L'Arma nelle
cinque Italie
L'Arma "territoriale", come da
direttive del Comando Generale, ancor prima dello sbarco in Sicilia
(10 luglio 1943), sulla base dei Trattati del Diritto Bellico
Internazionale, doveva restare al proprio posto, mentre i reparti
assegnati alle Unità delle Forze Armate dovevano seguire la sorte
di queste. Tali direttive verranno confermate l'8 settembre. L'Arma
vivrà così le stesse tragedie delle popolazioni nelle diverse
situazioni che, a solo scopo di analisi, chiameremo delle "cinque
Italie".
La prima fu quella sotto il diretto
controllo dell'Amgot (Allied Military Government Occupied
Territory) in Sicilia. L'impatto dell'Arma con gli angloamericani
non fu indolore: questi, sin dal primo giorno, non fecero
distinzione, facendo prigioniero chiunque indossasse una divisa.
Cosicché molti carabinieri che si prodigavano a salvare
popolazioni, impedire saccheggi e infondere speranza finirono nei
campi di prigionia. In seguito gli Alleati capirono l'errore e
affidarono all'Arma l'ordine e la sicurezza pubblica, sia pure alle
dipendenze degli "Affari Civili" del Governo Militare di
Occupazione.
Il 4 agosto, a Palermo, fu
costituito il "Comando Superiore Carabinieri Reali della Sicilia"
che il 5 dicembre fu soppresso e tutto il personale rientrò nel
"Comando Arma Carabinieri Reali dell'Italia Liberata", istituito a
Bari il 15 novembre 1943. Siamo così alla seconda Italia: quella
del Regno del Sud. Il 12 settembre, presso la sede della Legione di
Bari fu costituito il "Comando dei Carabinieri dell'Italia
Meridionale". Con la liberazione della provincia di Foggia, il
Prefetto Giuseppe Pièche, già Vice Comandante Generale dell'Arma,
rientrava nei ranghi e diveniva Comandante Generale del neo
"Comando Carabinieri dell'Italia Liberata" (15 novembre '43). Al
generale Pièche si deve se l'Arma godette ovunque e subito della
considerazione del governo, dei cittadini e della "Commissione di
Controllo Alleata". Nuova linfa fu immessa con l'arruolamento di
600 vicebrigadieri e 8mila carabinieri. Presto l'organizzazione
territoriale riassumeva la tradizionale capillarità.
La terza Italia. L'Arma, anche per
le note disposizioni, rimase accanto alle popolazioni (molti i
carabinieri che si unirono ai "patrioti"), proseguendo l'attività
istituzionale civile (ordine pubblico, polizia giudiziaria) e
militare (protezione impianti, come centrali idroelettriche e di
utilità pubblica). L'ordinamento verrà modificato l'8 dicembre
1943, allorché verrà inserito in quello della Gnr (Guardia
Nazionale Repubblicana), nuova "Forza Armata" comprendente i resti
della Mvsn (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale) e della Pai
(Polizia Africa Italiana). L'11 agosto 1944 la Gnr "passava"
nell'Esercito Nazionale Repubblicano, divenendone "prima Arma
combattente". In sostanza, l'Arma tradizionale venne soppressa. Ma
gli uomini continuarono a rimanere tra le popolazioni,
sacrificandosi e pagando con la vita per mantenere fede alla loro
"spiritualità". Basta ricordare il sacrificio di Salvo D'Acquisto e
dei Martiri di Fiesole. D'altro canto le popolazioni trovavano
fonte di speranza nel vedere che i "loro" carabinieri non li
abbandonavano. Nella soppressione dell'Arma nacque il seguente
ordinamento territoriale: Comando Provinciale Gnr e Vice Comando
Provinciale con compiti amministrativo, matricolare e di deposito;
Comando Raggruppamento Gnr, corrispondente al Gruppo (non Legione);
Gruppo Presidi, corrispondente alla Compagnia; Presidio,
corrispondente alla Tenenza; Distaccamento, corrispondente alla
Stazione.
La quarta Italia fu quella nella
quale l'Arma pagherà il maggior contributo di sangue, non solo da
parte della resistenza ai tedeschi ma anche per mano dei comunisti
slavi, che intendevano la guerra partigiana come pulizia
antitaliana, con l'obiettivo di portare il confine fino al
Tagliamento. Con l'ordinanza di Hitler del 10 settembre venivano
costituite due zone di operazione: la Alpenvorland "Pealpi" e
l'Adriatische Küstenland "Litorale Adriatico". In esse (la "quarta
Italia", appunto), fu esclusa ogni ingerenza della sovranità della
Rsi, essendo l'amministrazione civile (e politico-militare) passata
sotto il controllo germanico. Mentre il 15 maggio 1944 l'Arma
cessava ogni autonoma attività nei territori della Rsi (in quanto
inglobata nella Gnr), nelle due zone di operazioni suddette l'Arma
era alle dipendenze dirette di commissari-prefetti con dei
collegamenti con comandi militari di presidio retti da quadri del
già Esercito Italiano, intenzionati a tutelare l'italianità di
quelle zone dall'invadenza dei comunisti slavi. Una storia quella
della quarta Italia ancora tutta da scrivere.
La quinta Italia era formata invece
dai territori sotto controllo dei partigiani e delle zone ove
questi operavano a carattere temporaneo. L'Arma, sin dall'8
settembre, fu coinvolta nella resistenza all'aggressività tedesca,
che non accettava l'armistizio italiano. Le stazioni del Sud
subirono violenze da parte dei tedeschi in ritirata, contro le
quali i Carabinieri reagirono pur non disponendo di armamento
pesante. Moltissime le perdite. Testo di riferimento fondamentale:
I Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione (a
cura del generale C. A. Arnaldo Ferrara, profondo storico
dell'Istituzione). |