell'italianità e del sentimento nazionale. L'occasione di una più forte unione col resto d'Europa ha evidenziato questo nostro essere italiani. Si è riscoperta la tradizione: militare, artistica, sportiva, letteraria, ma anche culinaria, enologica, ludica. Tradizioni in fondo mai abbandonate realmente; un'identificazione di civiltà che cerca nel passato le radici non solo di usanze e modi di essere, ma dei valori che stanno alla loro origine. Questa componente di "valori" sta alla base del fenomeno: lo dimostra il fatto che le prime riviste sono state quelle di contenuto storico. Naturalmente subentrano fattori molto personali: non va dimenticato che il valore di una collezione è in quel rapporto di esclusività che si instaura con gli oggetti. Diversamente non si spiegherebbe perché tante persone provino piacere a collezionare le stesse cose di altri.

In realtà l'importante è che la collezione significhi qualcosa per il collezionista; le altre caratteristiche (rarità, esclusività, bellezza o valore materiale) sono via via sempre meno importanti. Così, le collezioni di maggior successo sono quelle in cui si ritrovano le proprie radici culturali, quelle personali e, come abbiamo detto, i valori in cui si crede. Ai valori con la V maiuscola si unisce il recupero del tempo dei vecchi ricordi e, spesso, il desiderio inconscio di soddisfare aspirazioni che furono negate. Il trenino, la bambola, l'orologio del nonno con cui non ci fu mai permesso di giocare. Non mancano, per contro, proposte di collezione più "serie" come le piccole riproduzioni di capolavori della pittura debitamente incorniciate.

Possiamo assicurare che queste collezioni vengono fatte da tutti, indipendentemente dalla classe sociale, anche se non indipendentemente dai mezzi economici, cosicché, chi può, accede direttamente a prodotti di qualità superiore. Un elemento di importanza relativa: la differenza tra classi e livello di istruzione, oggi, è assai ridotta rispetto al passato. Certi valori culturali sono ormai comuni. Questa, in fondo, è la vera ragione del collezionismo di massa. E per finire, non è fuor di luogo dare un'idea del giro di affari: quasi mezzo miliardo di euro. Una cifra che spinge a congratularsi con chi per primo ne ha avuto l'idea.

Umberto Maria Milizia