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La salute sul giornale

Realizzata dal Censis un'interessante indagine sui criteri scelti dai principali media nazionali per affrontare il tema delle patologie a maggiore impatto sociale. Ve ne proponiamo i risultati

C'è un'informazione mirata alla bellezza e alla "manutenzione" del corpo, che si prefigge lo scopo di far conoscere prodotti e servizi ad un potenziale cliente. E c'è anche una comunicazione attenta alla diffusione di messaggi scientificamente validi per la prevenzione e la tutela della salute. Sono le due facce del pianeta sanità nella diversa rappresentazione offerta dai media italiani, il cui ruolo strategico in materia è diventato di giorno in giorno più evidente.

Luci ed ombre di un settore nel quale, alla crescente domanda del cittadino-paziente, sempre più sensibile ai temi della salute e del benessere, e che rivendica il diritto ad una partecipazione consapevole, corrisponde una comunicazione frutto, non di rado, di una banalizzazione e d'illusori stereotipi. Le due dimensioni s'intrecciano nei contenuti dell'offerta massmediatica. Ma con una netta differenza: nel caso del palinsesto televisivo, esso lascia chiaramente intendere lo scopo. Non altrettanto evidente è l'orientamento degli articoli pubblicati sui principali quotidiani. Con intuibili conseguenze per il lettore.

Tutto questo, però, non altera la valutazione generale della stampa italiana, complessivamente positiva, che si occupa di salute. Autorevolezza, linguaggio semplice, toni misurati ed efficacia comunicativa sono i tratti caratteristici dei supplementi sul tema di tre testate di grande successo tra il pubblico.

A questi risultati è giunta la rilevazione condotta dal Forum per la ricerca biomedica, struttura che fa capo al Censis, presentata di recente a Roma nel corso del convegno dal titolo "Comunicare la salute: i media e le patologie ad alto impatto sociale". L'indagine, realizzata nell'arco di un anno, rappresenta la seconda fase di un progetto avviato nel 2001 con il primo monitoraggio sull'informazione e sulla salute attraverso uno studio degli inserti "salute" dei maggiori giornali e mass media del Belpaese.

Rispetto alla precedente edizione, l'attenzione dei ricercatori, oltre ad analizzare l'atteggiamento di tutti i media italiani nei confronti della salute, ha verificato in particolare le patologie ad alto impatto sociale trattate nei supplementi dei tre principali quotidiani a tiratura nazionale. Giungendo alla conclusione che la comunicazione sanitaria, in Italia, si presenta molto più come divulgazione di conoscenze e competenze, spesso molto specifiche e di settore, che non come educazione o informazione sui rischi o promozione di comportamenti corretti. Un settore, dunque, su cui molto è stato fatto e ancora tanta strada è da percorrere. Stesso discorso per le trasmissioni televisive, ma con una differenza: l'ambiente, tema che si è assicurato l'attenzione del pubblico catodico e che non manca mai accanto a quelli del benessere e della salute. La biologia applicata, la medicina clinica e la farmacologia sono, invece, i più curati dai quotidiani.

La divulgazione medico-sanitaria in termini di efficacia comunicativa è, dunque, da considerare soddisfacente. Soprattutto dal punto di vista delle malattie a più alto tasso di mortalità nel nostro Paese, come tumori e infarto, che sono state affrontate con elevata frequenza negli inserti "salute". I ricercatori, setacciando centinaia di articoli pubblicati nel 2003, hanno stilato una classifica molto eloquente: al primo posto tra gli argomenti che hanno trovato maggiore spazio spiccano, infatti, i tumori (45,3%), seguiti da infarto (16,4%), malattie respiratorie (13,5%) e patologie ischemiche (7,5%). Ben 214 articoli, di cui quasi la metà corredati da riquadri, affrontano il tema. Approfondimenti giudicati dagli esperti soddisfacenti. La strategia informativa punta ad argomenti legati alla ricerca e all'ambito assistenziale, ma non manca di privilegiare il tema della prevenzione e delle sue possibili realizzazioni.

Nel monitoraggio sono finiti anche i titoli dei pezzi, giudicati per lo più descrittivi (68,7%) e con pochissimi riferimenti espliciti al Ministero della Salute. La prevenzione - unica strategia attivamente perseguibile per abbassare l'incidenza di questo tipo di malattie -, risulta sottostimata dall'informazione sanitaria. E questo vale anche nel caso dell'infarto. Altrettanto debole è l'informazione sui rischi, ben il 42,9%, e piuttosto scarsa è la promozione di comportamenti corretti o la denuncia di quelli scorretti. Se è vero che è il tumore la patologia maggiormente trattata negli articoli analizzati, lo studio ha evidenziato la tendenza a confondere tra "tumore genericamente inteso" e "tumori riferiti a specifici organi". Rispetto agli altri, è il tumore alla mammella quello che ha acquistato una maggiore visibilità. Quanto all'incidenza del livello di informazione delle malattie dell'apparato respiratorio, l'interesse è da ricondurre, ha spiegato la curatrice della ricerca Ketty Vaccaro del Censis, all'allarme sociale indotto da una particolare contingenza, nota agli addetti ai lavori come "effetto Sars".

Non mancano, però, carenze informative legate agli aspetti psicologici della medicina, sulle dimensioni sociali della malattia, sul versante assistenziale post-ricovero e sul rapporto medico-paziente. La dimensione psicologica della malattia trova, infatti, raramente posto nei servizi pubblicati negli inserti. E poco spazio, ugualmente, è offerto anche ai risvolti psicologici, appena il 10,7% dei casi. Tra gli aspetti, si preferisce puntare soprattutto sulla paura e sull'ansia che inevitabilmente le malattie scatenano e sull'importanza che può rivestire, nel processo di guarigione, un atteggiamento positivo da parte del paziente. In pratica, la frustrazione, la perdita del controllo emotivo, l'abbandono o, quando va bene, l'isolamento sono trattati in maniera assai marginale rispetto agli altri argomenti. Neppure il rapporto medico-paziente occupa uno spazio adeguato, se non in casi sporadici e con un'accezione negativa, visto che si sottolinea spesso il trattamento del paziente come un "elemento da curare" e non come una persona di cui "avere cura".

Dalla parte dell'utente si è schierato, nel corso del dibattito, Stefano Inglese, di "CittadinanzAttiva", che ha auspicato maggiori informazioni specialmente sulle classifiche degli ospedali e sulle liste d'attesa per i cittadini che desiderano fare una scelta esercitando il diritto all'autodeterminazione. Mentre Carlo Donati, in rappresentanza del Ministero della Salute, ha richiamato i presenti sulla necessità di definire criteri di classificazione, soprattutto per gli ospedali ritenuti di eccellenza, da tutti condivisi e accertati.

La tecnologia, in particolare nelle fasi di intervento e di diagnosi, è uno dei temi che attraggono sempre. Proprio per la diagnostica, il maggior numero di riferimenti alla tecnologia riguarda le modalità non invasive di indagine strumentale. Nondimeno è rilevante il numero di articoli (36%) che offrono anche informazioni pratiche e utili per i lettori. C'è chi preferisce ricorrere, più di altri inserti, a toni esortativi ed imperativi per indurre chi legge ad assumere o abbandonare determinati atteggiamenti, mentre altri preferiscono puntare sulla totale assenza del contatto diretto con il destinatario. Altri articoli ancora fanno leva sui sentimenti per suscitare precise reazioni emotive.

Altro aspetto messo in rilievo nel monitoraggio è il linguaggio adottato, che nella maggioranza dei casi è risultato accessibile a tutti (52,8%), anche se non in maniera indifferenziata. Perché c'è il quotidiano economico che nel supplemento si rivolge prevalentemente ad un lettore con livello medio-alto di istruzione. E ci sono i quotidiani più letti al nord e al centro che si caratterizzano per il linguaggio semplice e fruibile da tutti i lettori indistintamente. Tutte le testate passate in esame puntano a presentare pochi argomenti a sostegno dei temi trattati e strutture discorsive complessivamente semplici ed immediate.

Un capitolo a parte occupa nello studio l'analisi dell'informazione sanitaria su Internet. Si tratta, infatti, di un campo relativamente nuovo, ma di notevoli potenzialità. In questo ambito più che altrove le distorsioni e le disinformazioni sono in agguato. I siti non autorizzati e non controllati sono tanti, anzi troppi. Per questo, la Commissione Europea ha promosso la Carta Hon (Health on the Net Foundation) per la valutazione di tali siti. Tra i parametri considerati per la certificazione figurano trasparenza della finalità e dell'argomento trattato, fonti di riferimento chiaramente specificate, testo chiaro ed esaustivo. Dall'indagine effettuata è emerso che solo il 33,9% dei siti italiani presenti in Rete è dotato della certificazione Hon. Quanto alla trasparenza e alla finalità dei siti web, la situazione è incoraggiante: quasi il 73% di essi specifica chiaramente l'identità dell'autore e nell'83,9% dei casi anche le finalità e il tema divulgato. Non manca l'aggiornamento delle notizie, che nell'84% dei siti avviene regolarmente, per ovviare all'inconveniente dei dati non più validi.

Rita Salerno