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Eroismi di ogni giorno

Caso di omicidio risolto in un battibaleno



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Saint Nicolas è un piccolo paese arroccato sui monti valdostani che vive, prevalentemente, di turismo e pastorizia.

Gli abitanti, in tutto poco più di 300, conducono il loro quotidiano ispirandosi alle regole non scritte della solidarietà, delle cortesie tra compaesani, delle piccole attenzioni tra vicini di casa. La mattina del 5 luglio scorso quella tranquilla armonia è stata scossa da una notizia terribile e senza precedenti nella storia della comunità: il corpo del cinquantenne Edi Junod, unico impiegato postale a Saint Nicolas, viene rinvenuto senza vita dalla figlia diciassettenne, all'interno dell'ufficio postale. Causa del decesso: un colpo d'arma da fuoco al petto. I carabinieri della Stazione di Saint Pierre, competenti anche in Saint Nicolas, supportati dai colleghi di Aosta, si recano sul posto e accertano che la morte è avvenuta tra le 8.30 e le 9.00 dello stesso giorno. L'indagine appare complessa fin da subito, soprattutto per l'assenza di testimoni. Nella cassaforte e in alcuni cassetti dell'ufficio si trova, ben visibile, una consistente somma di denaro che porterebbe ad escludere il movente della rapina. Ma successivi sviluppi confermano che l'omicidio si è sicuramente verificato durante una rapina, nel corso della quale sono stati asportati 6.250 euro su un totale di 12.095. A questo punto il Comandante della Stazione, maresciallo Salvatore Rossi, decide di effettuare un controllo di routine sui possessori di arma da fuoco calibro 9x21 (la stessa dell'omicidio). Nel corso degli accertamenti, il proprietario di una pistola con quel calibro, Omar Fasulo - ex assicuratore residente anch'egli a Saint Nicolas - contattato telefonicamente, non è in grado di fornire indicazioni valide circa la posizione dell'arma da lui regolarmente denunciata. Questo particolare - per quanto appaia improbabile che l'omicidio e la rapina siano stati effettuati proprio con un'arma detenuta legalmente - focalizza l'attenzione del maresciallo sul soggetto, che viene contattato nuovamente, e che suscita ulteriori sospetti per le sue risposte confuse e contraddittorie sul luogo in cui si trovava in quel momento. Con caparbia
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determinazione, il maresciallo Rossi avvia una complessa e delicata attività informativa che, finalmente, fornisce precisi elementi: alcune persone riferiscono che il Fasulo era in quel periodo in uno stato di apprensione legato a pesanti difficoltà finanziarie e che più volte egli si era rivolto ad amici e conoscenti per recuperare fondi di denaro di cui aveva necessità. Quindi il bravo ispettore rivolge alla moglie della vittima precise e mirate domande sulla persona di Omar Fasulo, sui suoi rapporti con la famiglia, sul suo recente comportamento, apprendendo, tra le altre cose, che la stessa vittima le aveva riferito di averlo visto due giorni prima aggirarsi nei pressi dell'ufficio postale. La signora Junod, inconsapevolmente, fornisce un importante indizio: forse il Fasulo si era recato in Saint Nicolas, nei pressi dell'ufficio postale, per effettuare un sopralluogo in previsione del "colpo". E qui entra in scena un altro maresciallo, Pietro Catalfamo, Comandante dell'Aliquota Radiomobile di Aosta: stante il mancato rinvenimento dell'arma (che l'interessato sosteneva fosse nell'abitazione già perquisita con esito vano - facendo intendere che verosimilmente fosse andata persa a seguito di un trasloco o addirittura rubata) e contattati i carabinieri del Nucleo Operativo del Comando provinciale di Torino, che, con un geniale pretesto convocano il soggetto presso la caserma "Cernaia", il maresciallo si reca a Torino dove rivolge alcune domande al Fasulo. Dopo esser caduto in numerose contraddizioni, l'uomo si confessa autore della rapina, commessa per recuperare i fondi necessari per trasferirsi in Brasile, e fornisce dettagliate indicazioni per recuperare l'arma utilizzata e la refurtiva. Il caso è risolto: condotto immediatamente dal magistrato inquirente, il reo confermerà in toto la versione già fornita al maresciallo.

Con un manifesto affisso in Saint Nicolas, i familiari della vittima hanno ringraziato i Carabinieri per "il loro intervento tempestivo e determinante per la risoluzione del caso".



Intervento tempestivo evita una tragedia



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La sera del 18 luglio 2004 una pattuglia automontata della Tenenza di Scandiano (RE)

è intervenuta nel luogo dove era stata segnalata la presenza di un uomo che, dopo aver cosparso di combustibile se stesso, la moglie e la propria abitazione, minacciava di darsi fuoco. I militari, dopo aver constatato l'effettiva gravità dell'evento, hanno provveduto ad informare il maresciallo Nicola Palladino, che, seppure a riposo, insieme ad un altro militare si è subito recato sul posto. Il maresciallo, nonostante le frasi incomprensibili e le ingiurie pronunciate dal soggetto in evidente stato di agitazione, ha tentato di instaurare un dialogo con lui, per cercare di capire i motivi dell'insano gesto, finché, dopo circa tre quarti d'ora di trattative, con un'efficace stratagemma, fingendosi disarmato, lo ha convinto ad uscire dall'abitazione. A questo punto l'uomo, colto da un raptus di violenza, ha lanciato un coltello contro il Palladino che, grazie alla sua determinazione, prontamente lo ha schivato, riuscendo nello stesso frangente a bloccare il folle con l'ausilio di un altro militare. L'intervento è stato riportato sulla stampa locale, che ha dato risalto all'operato e alla professionalità del bravo e coraggioso maresciallo e degli altri militari intervenuti.



Una brillante e lunga operazione del Nas



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Nel periodo tra il mese di febbraio del 2002 e il giugno del 2004, il Nas di Bologna si è distinto in una brillante attività investigativa.

Ciò ha consentito di individuare e disarticolare un pericoloso sodalizio criminoso costituitosi a Cervia (Ravenna), ma con ramificazione nella Repubblica di San Marino, ed attivo anche in Spagna e Grecia. L'organizzazione era costituita da rappresentanti di aziende che operavano nel settore del commercio di integratori alimentari, da titolari di palestre, istruttori di fitness ed appassionati di culturismo. L'indagine, denominata "Anabolik", si è conclusa con l'esecuzione di 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 101 perquisizioni personali e domiciliari, iI sequestro di ricette falsificate, di attrezzature per il confezionamento di compresse, e di sostanze medicinali ad effetto anabolizzante o comunque incluse nella lista dei farmaci il cui impiego viene considerato doping, per un valore complessivo di 23mila euro. Nell'operazione si sono distinti i seguenti militari: il luogotenente Salvatore Oliviero, Comandante del Nas; i marescialli Angelo Palmas, Vincenzo Martorana, Ezio De Leo, Nicola Solano, Stefano Pappalardo e Antonio Prencipe, addetti al Nas; e il vicebrigadiere Massimo Vinerba, anch'egli addetto al Nas.



Grande professionalità di un carabiniere di quartiere



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Nel pomeriggio del 25 luglio scorso è giunta alla Centrale Operativa di Crotone la telefonata di un anonimo, il quale richiedeva un intervento urgente

presso l'abitazione di un'anziana signora. La causa: una violenta lite in famiglia. L'operatore di turno ha fatto intervenire sul posto il Carabiniere di Quartiere in servizio nella zona, disponendo inoltre che la pattuglia dell'Aliquota Radiomobile della Compagnia di Crotone si avvicinasse. Il Carabiniere di Quartiere, appuntato Antonio Bisanti, effettivo alla locale Stazione, primo a giungere sul posto, ha constatato quanto sostenuto dal cittadino e, accertata la gravità della situazione ha chiesto l'ausilio dell'autoradio. Questo perché l'aggressore, nipote della signora stessa, si era chiuso a chiave all'interno di una stanza. I militari, intervenuti passando da un balcone, sono riusciti ad entrare nella stanza, situata al primo piano, e ad immobilizzare il ventinovenne, tossicodipendente. che si era scagliato sulla vittima nell'ennesima richiesta di denaro, sfociata, ancora una volta, in un'aggressione. L'appuntato Bisanti ha condotto l'operazione con professionalità, correndo un concreto pericolo per la propria vita, ma riuscendo, con la collaborazione del personale dell'Aliquota Radiomobile, a porre fine alle violenze subite dall'anziana donna, provata, anche psicologicamente, da quella terribile situazione familiare.



Coraggio e sangue freddo contro la follia



La mente umana è un universo molto complesso, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi che innescano quegli atteggiamenti irrazionali,

purtroppo sempre più attuali, che provocano situazioni di vero pericolo per le persone, terrorizzate proprio per l'inspiegabilità dei comportamenti stessi. In questo caso, ciò che è avvenuto a Castiglion Fiorentino ha potuto avere un epilogo positivo soltanto grazie al coraggio e al sangue freddo del Comandante della locale Stazione Carabinieri, maresciallo Donato Amodio. Nella serata del 25 giugno scorso, un agricoltore di 52 anni, che non aveva mai dato segni di squilibrio, si è impadronito di un fucile da caccia e, senza alcun plausibile motivo, si è affacciato alla finestra della sua abitazione iniziando a sparare all'impazzata. Subito i vicini hanno richiesto l'intervento dei militari dell'Arma di Castiglion Fiorentino. Il maresciallo Amodio, giunto sul posto con alcuni militari e constatato che l'individuo era in preda ad un forte stato di agitazione, ha allontanato i curiosi ed ha iniziato a colloquiare con l'esagitato. Dopo una prolungata opera di convincimento, durante la quale si è guadagnato la fiducia dell'agricoltore, il maresciallo è riuscito a convincerlo a rientrare all'interno dell'abitazione e a consegnargli l'arma. Tutto sembrava stesse risolvendosi per il meglio, quando il grado di follia dell'uomo ha raggiunto livelli parossistici. Proprio mentre il maresciallo si apprestava a ricevere l'arma, a conclusione della trattativa, l'agricoltore ha armato il fucile e gliel'ha puntato contro. A questo punto il militare, con mossa fulminea, ha impugnato le canne dell'arma deviandole verso la parete della stanza, proprio mentre lo squilibrato faceva fuoco. Il maresciallo Amodio, con l'aiuto degli altri militari appostatisi esternamente all'abitazione, è quindi riuscito ad immobilizzare il folle e ad arrestarlo. Il coraggioso intervento si è concluso con l'accompagnamento dell'agricoltore al carcere di Arezzo. Si può facilmente immaginare quale e quanto grande sia stato l'apprezzamento della popolazione verso quel bravo comandante e verso l'intera Istituzione.
I.M.