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L'acqua come fonte di vita e di
morte. Da sempre ad essa è legato il destino della laguna più
famosa del mondo, immortalata nelle tele e negli affreschi del
Canaletto, di Tiepolo, di Giorgione e di Tiziano; solcata dalle
navi del giovane Marco Polo in partenza per l'Oriente; che ebbe a
battesimo imponenti e, a volte, terribili creature costruite in
quello che fu il primo Arsenale della storia; riecheggiante nelle
opere di Vivaldi e nella vivacità del teatro di Goldoni; e, ancora,
luogo di sospiri, di forte spiritualità ma anche della lascivia
casanoviana, che ha da sempre ispirato e rispecchiato - con le sue
luci, le sue ombre e i suoi cangianti e infiniti riflessi - tutte
le tinte dell'animo umano.
Questa preziosissima gemma di nome
Venezia, mèta di molti sogni e cornice di grandi eventi storici e
culturali - dalle gloriose Repubbliche Marinare al famoso Festival
Cinematografico -, è ormai da troppo tempo vittima di naturali
fenomeni terrestri e marini: addirittura, come molti sanno, si era
giunti a decretarne la scomparsa, che avrebbe privato il mondo
intero di una meraviglia assoluta.
Usiamo - fortunatamente! - il verbo
al passato, poiché oggi l'ingegno, l'alta tecnologia e l'amore
dell'uomo per un bene di inestimabile valore, riusciranno a
salvarla, grazie ad un "ciclopico" intervento, il cui acronimo, non
a caso, ricorda il "salvato dalle acque" per eccellenza: Mosè.
Si chiama infatti Mose (Modulo
Sperimentale Elettromeccanico) l'ambiziosissima opera voluta dal
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e curata dal
Magistrato alle Acque di Venezia (e di cui è Concessionario unico
il Consorzio Venezia Nuova), che desideriamo illustrarvi in questo
articolo. Cominciando dai "perché".

Quali dunque i motivi per i quali la
laguna veneta era - e per certi versi è ancora - in pericolo?
L'immagine di Venezia che "affonda" è un chiaro richiamo ad un
problema reale. Dagli inizi del Novecento ad oggi, il fenomeno
delle acque alte nella laguna è diventato sempre più frequente e il
territorio lagunare sempre più soggetto ad allagamenti. E questo
perché, specie nell'ultimo secolo, il rapporto tra acqua e suolo si
è notevolmente modificato. La causa è riconducibile a due
principali fattori, che agiscono congiuntamente: l'innalzamento del
livello del mare (fenomeno chiamato "eustatismo") e quello
dell'abbassamento del livello del suolo (fenomeno detto "della
subsidenza").
Le città della laguna, infatti, si
sono oggi abbassate mediamente di 23 centimetri sul livello del
mare rispetto ai primi anni del XX secolo. I conseguenti
allagamenti, che interessano zone sempre più ampie e aumentano
progressivamente di gravità con il continuo crescere delle maree,
comportano una serie di disagi agli abitanti e danni alle strutture
architettoniche ed edilizie.
Incombe, inoltre, il rischio di un
evento davvero drammatico, come quello del 4 novembre 1966, quando
Venezia, Chioggia ed altri centri abitati della laguna furono
completamente sommersi da un metro d'acqua. E purtroppo, in futuro,
il problema delle acque alte potrebbe ancor più aggravarsi a causa
del previsto innalzamento del livello del mare per il cosiddetto
"effetto serra".
Ma "come" il progetto Mose si è
prefissato di intervenire? Il sistema, studiato per difendere il
territorio lagunare, i suoi abitanti, le sue straordinarie città,
il suo inestimabile patrimonio storico, artistico e ambientale da
tutte le acque alte, compresi gli eventi estremi (di straordinaria
potenza), essenzialmente si articola in tre fasi integrate fra
loro.
La prima consiste nella
realizzazione di un dispositivo mobile. Si tratta di una sorta di
diga che, all'occorrenza, si innalzerà, riuscendo a sostenere un
dislivello tra mare e laguna fino a due metri. Il suo funzionamento
è costituito dall'immissione di aria dentro le cosiddette "paratoie
a ventola", con la conseguente espulsione di acqua, e viceversa; un
po' paragonabile ai "compartimenti stagni" dei sommergibili per le
immersioni e riemersioni. Le paratoie saranno in grado di far
fronte anche all'ulteriore aumento del livello del mare previsto
nei prossimi cento anni.
Questo sistema di arginamento delle
acque sarà posizionato lungo le tre bocche di porto: quella di
Lido, quella di Malamocco, e quella di Chioggia. Per rendere
comunque possibile il traffico marittimo e il commercio portuale
sono state ideate delle "conche di navigazione": quella sita presso
la bocca di porto di Malamocco, ad esempio, consentirà il passaggio
di imbarcazioni di grandi dimensioni attraverso un percorso
differenziato a lato dell'entrata protetta da paratie.
Una seconda fase è costituita da
quelle che sono definite "opere complementari". Si tratta
essenzialmente di scogliere artificiali posizionate all'esterno
delle bocche di porto e realizzate con pietrame e acropodi. Questi
ultimi (massi in calcestruzzo, utilizzati per ricoprire le parti
della scogliera più esposte al moto ondoso) hanno una
caratteristica forma "a quattro teste" che consente loro di
incastrarsi ed opporre così una notevole resistenza alla forza
disgregatrice delle onde: sono per questo largamente impiegati
nelle costruzioni marine. Gli acropodi sono di due diverse
dimensioni: quelli piccoli misurano 4 metri cubi, i grandi 6,3; ad
oggi ne sono già stati realizzati oltre 2.500.
La terza fase è quella che si
occuperà delle zone più basse di Venezia, che sono in genere le più
antiche. Fra tutte, citiamo l'insula di San Marco, icona di Venezia
agli occhi del mondo intero. Per contrastare l'allagamento dovuto
al sormonto si rialzeranno fino a 100 centimetri soltanto il molo
sul bacino e la pavimentazione retrostante, evitando di modificare
il livello della pavimentazione della piazza; ciò consentirà, fra
l'altro, di non arrecare alcun danno ai resti archeologici
rinvenuti nel suo sottosuolo: una pavimentazione a "spina di pesce"
risalente addirittura alla fine del XV secolo. Il rialzo sarà
completato da lavori di consolidamento della riva, per contrastare
il degrado dovuto al moto ondoso provocato dall'intensissimo
traffico di imbarcazioni a motore. Al fine di evitare l'allagamento
conseguente alla risalita dell'acqua dai tombini e dalle
infiltrazioni, si procederà poi ad isolare l'antica rete di
cunicoli sotterranei che risale dai "rii" che circondano l'insula.
Il dissesto strutturale dei cunicoli, che ha determinato anche il
cedimento della pavimentazione in molti punti, renderà necessario
il loro completo restauro.
Contemporaneamente si dovrà
predisporre un nuovo sistema di raccolta delle acque piovane, per
consentirne il deflusso nella laguna. Si valuterà, inoltre, la
possibilità di collocare al di sotto della pavimentazione una
membrana impermeabilizzante in bentonite - un particolare tipo di
argilla derivata da feldspati (un importante gruppo di minerali,
alcuni dei quali sono diffusissimi ed entrano come componenti in un
gran numero di rocce) e ceneri vulcaniche, con proprietà "isolante"
e assorbente. Tale strato verrà eventualmente realizzato subito al
di sotto di uno strato di sabbia, per contrastare l'allagamento per
filtrazione.
In considerazione dell'importanza di
questa area, della sua posizione strategica e del suo valore
simbolico, l'intero programma di lavori si svolgerà in modo da non
chiudere mai Piazza San Marco, operando, di volta in volta, su una
singola area di limitata estensione.
Fra i vari interventi, il progetto
Mose si impegnerà a combattere e risolvere anche i rischi
costituiti dal traffico navale di prodotti petroliferi diretti alla
zona industriale.
Dopo anni di necessaria ed
indispensabile progettazione, il Mose ha iniziato la sua
operatività, con la posa della "prima pietra", il 14 maggio dello
scorso 2003, alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi e di altre importanti personalità. Il termine dei lavori
è previsto entro il 2011, per un costo complessivo di 3,4 miliardi
di euro, pari a circa 7mila miliardi di lire.
Certamente non basteranno queste
poche righe per illustrare la complessità di un progetto
affascinante e quasi fantascientifico. Tuttavia, data l'importanza
mondiale di Venezia - e l'altrettanto noto problema che da sempre
ne mina la sicurezza e addirittura l'esistenza -, ci auguriamo di
aver reso almeno un'idea della sua grandiosità. La città che è
stata per secoli fonte di ispirazione e di sospiri - affascinando
al pari comuni mortali e geni della portata di William Shakespeare
- è una laguna che ha alimentato l'ingegno degli uomini e proprio
da esso verrà "salvata". Per questo il ciclopico Mose può essere
visto come un debito di riconoscenza dell'umanità nei confronti
della celeberrima laguna, per quanto essa le ha regalato nel corso
della storia. |