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Fino a poco tempo fa "Pinerolo -
Città della Cavalleria" era un'etichetta ormai vuota di contenuti
che aveva storicamente accompagnato la città sin dal 20 novembre
1849, quando un Regio Decreto stabilì che la "Scuola militare di
Cavalleria", come allora era ufficialmente denominata, vi venisse
trasferita da Venaria Reale (dove era stata fondata il 15 novembre
1823 per volere di Carlo Felice).
Il motivo di quel trasferimento è
presto detto: «La città si presenta come la più indicata ad
ospitare la Scuola», spiegava lo storico Arrigo Bonacossa. «Vi sono
due quartieri, del Grande e Piccolo Hotel, capaci di alloggiare 23
squadroni. Per di più, sin dal 1845 era stata costruita a spese
della città una nuova caserma con maneggio». A dare inoltre «una
rassicurante fiducia sul benessere dei reparti e dell'igiene»,
osserva ancora lo storico, si aggiungono la «mitezza del clima,
l'abbondanza delle acque e dei foraggi, la salubrità delle terre».
Non ultima causa di trasferimento, quella di carattere
disciplinare: Pinerolo, infatti, rispetto a Venaria, è più distante
da Torino. Di qui la scelta «per aumentare la distanza dalla grande
città che, specie per la gioventù, costituisce un centro di
attrazione pericolosa».
L'epopea della Scuola (e della
città), si può dire cominci da subito. Dopo aver assunto nel 1862
il nome definitivo di "Scuola Normale di Cavalleria" e dopo
l'insediamento di uno squadrone di allievi istruttori per fornire
di insegnanti i reggimenti dell'Arma, i due termini, "Pinerolo" e
"Cavalleria", sarebbero diventati, nei decenni successivi, binomio
inscindibile tra una cittadina già capitale dei Savoia al centro di
complesse vicende storiche, da un lato; ed una specialità militare
nella quale la città stessa si identifica fino a trarne un aspetto
del proprio carattere. Si può affermare infatti che Pinerolo,
nell'Otto e nel Novecento sia stata anch'essa affetta da
quell'«aristocraticismo e virtuosismo» di cui l'Arma di Cavalleria
è stata spesso accusata: due pregi (o difetti) che in questi ultimi
anni hanno in gran parte contribuito ad intralciare il rilancio
dell'antica Scuola e dell'equitazione in generale.
Commenta agli inizi del Novecento
Orazio Pedrazzi, ex militare e corrispondente di guerra: «Gli
ufficiali di quell'Arma sono considerati (e si considerano anche)
una categoria aristocratica dell'Esercito. Contro un certo
virtuosismo», suggerisce invece, «bisogna restringere i compiti,
limitando l'adorazione dell'animale, perché è finito il tempo in
cui tutto il mondo deve avere per centro un cavallo».
Uno dei segni tangibili
dell'«aristocraticismo» di cui parla l'autore fu, da un punto di
vista meramente storico, il Corso Magistrale di Equitazione
istituito dal Ministero della Guerra il 7 ottobre del 1868, «grazie
al quale la storica città diviene», come commentano gli
osservatori, «una specie di Port Royal cui è somma distinzione aver
partecipato». Nell'anno 1922, in cui lo storico Bonacossa scrive
della Scuola e dei suoi legami con la città, nella memoria dei
vecchi pinerolesi «è ancor viva la caratteristica figura di Cesare
Paderni, ex ufficiale educato alla Scuola di Vienna e che fu uno
dei suoi primi prestigiosi istruttori». Lo ricordano «mentre
attraversa Pinerolo nella sua impeccabile redingote e sul suo
famoso cavallo grigio, detto "il Calcio", facendolo piroettare con
focosità e grazia».
Ma ritorniamo al XIX secolo. Nel
1873 la Scuola conta ormai 600 uomini e 500 cavalli, ma per
opinione concorde il periodo "aureo" viene fatto risalire a mezzo
tra il XIX e il XX secolo, fino a culminare, nell'anno 1902, nella
nomina a direttore della Scuola di Federico Caprilli, colui che
scoprì un «nuovo rapporto uomo-cavallo», in un'interrelazione
talmente rivoluzionaria da fruttare un'infinità di vittorie e
prestigio sommo all'equitazione italiana. Il "metodo Caprilli"
viene adottato "per regolamento" in tutta la Cavalleria, e quando
egli muore per una banale caduta da cavallo, nel 1907, la Scuola di
Pinerolo, divenuta ufficialmente "Scuola di Applicazione di
Cavalleria", è ormai, per molti Paesi, un punto di riferimento per
la formazione degli ufficiali istruttori.
Grazie alla sua tradizione e a quel
Grande che l'aveva magnificata, per decenni Pinerolo fu tutta un
brulicare di eleganti, talvolta esotiche, uniformi di
ufficiali-cavalleggeri di ogni parte del mondo, venuti ai piedi
delle Alpi ad «apprender l'arte», come ricorda la lapide posta in
occasione del 150° anniversario della fondazione della Scuola (20
novembre 1999) sul palazzo che l'aveva ospitata per quasi cent'anni
(dal 1849 al 1943). Se il linguaggio della pietra è decisamente
retorico, come avviene in molte lapidi, la pomposità nulla toglie
all'«antica dignità» di una Scuola che fu «culla e fucina di
cavalieri italiani, forgiando soldati e campioni che diedero
all'Italia il fremito della vittoria sui campi di battaglia e sui
campi di gara di tutto il mondo». Segue l'elenco delle 33 Nazioni
«alleate e amiche» che in 150 anni inviarono qui i loro cavalieri
ad apprendere il sistema di monta a cavallo ideato da Caprilli.
Sorprende il leggere accanto al nome dell'Albania quello degli
Stati Uniti, accanto all'Austria quello della Lituania, la Bolivia
seguita dalla Gran Bretagna, il Montenegro a fianco della Svezia.
Come dire, un grado di eccellenza universalmente riconosciuto, per
cui si guarda all'Italia come a un punto di riferimento
imprescindibile.
Ora Pinerolo si appresta finalmente
a tornare agli antichi fasti, grazie alla nuova Scuola di
Equitazione destinata a rinverdire le glorie del passato e a
riproporre l'ex capitale dei Savoia come "l'Oxford della
Cavalleria". L'impianto, che sorgerà su un'area di 160mila metri
quadrati tra i comuni di Pinerolo e Abbadia Alpina, lungo la
circonvallazione, comprenderà maneggi coperti, campi ostacoli,
pista di allenamento, attrezzature per uso pubblico per chiunque
voglia familiarizzarsi con gli sport equestri. Gli uffici, le aule
di istruzione, la foresteria, gli alloggi per 50 allievi, la club
house e il ristorante verranno invece ospitati dalla Caserma degli
alpini "Botta".
Dietro a questa rinascita c'è un
uomo che vi ha creduto e «si è speso» fino in fondo: Angelo
Distaso, un generale (ovviamente di Cavalleria) che, malgrado sia
in quiescenza da qualche anno, si è trasformato in indomito patron
e Pigmalione di sempre più affollati concorsi ippici che dal 1994
hanno ripreso a svolgersi in città, primo passo della lunga
battaglia per coronare l'ideale di una vita: ridare a Pinerolo il
suo ruolo internazionale. Una battaglia condotta in solitudine (se
non addirittura contro malcelate ostilità, per via di
quell'«aristocraticismo» cui accennavamo). Unico conforto: il
costante sostegno dell'avvocato Giovanni Agnelli, anch'egli
ufficiale di Cavalleria e munifico sponsor. L'antico prestigio è
quindi vicino, senza contare quello che deriva alla città di essere
tra quelle coinvolte nelle prossime Olimpiadi invernali.
Quest'anno la 20° edizione del
prestigioso Concorso Ippico internazionale "5 stelle" di salto
ostacoli (307 cavalli partecipanti con cavalieri di una trentina di
nazioni, alcuni reduci dalle Olimpiadi di Atene) ha avuto inizio
venerdì 10 settembre con un tocco di ulteriore importanza.
Da una parte il raggiungimento
dell'etichetta "5 stelle" (dalle precedenti 3) che costituisce per
la cittadina piemontese un segno di eccellenza nel campo degli
eventi equestri. Dall'altra, grazie al contributo della Regione
Piemonte (futuro gestore della struttura con la Federazione Sport
Equestri) è stata finalmente posta la prima pietra della Scuola
Nazionale di Equitazione: importo base del bando di gara, 3 milioni
e 922 mila euro. Il "5 stelle di piazza d'Armi" si è concluso
domenica 12 con la disputa delle ultime 5 gare culminanti nel Gran
Premio "Città di Pinerolo" e nel Memorial dedicato all'Avvocato
Giovanni Agnelli. Alla premiazione era presente il nipote Lapo
Elkann. |