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Il cinema parla digitale

Anche se gli studi di produzione sono ancora molto cauti, è questo, di sicuro, il futuro dell'industria cinematografica. Una rivoluzione i cui risultati già si cominciano a vedere

L'applicazione del digitale ai supporti magnetici, come gli hard disk dei pc e i chip delle videocamere, consentirà una sempre più efficace circolazione delle informazioni audiovisive.
Il modo di fare cinema sta cambiando. Un po' tutti abbiamo visto i grandi kolossal del passato con le loro stupefacenti scenografie di massa e le ambientazioni di grande suggestione. Ebbene, dimentichiamoli. Oggi nel filone fantastico-eroico si esibiscono moltitudini create con tecniche rivoluzionarie (di cui parlammo già ne Il Carabiniere 2002, n. 8/9): attori virtuali che agiscono come personaggi di videogame su set ricreati "dentro" i computer, frutto di sofisticati software in grado di "partorire" personaggi "quasi umani".

Il termine "digitale", una delle parole d'ordine della nostra società, non poteva non interessare anche il mondo del cinema, che oggi vive una svolta epocale: quella dei visual effects. Al computer si possono ricreare scenari, situazioni, oggetti, acqua, fuoco, persino uomini preistorici e dinosauri, curati nei minimi particolari. Grazie all'impiego delle nuove tecniche, la prospettiva di un'integrazione totale tra realtà e immaginazione è già tra noi.

Un proiettore digitale.

L'industria cinematografica, il cui intento primario è stato da sempre quello di catturare il pubblico con immagini spettacolari, meravigliandolo con un incessante bombardamento di sensazioni, dopo le tappe della transizione dal muto al sonoro e dal bianco e nero al colore, ha dilatato ulteriormente la sua gamma di esperienze: la messa in scena è divenuta quanto mai realistica. La tecnologia non è più un accessorio ma parte integrante della narrazione, il che ha portato a ridefinire l'intera organizzazione dei ruoli: il regista, una volta creatore assoluto dell'opera, per dar corpo alla sua ispirazione ora ha bisogno dell'aiuto di esperti e specialisti.

È importante notare che in questo modo al cinema viene restituita quella valenza di rito collettivo oscurata dall'avvento dello spettacolo televisivo: la sala, dai megaschermi e dai sofisticati impianti di acustica, è di nuovo il luogo dove ci si reca per vivere un'esperienza di gruppo, di condividere le emozioni che il "guru" (il regista) ha deciso di veicolare nel suo film.

Ma come fanno i maghi del visual effect a compiere i loro "miracoli", aggiungendoli alla pellicola? Il primo passo da compiere è il reinserimento nel computer del negativo ottenuto con le riprese. A tale scopo gli esperti di quell'universo immaginario che è la computergrafica ricorrono a speciali apparecchiature: i laser scanner. Queste macchine potentissime catturano le immagini fotogramma per fotogramma ad una risoluzione non inferiore ai 2.000x1.500 dpi (dots per inch, punti per pollice), al fine di mantenere inalterate le tonalità di colore delle scene. In questo modo, ogni immagine, memorizzata sugli hard disk dei vari computer collegati allo scanner, assume dimensioni variabili tra i 20 ed i 30 Mb (megabite); considerato che per produrre una normale pellicola cinematografica sono necessari 24 fotogrammi al secondo, si può intuire la potenza di elaborazione e memorizzazione di queste macchine.

Lo schema di funzionamento del sistema Boe

Una volta acquisita tutta la pellicola, il montatore, che ha l'intero film compresso su files, può procedere agli interventi in modo non-lineare: dal fotoritocco, all'effettistica, all'animazione bi e tridimensionale, le possibilità offerte all'operatore per modificare il materiale in post-produzione sono innumerevoli. Terminata questa fase ed effettuata l'integrazione fra tutti gli elementi aggiunti e quelli preesistenti, i dati devono essere trasferiti su pellicola per mezzo del digital recorder, apparecchio che con un raggio laser incide i fotogrammi su un nuovo negativo.

Un altro grande passo avanti nella tecnica cinematografica si è compiuto con la completa digitalizzazione delle informazioni e l'abbandono della tradizionale pellicola, resi possibili dai nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia moderna. Hard disk e chip di memoria, videocamere digitali, software di post-produzione per il montaggio, effetti speciali e, infine, proiettori digitali, sono gli artefici di questa svolta, capaci di immagazzinare con straordinaria accuratezza una grande mole di dati, riproducendo le informazioni con altrettanta cura e con bassi costi: un elemento rivelatosi vincente, se si pensa che il cinema da sempre è stata una delle forme d'arte più costose.

A differenza della cinepresa tradizionale, che registra le immagini a 24 fotogrammi al secondo su pellicola da 16 o 35 millimetri, la videocamera digitale le cattura su chip di silicio. I dati passano dal chip a una videocassetta interna, dopo di che il regista può collegare la videocamera a un computer tramite una "porta" Ieee 1394, trasferire i dati sul disco fisso e montare le immagini senza alcuna perdita di qualità.

I vantaggi offerti dalla ripresa digitale sono molteplici: basti pensare che sul set di un film tradizionale la cinepresa è in funzione solo per poco tempo, causa il costo del materiale, dello sviluppo e del tempo richiesto per preparare la scena. Invece la camera digitale riprende per un tempo maggiore e i registi spesso ne usano due; il rapporto fra metraggio delle scene girate ed effettivamente utilizzate è di gran lunga a favore del digitale, in quanto consente di filmare "ad oltranza", senza preoccupazioni economiche; si può sperimentare il processo di realizzazione del film grazie al playback digitale, che permette di vedere subito ciò che si è registrato sul set; infine, è possibile girare una storia immaginaria in un ambiente reale.

Finora, una volta completato il film in digitale, questo viene generalmente trasferito su pellicola per essere mostrato al pubblico con un normale proiettore. Tuttavia, anche qui le cose stanno cambiando: presto si potranno distribuire i dati via satellite o con cavi a fibra ottica. La questione non è di poco conto. Pensiamo che, per i film tradizionali, occorre produrre molte copie in negativo dall'originale in positivo del film montato; dai negativi si ottengono migliaia di copie positive da distribuire nelle sale cinematografiche. Per i film in digitale, invece, si parte da una copia originale, solo che l'intero film, dopo il montaggio, diventa un grosso file di oltre 1.000 Gb (gigabite), il quale, una volta "compresso", può essere trasferito in tutto il mondo via satellite o via Internet.

Comparso nel 1999 con la presentazione digitale di diversi film, il proiettore digitale ha all'incirca le stesse dimensioni di quello standard da 35 mm, con una risoluzione al momento analoga, ma sfrutta un sistema in tricromia rosso-verde-blu con microprismi e prismi, lo stesso alla base della tv a colori o della fotografia.

Ancora però non è venuto il momento di dichiarare morto il film su pellicola. Gli studi di produzione sono molto cauti nel convertirsi al "tutto digitale", almeno fin quando i costi d'investimento non saranno divenuti accettabili e non si sarà sicuri di aver raggiunto una qualità pari o superiore a quella dei film tradizionali. Per qualche tempo assisteremo a produzioni "ibride", un misto di pellicola e digitale.

Una vera grande rivoluzione nel modo di fare cinema si avrà solo quando sarà intrapresa una nuova strada per distribuire l'intero film a un gran numero di sale su scala globale. Qualche tempo fa, negli Stati Uniti, venne proiettato Bounce, prodotto dalla Miramax, il primo film digitale ad arrivare non nelle tradizionali "pizze" di pellicola, ma attraverso una trasmissione via satellite. L'affare è estremamente allettante, se è vero che è stata spinta nel settore l'industria aeronautica Boeing, che ha creato ad hoc la Boeing Digital Cinema.

Il sistema è stato installato in trentuno sale cinematografiche negli Usa e in Gran Bretagna e consente l'invio simultaneo di film digitali ad altissima risoluzione in migliaia di sale nel mondo. Garantisce una trasmissione protetta grazie all'uso del sistema di criptaggio approvato dall'Istituto Nazionale di Standard e Tecnologia (Nist) per la protezione dell'informazione, riducendo i rischi di "pirateria".

La memorizzazione delle immagini in forma digitale consente l'invio dei film dalla casa di produzione direttamente alla sala di proiezione, anche se questa si trova all'altro capo del mondo. La trasmissione avviene o con la spedizione fisica del Dvd, oppure in forma elettronica durante la notte su una rete in fibre ottiche o via satellite. La ricezione dal satellite è possibile attraverso un'antenna parabolica. Insieme al film viene inviato un codice che permette la decompressione e la decrittazione solo al momento della proiezione. A volte la decrittazione è affidata a particolari microprocessori inseriti nello stesso proiettore.

Al momento, i sistemi per la compressione/decompressione e crittatura/decrittatura impiegati sono tre e non ancora compatibili tra loro, problema che si prevede sarà presto risolto: i produttori di Hollywood non lo gradiscono e desiderano che il digital cinema sia un sistema sicuro, ma allo stesso tempo anche "aperto", in modo che possano essere utilizzati gli stessi proiettori per tutti i film digitali.

Il costo dell'intero complesso di apparecchiature per ricezione, memorizzazione e proiezione è oggi di circa 200mila dollari, gran parte dei quali riferiti al proiettore (circa 150mila dollari contro i 35mila di uno convenzionale). Un costo non indifferente, ma che consente proiezioni di alta qualità, senza i difetti che inevitabilmente compaiono sulle pellicole tradizionali dopo un certo numero di utilizzazioni. La copia di un film in 35 mm costa 2.000-2.500 dollari e le maggiori case hanno una tiratura media di 4.000 copie: un film digitale viene riprodotto su supporti poco costosi o trasmesso senza eccessivi investimenti. Oltre ad un risparmio annuale variabile tra 800 milioni e un miliardo di dollari per la stampa di pellicole, il sistema consente l'eliminazione dei costi di stoccaggio per la conservazione dei film in condizioni ben precise di temperatura, umidità, e altro. Nel complesso, si calcola che con il passaggio al digitale le case cinematografiche ridurrebbero le loro spese del 75 per cento.

Giovanni Sallustio