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Si sta manifestando, negli ultimi
tempi, un fenomeno che avrà certo attratto l'attenzione dei
lettori: abbinata alle più disparate riviste è in vendita ogni
sorta di oggetti. E non parliamo di quei piccoli regali che i
periodici, anche i più prestigiosi, abbinano come omaggio ai propri
numeri per gratificare il lettore, o allo scopo di pubblicizzare
qualche prodotto, bensì di oggetti la cui presenza è la ragione
stessa di esistenza del periodico, che ne favorisce la vendita,
servendosi di canali di diffusione diversi dai tradizionali. Un
fenomeno anche commercialmente consistente e quindi degno di ogni
attenzione.
Cosa cambia rispetto al passato e
agli altri canali di vendita? Il fatto che il fenomeno è
riconducibile al collezionismo: la tendenza cioè a raccogliere e
catalogare oggetti appartenenti ad una specifica categoria, in
origine quasi esclusivamente intesa come raccolta di oggetti
d'arte, e che ha assunto coscienza estetica solo nelle civiltà più
elevate, con un valore particolare sia per chi la pratica che per
la società.
Ciò in cui il collezionista crede, i
propri valori, vengono confermati da un rapporto di possesso
esclusivo e quasi di identificazione con la collezione. Si tratta
di una tendenza dell'indole riscontrabile sin dall'infanzia, quando
si fonde con la necessità di enumerare e di classificare la realtà
man mano che la si riconosce. Senza dimenticare che dedicarsi a
qualche collezione può avere anche un effetto terapeutico; sempre
che ciò avvenga senza eccessi, perché se il collezionare diventa
maniacale, si può arrivare a rivolgersi al mercato delle opere
d'arte rubate o, addirittura, divenire cleptomani. E se questi
ultimi necessitano di apposite cure, le collezioni clandestine sono
invece solo espressione di tracotanza economica e disprezzo della
legge: un collezionista "normale" dovrebbe essere contento di
rendere la propria raccolta accessibile a tutti, e non vivere col
continuo timore d'esser scoperto!
Non bisogna, poi, dimenticare
l'aspetto ludico del collezionismo: non essendo legato a
motivazioni di sopravvivenza economica, permette di avere una
dimensione psicologica in cui rifugiarsi e... giocare. Oggi, con
una spesa relativamente modesta, chiunque può farsi una piccola
collezione di oggetti a sua scelta, tra i più disparati.
Le origini commerciali del
collezionismo risalgono, più o meno, ad una cinquantina di anni fa,
nella trovata di alcuni distributori di stampa di fare delle buste
a sorpresa con i numeri invenduti di giornalini a fumetti e
fotoromanzi. Il secondo passo fu di inserire nelle buste giochi per
i più piccini, sino a farne divenire questi il vero contenuto. Il
terzo, abbastanza recente, è venuto dai gadget nelle riviste per
adulti, inizialmente più a scopo pubblicitario che per invogliare
all'acquisto.
Contemporaneamente stavano avendo un
successo sempre maggiore le riviste che si rivolgevano proprio al
pubblico dei collezionisti: orologi, antiquariato, gioielli, treni,
soldatini. Le prime offerte di collezione economica sono venute da
quest'ultimo settore. Sembra ovvio che offrire orologi d'oro o
gioielli in abbinamento ad una rivista non è possibile per i costi;
ma un soldatino di pochi centimetri d'altezza, in plastica o in
piombo, quello sì.
Molte offerte riguardano il
modellismo: il modellista è una sorta di collezionista
"perfezionato" (non sempre, certo). La maggior parte ama
accuratizzare da sé i prodotti, ed ha sempre piacere ad averne di
nuovi. E non ci riferiamo solo ai soldatini, ma a tutto quel genere
che va sotto il nome di militaria: collezioni di divise, di armi,
war games eccetera. Raccolti non certo da amanti della guerra, ma
piuttosto da amanti di storia che hanno fatto del passato la
propria passione.
Il momento ha coinciso, e non è
casuale, con il recupero dell'italianità e del sentimento
nazionale. L'occasione di una più forte unione col resto d'Europa
ha evidenziato questo nostro essere italiani. Si è riscoperta la
tradizione: militare, artistica, sportiva, letteraria, ma anche
culinaria, enologica, ludica. Tradizioni in fondo mai abbandonate
realmente; un'identificazione di civiltà che cerca nel passato le
radici non solo di usanze e modi di essere, ma dei valori che
stanno alla loro origine. Questa componente di "valori" sta alla
base del fenomeno: lo dimostra il fatto che le prime riviste sono
state quelle di contenuto storico. Naturalmente subentrano fattori
molto personali: non va dimenticato che il valore di una collezione
è in quel rapporto di esclusività che si instaura con gli oggetti.
Diversamente non si spiegherebbe perché tante persone provino
piacere a collezionare le stesse cose di altri.
In realtà l'importante è che la
collezione significhi qualcosa per il collezionista; le altre
caratteristiche (rarità, esclusività, bellezza o valore materiale)
sono via via sempre meno importanti. Così, le collezioni di maggior
successo sono quelle in cui si ritrovano le proprie radici
culturali, quelle personali e, come abbiamo detto, i valori in cui
si crede. Ai valori con la V maiuscola si unisce il recupero del
tempo dei vecchi ricordi e, spesso, il desiderio inconscio di
soddisfare aspirazioni che furono negate. Il trenino, la bambola,
l'orologio del nonno con cui non ci fu mai permesso di giocare. Non
mancano, per contro, proposte di collezione più "serie" come le
piccole riproduzioni di capolavori della pittura debitamente
incorniciate.
Possiamo assicurare che queste
collezioni vengono fatte da tutti, indipendentemente dalla classe
sociale, anche se non indipendentemente dai mezzi economici,
cosicché, chi può, accede direttamente a prodotti di qualità
superiore. Un elemento di importanza relativa: la differenza tra
classi e livello di istruzione, oggi, è assai ridotta rispetto al
passato. Certi valori culturali sono ormai comuni. Questa, in
fondo, è la vera ragione del collezionismo di massa. E per finire,
non è fuor di luogo dare un'idea del giro di affari: quasi mezzo
miliardo di euro. Una cifra che spinge a congratularsi con chi per
primo ne ha avuto l'idea. |