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Salvata dalle acque

Il Mose, futuristico e grandioso progetto per continuare a far vivere Venezia, è finalmente in fase di realizzazione. Un tributo di riconoscenza dell'umanità a quanto la splendida città ha offerto al mondo intero nel corso della sua lunga ed affascinante storia

Una suggestiva immagine della città.

L'acqua come fonte di vita e di morte. Da sempre ad essa è legato il destino della laguna più famosa del mondo, immortalata nelle tele e negli affreschi del Canaletto, di Tiepolo, di Giorgione e di Tiziano; solcata dalle navi del giovane Marco Polo in partenza per l'Oriente; che ebbe a battesimo imponenti e, a volte, terribili creature costruite in quello che fu il primo Arsenale della storia; riecheggiante nelle opere di Vivaldi e nella vivacità del teatro di Goldoni; e, ancora, luogo di sospiri, di forte spiritualità ma anche della lascivia casanoviana, che ha da sempre ispirato e rispecchiato - con le sue luci, le sue ombre e i suoi cangianti e infiniti riflessi - tutte le tinte dell'animo umano.

Questa preziosissima gemma di nome Venezia, mèta di molti sogni e cornice di grandi eventi storici e culturali - dalle gloriose Repubbliche Marinare al famoso Festival Cinematografico -, è ormai da troppo tempo vittima di naturali fenomeni terrestri e marini: addirittura, come molti sanno, si era giunti a decretarne la scomparsa, che avrebbe privato il mondo intero di una meraviglia assoluta.

Usiamo - fortunatamente! - il verbo al passato, poiché oggi l'ingegno, l'alta tecnologia e l'amore dell'uomo per un bene di inestimabile valore, riusciranno a salvarla, grazie ad un "ciclopico" intervento, il cui acronimo, non a caso, ricorda il "salvato dalle acque" per eccellenza: Mosè.

Si chiama infatti Mose (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) l'ambiziosissima opera voluta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e curata dal Magistrato alle Acque di Venezia (e di cui è Concessionario unico il Consorzio Venezia Nuova), che desideriamo illustrarvi in questo articolo. Cominciando dai "perché".

La soluzione prevista dal progetto MOSE (in fase di realizzazione a Venezia dal maggio 2003).

Quali dunque i motivi per i quali la laguna veneta era - e per certi versi è ancora - in pericolo? L'immagine di Venezia che "affonda" è un chiaro richiamo ad un problema reale. Dagli inizi del Novecento ad oggi, il fenomeno delle acque alte nella laguna è diventato sempre più frequente e il territorio lagunare sempre più soggetto ad allagamenti. E questo perché, specie nell'ultimo secolo, il rapporto tra acqua e suolo si è notevolmente modificato. La causa è riconducibile a due principali fattori, che agiscono congiuntamente: l'innalzamento del livello del mare (fenomeno chiamato "eustatismo") e quello dell'abbassamento del livello del suolo (fenomeno detto "della subsidenza").

Le città della laguna, infatti, si sono oggi abbassate mediamente di 23 centimetri sul livello del mare rispetto ai primi anni del XX secolo. I conseguenti allagamenti, che interessano zone sempre più ampie e aumentano progressivamente di gravità con il continuo crescere delle maree, comportano una serie di disagi agli abitanti e danni alle strutture architettoniche ed edilizie.

Incombe, inoltre, il rischio di un evento davvero drammatico, come quello del 4 novembre 1966, quando Venezia, Chioggia ed altri centri abitati della laguna furono completamente sommersi da un metro d'acqua. E purtroppo, in futuro, il problema delle acque alte potrebbe ancor più aggravarsi a causa del previsto innalzamento del livello del mare per il cosiddetto "effetto serra".

Ma "come" il progetto Mose si è prefissato di intervenire? Il sistema, studiato per difendere il territorio lagunare, i suoi abitanti, le sue straordinarie città, il suo inestimabile patrimonio storico, artistico e ambientale da tutte le acque alte, compresi gli eventi estremi (di straordinaria potenza), essenzialmente si articola in tre fasi integrate fra loro.

Il cantiere di Porto Margherita dove vengono realizzati gli acropodi (massi in calcestruzzo) per la scogliera artificiale a sud della bocca di porto di Malamocco.

La prima consiste nella realizzazione di un dispositivo mobile. Si tratta di una sorta di diga che, all'occorrenza, si innalzerà, riuscendo a sostenere un dislivello tra mare e laguna fino a due metri. Il suo funzionamento è costituito dall'immissione di aria dentro le cosiddette "paratoie a ventola", con la conseguente espulsione di acqua, e viceversa; un po' paragonabile ai "compartimenti stagni" dei sommergibili per le immersioni e riemersioni. Le paratoie saranno in grado di far fronte anche all'ulteriore aumento del livello del mare previsto nei prossimi cento anni.

Questo sistema di arginamento delle acque sarà posizionato lungo le tre bocche di porto: quella di Lido, quella di Malamocco, e quella di Chioggia. Per rendere comunque possibile il traffico marittimo e il commercio portuale sono state ideate delle "conche di navigazione": quella sita presso la bocca di porto di Malamocco, ad esempio, consentirà il passaggio di imbarcazioni di grandi dimensioni attraverso un percorso differenziato a lato dell'entrata protetta da paratie.

Una seconda fase è costituita da quelle che sono definite "opere complementari". Si tratta essenzialmente di scogliere artificiali posizionate all'esterno delle bocche di porto e realizzate con pietrame e acropodi. Questi ultimi (massi in calcestruzzo, utilizzati per ricoprire le parti della scogliera più esposte al moto ondoso) hanno una caratteristica forma "a quattro teste" che consente loro di incastrarsi ed opporre così una notevole resistenza alla forza disgregatrice delle onde: sono per questo largamente impiegati nelle costruzioni marine. Gli acropodi sono di due diverse dimensioni: quelli piccoli misurano 4 metri cubi, i grandi 6,3; ad oggi ne sono già stati realizzati oltre 2.500.

La terza fase è quella che si occuperà delle zone più basse di Venezia, che sono in genere le più antiche. Fra tutte, citiamo l'insula di San Marco, icona di Venezia agli occhi del mondo intero. Per contrastare l'allagamento dovuto al sormonto si rialzeranno fino a 100 centimetri soltanto il molo sul bacino e la pavimentazione retrostante, evitando di modificare il livello della pavimentazione della piazza; ciò consentirà, fra l'altro, di non arrecare alcun danno ai resti archeologici rinvenuti nel suo sottosuolo: una pavimentazione a "spina di pesce" risalente addirittura alla fine del XV secolo. Il rialzo sarà completato da lavori di consolidamento della riva, per contrastare il degrado dovuto al moto ondoso provocato dall'intensissimo traffico di imbarcazioni a motore. Al fine di evitare l'allagamento conseguente alla risalita dell'acqua dai tombini e dalle infiltrazioni, si procederà poi ad isolare l'antica rete di cunicoli sotterranei che risale dai "rii" che circondano l'insula. Il dissesto strutturale dei cunicoli, che ha determinato anche il cedimento della pavimentazione in molti punti, renderà necessario il loro completo restauro.

Contemporaneamente si dovrà predisporre un nuovo sistema di raccolta delle acque piovane, per consentirne il deflusso nella laguna. Si valuterà, inoltre, la possibilità di collocare al di sotto della pavimentazione una membrana impermeabilizzante in bentonite - un particolare tipo di argilla derivata da feldspati (un importante gruppo di minerali, alcuni dei quali sono diffusissimi ed entrano come componenti in un gran numero di rocce) e ceneri vulcaniche, con proprietà "isolante" e assorbente. Tale strato verrà eventualmente realizzato subito al di sotto di uno strato di sabbia, per contrastare l'allagamento per filtrazione.

In considerazione dell'importanza di questa area, della sua posizione strategica e del suo valore simbolico, l'intero programma di lavori si svolgerà in modo da non chiudere mai Piazza San Marco, operando, di volta in volta, su una singola area di limitata estensione.

Fra i vari interventi, il progetto Mose si impegnerà a combattere e risolvere anche i rischi costituiti dal traffico navale di prodotti petroliferi diretti alla zona industriale.

Dopo anni di necessaria ed indispensabile progettazione, il Mose ha iniziato la sua operatività, con la posa della "prima pietra", il 14 maggio dello scorso 2003, alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di altre importanti personalità. Il termine dei lavori è previsto entro il 2011, per un costo complessivo di 3,4 miliardi di euro, pari a circa 7mila miliardi di lire.

Certamente non basteranno queste poche righe per illustrare la complessità di un progetto affascinante e quasi fantascientifico. Tuttavia, data l'importanza mondiale di Venezia - e l'altrettanto noto problema che da sempre ne mina la sicurezza e addirittura l'esistenza -, ci auguriamo di aver reso almeno un'idea della sua grandiosità. La città che è stata per secoli fonte di ispirazione e di sospiri - affascinando al pari comuni mortali e geni della portata di William Shakespeare - è una laguna che ha alimentato l'ingegno degli uomini e proprio da esso verrà "salvata". Per questo il ciclopico Mose può essere visto come un debito di riconoscenza dell'umanità nei confronti della celeberrima laguna, per quanto essa le ha regalato nel corso della storia.

Claudio Zanini