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Pinerolo: ritorno agli antichi fasti

Una nuova Scuola di Equitazione restituirà finalmente alla "Città della Cavalleria" il prestigio che conquistò tra l'Otto e il Novecento. Quando istruttori di elevatissime capacità ne fecero un punto di riferimento per i cavalieri di ogni parte del mondo

Il Concorso Ippico svoltosi a Pinerolo lo scorso settembre. Vi hanno preso parte cavalieri provenienti da 24 nazioni. Un'ottima premessa sulla strada della restituzione dell'antico prestigio alla cittadina

Fino a poco tempo fa "Pinerolo - Città della Cavalleria" era un'etichetta ormai vuota di contenuti che aveva storicamente accompagnato la città sin dal 20 novembre 1849, quando un Regio Decreto stabilì che la "Scuola militare di Cavalleria", come allora era ufficialmente denominata, vi venisse trasferita da Venaria Reale (dove era stata fondata il 15 novembre 1823 per volere di Carlo Felice).

Il motivo di quel trasferimento è presto detto: «La città si presenta come la più indicata ad ospitare la Scuola», spiegava lo storico Arrigo Bonacossa. «Vi sono due quartieri, del Grande e Piccolo Hotel, capaci di alloggiare 23 squadroni. Per di più, sin dal 1845 era stata costruita a spese della città una nuova caserma con maneggio». A dare inoltre «una rassicurante fiducia sul benessere dei reparti e dell'igiene», osserva ancora lo storico, si aggiungono la «mitezza del clima, l'abbondanza delle acque e dei foraggi, la salubrità delle terre». Non ultima causa di trasferimento, quella di carattere disciplinare: Pinerolo, infatti, rispetto a Venaria, è più distante da Torino. Di qui la scelta «per aumentare la distanza dalla grande città che, specie per la gioventù, costituisce un centro di attrazione pericolosa».

L'epopea della Scuola (e della città), si può dire cominci da subito. Dopo aver assunto nel 1862 il nome definitivo di "Scuola Normale di Cavalleria" e dopo l'insediamento di uno squadrone di allievi istruttori per fornire di insegnanti i reggimenti dell'Arma, i due termini, "Pinerolo" e "Cavalleria", sarebbero diventati, nei decenni successivi, binomio inscindibile tra una cittadina già capitale dei Savoia al centro di complesse vicende storiche, da un lato; ed una specialità militare nella quale la città stessa si identifica fino a trarne un aspetto del proprio carattere. Si può affermare infatti che Pinerolo, nell'Otto e nel Novecento sia stata anch'essa affetta da quell'«aristocraticismo e virtuosismo» di cui l'Arma di Cavalleria è stata spesso accusata: due pregi (o difetti) che in questi ultimi anni hanno in gran parte contribuito ad intralciare il rilancio dell'antica Scuola e dell'equitazione in generale.

Commenta agli inizi del Novecento Orazio Pedrazzi, ex militare e corrispondente di guerra: «Gli ufficiali di quell'Arma sono considerati (e si considerano anche) una categoria aristocratica dell'Esercito. Contro un certo virtuosismo», suggerisce invece, «bisogna restringere i compiti, limitando l'adorazione dell'animale, perché è finito il tempo in cui tutto il mondo deve avere per centro un cavallo».

Uno dei segni tangibili dell'«aristocraticismo» di cui parla l'autore fu, da un punto di vista meramente storico, il Corso Magistrale di Equitazione istituito dal Ministero della Guerra il 7 ottobre del 1868, «grazie al quale la storica città diviene», come commentano gli osservatori, «una specie di Port Royal cui è somma distinzione aver partecipato». Nell'anno 1922, in cui lo storico Bonacossa scrive della Scuola e dei suoi legami con la città, nella memoria dei vecchi pinerolesi «è ancor viva la caratteristica figura di Cesare Paderni, ex ufficiale educato alla Scuola di Vienna e che fu uno dei suoi primi prestigiosi istruttori». Lo ricordano «mentre attraversa Pinerolo nella sua impeccabile redingote e sul suo famoso cavallo grigio, detto "il Calcio", facendolo piroettare con focosità e grazia».

Ma ritorniamo al XIX secolo. Nel 1873 la Scuola conta ormai 600 uomini e 500 cavalli, ma per opinione concorde il periodo "aureo" viene fatto risalire a mezzo tra il XIX e il XX secolo, fino a culminare, nell'anno 1902, nella nomina a direttore della Scuola di Federico Caprilli, colui che scoprì un «nuovo rapporto uomo-cavallo», in un'interrelazione talmente rivoluzionaria da fruttare un'infinità di vittorie e prestigio sommo all'equitazione italiana. Il "metodo Caprilli" viene adottato "per regolamento" in tutta la Cavalleria, e quando egli muore per una banale caduta da cavallo, nel 1907, la Scuola di Pinerolo, divenuta ufficialmente "Scuola di Applicazione di Cavalleria", è ormai, per molti Paesi, un punto di riferimento per la formazione degli ufficiali istruttori.

Grazie alla sua tradizione e a quel Grande che l'aveva magnificata, per decenni Pinerolo fu tutta un brulicare di eleganti, talvolta esotiche, uniformi di ufficiali-cavalleggeri di ogni parte del mondo, venuti ai piedi delle Alpi ad «apprender l'arte», come ricorda la lapide posta in occasione del 150° anniversario della fondazione della Scuola (20 novembre 1999) sul palazzo che l'aveva ospitata per quasi cent'anni (dal 1849 al 1943). Se il linguaggio della pietra è decisamente retorico, come avviene in molte lapidi, la pomposità nulla toglie all'«antica dignità» di una Scuola che fu «culla e fucina di cavalieri italiani, forgiando soldati e campioni che diedero all'Italia il fremito della vittoria sui campi di battaglia e sui campi di gara di tutto il mondo». Segue l'elenco delle 33 Nazioni «alleate e amiche» che in 150 anni inviarono qui i loro cavalieri ad apprendere il sistema di monta a cavallo ideato da Caprilli. Sorprende il leggere accanto al nome dell'Albania quello degli Stati Uniti, accanto all'Austria quello della Lituania, la Bolivia seguita dalla Gran Bretagna, il Montenegro a fianco della Svezia. Come dire, un grado di eccellenza universalmente riconosciuto, per cui si guarda all'Italia come a un punto di riferimento imprescindibile.

Ora Pinerolo si appresta finalmente a tornare agli antichi fasti, grazie alla nuova Scuola di Equitazione destinata a rinverdire le glorie del passato e a riproporre l'ex capitale dei Savoia come "l'Oxford della Cavalleria". L'impianto, che sorgerà su un'area di 160mila metri quadrati tra i comuni di Pinerolo e Abbadia Alpina, lungo la circonvallazione, comprenderà maneggi coperti, campi ostacoli, pista di allenamento, attrezzature per uso pubblico per chiunque voglia familiarizzarsi con gli sport equestri. Gli uffici, le aule di istruzione, la foresteria, gli alloggi per 50 allievi, la club house e il ristorante verranno invece ospitati dalla Caserma degli alpini "Botta".

Dietro a questa rinascita c'è un uomo che vi ha creduto e «si è speso» fino in fondo: Angelo Distaso, un generale (ovviamente di Cavalleria) che, malgrado sia in quiescenza da qualche anno, si è trasformato in indomito patron e Pigmalione di sempre più affollati concorsi ippici che dal 1994 hanno ripreso a svolgersi in città, primo passo della lunga battaglia per coronare l'ideale di una vita: ridare a Pinerolo il suo ruolo internazionale. Una battaglia condotta in solitudine (se non addirittura contro malcelate ostilità, per via di quell'«aristocraticismo» cui accennavamo). Unico conforto: il costante sostegno dell'avvocato Giovanni Agnelli, anch'egli ufficiale di Cavalleria e munifico sponsor. L'antico prestigio è quindi vicino, senza contare quello che deriva alla città di essere tra quelle coinvolte nelle prossime Olimpiadi invernali.

Quest'anno la 20° edizione del prestigioso Concorso Ippico internazionale "5 stelle" di salto ostacoli (307 cavalli partecipanti con cavalieri di una trentina di nazioni, alcuni reduci dalle Olimpiadi di Atene) ha avuto inizio venerdì 10 settembre con un tocco di ulteriore importanza.

Da una parte il raggiungimento dell'etichetta "5 stelle" (dalle precedenti 3) che costituisce per la cittadina piemontese un segno di eccellenza nel campo degli eventi equestri. Dall'altra, grazie al contributo della Regione Piemonte (futuro gestore della struttura con la Federazione Sport Equestri) è stata finalmente posta la prima pietra della Scuola Nazionale di Equitazione: importo base del bando di gara, 3 milioni e 922 mila euro. Il "5 stelle di piazza d'Armi" si è concluso domenica 12 con la disputa delle ultime 5 gare culminanti nel Gran Premio "Città di Pinerolo" e nel Memorial dedicato all'Avvocato Giovanni Agnelli. Alla premiazione era presente il nipote Lapo Elkann.

Massimo Boccaletti