
Sessant'anni fa, il 12
agosto 1944, pochi giorni prima della liberazione di Firenze, a
Fiesole tre carabinieri, Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e
Vittorio Marandola, cadevano sotto i colpi di un plotone
d'esecuzione nazista. Il 60° Anniversario del loro sacrificio è
stato ricordato, in forma solenne, il 27 e 28 luglio nella
cittadina toscana. Alla cerimonia militare, svoltasi alla presenza
del Sottosegretario di Stato alla Difesa Francesco Bosi, in
rappresentanza del Governo, del Comandante Generale dell'Arma
Luciano Gottardo, delle più alte autorità regionali e provinciali e
dei familiari dei tre Eroi, hanno fatto da cornice alcune
iniziative volte ad inquadrare l'episodio nel contesto più ampio
della Resistenza in Toscana e a rinsaldare i vincoli tra la
cittadinanza e l'Arma. Il sacrificio dei "Carabinieri Martiri di
Fiesole", immolatisi per salvare la vita di dieci persone
trattenute in ostaggio, deve essere infatti collocato nel giusto
contesto storico proprio per evidenziare il contributo importante
che l'Istituzione seppe offrire in terra toscana nel periodo tra il
1943 e il 1944.
L'episodio di Fiesole presenta
molteplici analogie con quello del vice brigadiere Salvo
d'Acquisto. In entrambe le circostanze i militari scelsero di
scambiare la loro giovane vita con quella di inermi cittadini
destinati alla morte. Ed il valore di questa scelta - che assurge i
militari a "martiri cristiani" caduti a difesa dei valori della
solidarietà e dell'amore - è stato sottolineato nel corso della
Santa Messa, officiata dall'Ordinario Militare, monsignor Angelo
Bagnasco.

La rievocazione di quel tragico 12
agosto 1944 è avvenuta davanti al Monumento sulla collina di
Fiesole che ricorda l'episodio, preceduta dalla deposizione di una
corona di alloro da parte del senatore Bosi, del generale Gottardo
e del Sindaco di Fiesole, dottor Fabio Incatasciato. Il Comandante
Generale, dopo aver ricordato la tragicità degli eventi seguiti
all'armistizio su tutto il territorio nazionale, ha evidenziato
«quella ferma volontà di difendere la popolazione da ogni pericolo,
da sempre patrimonio consolidato di tutti i Carabinieri». E se i
nostri militari sono divenuti un punto di riferimento
insostituibile per la cittadinanza, lo debbono proprio a questi
uomini il cui «cosciente incontro con la morte ha elevato ad Eroi».
Quindi l'alto ufficiale ha sottolineato come l'adempimento del
dovere «debba essere uno stile di vita per i carabinieri ed il
ricordo di quanti ci hanno preceduti costituisca un ideale punto di
riferimento per perpetuare e confermare la nostra dedizione».
L'importanza e la sublimità del
sacrificio di Sbarretti, Marandola e La Rocca veniva posta in
risalto anche dal Sottosegretario che, dopo aver inquadrato
storicamente l'episodio, ha ricordato come la libertà per i tre
martiri fosse solo a qualche chilometro di distanza. «I tre
militari deliberatamente scelsero di essere interpreti della
volontà di riscatto di un'Italia che anelava a liberarsi dalla
tirannide, per risorgere dalla tragedia e riprendere il cammino di
civiltà. Essi così non si sottrassero alla lotta e non esitarono a
seguire la strada dell'onore». Infine, dopo aver posto in risalto i
principi morali che da 190 anni hanno animato ed animano la storia
dell'Arma, ha indicato come il monumento di Fiesole ci rammenti, in
forma solenne, che «nessuna tenaglia può spezzare la Fiamma dei
Carabinieri».
L'episodio di quel 12 agosto 1944 è
ancora vivo nella mente e nel cuore dei fiesolani, che nei due
giorni dedicati al ricordo dell'anniversario si sono stretti
attorno ai loro Carabinieri, a quanti oggi, con la loro presenza
sulle strade, ricordano i tre Eroi. E il Sindaco Incatasciato ha
espresso la gratitudine della popolazione all'Arma. «Giovani e meno
giovani», ha detto, «hanno ben presenti le figure di Sbarretti,
Marandola e La Rocca, il loro sacrificio giunto al culmine di
sofferenze e privazioni vissute dalle nostre popolazioni nelle
tragiche giornate che si conclusero con la liberazione di
Firenze».
La cerimonia ha avuto un prologo il
giorno precedente, con un convegno cui hanno partecipato, con
qualificati interventi, i professori Luigi Lotti, Paolo Paoletti e
Cosimo Ceccuti, e il generale Movm Umberto Rocca. Come ha
giustamente posto in risalto il Comandante della Regione
Carabinieri Toscana, generale Tullio Del Sette, quel periodo è
stato uno dei più difficili ed al tempo stesso più esaltanti della
storia dell'Arma. I militari, rimanendo al loro posto, sia nelle
città che nelle Stazioni distaccate, si rivelarono un valido punto
di riferimento per le popolazioni e per il movimento di
liberazione. Tanti gli episodi che si succedettero tra l'8
settembre 1943 e l'agosto del 1944, e il generale Rocca, nella sua
relazione, li ha proposti nella giusta luce. Numerosi furono i
comandanti di stazione che a rischio della propria incolumità
dettero asilo e protezione a soldati. «Ma le pagine più
significative», ha ricordato, «furono scritte da quei carabinieri
che a centinaia militarono nelle formazioni partigiane operanti in
Toscana ed in particolare nel Raggruppamento "Monte Amiata", nella
Divisione "Arezzo", nella Brigata "V", nella Banda "Simar" e nelle
Formazioni Apuane. Episodi oscuri ma di grande valenza, che mettono
in risalto cosa voglia significare combattere e morire per
difendere non solo valori e ideali ma anche la vita altrui».
Il professor Ceccuti, presidente
della Fondazione "Giovanni Spadolini", nel suo apprezzatissimo
intervento ha ricordato sia l'episodio di Fiesole, sia il contesto
nel quale si sviluppò, ma soprattutto ha tracciato le figure dei
tre militari, sottolineando come, nel novembre del 1986, Giovanni
Paolo II, raccoltosi in preghiera ai piedi del Monumento, espresse
la sua ammirazione per loro. Il Santo Padre in quell'occasione
disse: «Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che, come questi
giovani, sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace
e per la giustizia».
Il professor Paoletti, autore di
numerosi studi relativi alla partecipazione delle forze armate al
movimento di liberazione, nel suo intervento ha ricordato un altro
episodio che ebbe per protagonisti otto carabinieri i quali, il 15
agosto 1944, quattro giorni dopo la liberazione di Firenze, vennero
fucilati da un reparto di paracadutisti tedeschi all'interno del
cortile di Palazzo Medici Riccardi.
Gli avvenimenti del '44 ed il
passaggio del fronte in Toscana, invece, sono stati oggetto
dell'intervento del professor Lotti, già preside della Facoltà di
Storia Moderna e Contemporanea dell'Università di Firenze, che ha
inquadrato la situazione dal punto di vista storico-militare.
Le celebrazioni di Fiesole hanno poi
vissuto un altro momento esaltante il 27 luglio con il concerto
della Banda dell'Arma, diretta dal tenente colonnello Massimo
Martinelli nell'anfiteatro della cittadina toscana, ubicato a poche
centinaia di metri dal luogo ove sorge il Monumento ai tre martiri.
Accanto alle autorità, tra le quali anche il Comandante
dell'Interregionale "Podgora", generale Ermanno Vallino, ai
carabinieri in servizio e in congedo, tanta gente, tanti abitanti
di Fiesole, a testimoniare il ricordo e l'attaccamento all'Arma.
Attaccamento che traspariva anche dalle parole scritte dai ragazzi
delle scuole medie della cittadina nei temi presentati nel concorso
letterario promosso in collaborazione con la Sovrintendenza
scolastica e premiati nell'anfiteatro subito dopo il
concerto. |