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E la nave va...

Una mostra che diventa un lungo ed avvincente viaggio in mare. È ciò che offre Genova, da dove si parte...

Il transatlantico.

Si sale a bordo e l'avventura comincia. Genova celebra la sua tradizione di città di mare e il suo ruolo di capitale europea della cultura 2004 con la mostra Transatlantici. Scenari e sogni di mare, che, inaugurata lo scorso agosto, terminerà il prossimo 9 gennaio.

La mostra, di vaste proporzioni e pari ambizioni, si serve di allestimenti multimediali e oggetti storici per narrare nei suoi differenti aspetti l'epopea della navigazione transoceanica: dal 1838 - anno del primo viaggio a vapore attraverso l'Atlantico - fino agli anni Settanta del '900, quando i grandi vascelli di linea cessarono la loro attività, soppiantati da veloci ed efficienti mezzi di trasporto, venendo demoliti o trasformati in navi per crociere.

L'arco di quasi 150 anni viene esaminato da prospettive più o meno note ed usuali: i passeggeri, ricchi o miseri che fossero, le architetture, le decorazioni, la tecnologia, la storia, la società, il costume, attraverso la ricostruzione dei principali aspetti della vita dei transatlantici, sopra ed anche intorno ad essi (come, ad esempio, la navigazione nell'immaginario cinematografico attraverso i tempi, o la pubblicità di crociere e compagnie). Oggetti d'epoca, documenti, pitture, modellini di vascelli, insieme ad effetti speciali cinematografici e installazioni multimediali creano un'atmosfera coinvolgente, riuscendo al tempo stesso a trasmettere al visitatore informazioni e approfondimento sulla società europea dei due secoli cruciali che furono Ottocento e Novecento.

Una delle immagini più emblematica del viaggio per mare, racchiude mille significati.

Per quanto il ruolo di Genova sia stato cruciale nell'epopea della navigazione transatlantica, la mostra considera anche altri Paesi che entrarono in competizione tra loro per la conquista del primato sui mari. Così che il Rex costituì una risposta al Bremen, il Normandie a sua volta una risposta al Rex e il Queen Mary al Normandie. Con questo scopo, sono stati coinvolti musei marittimi di tutta Europa che hanno lavorato insieme per la selezione di opere e modelli di particolare significato: dal National Maritime Museum di Greenwich - il più importante museo marittimo del mondo - all'Imperial War Museum di Londra, che custodisce e studia le testimonianze della guerra marittima in Europa, o l'Ocean Liner Museum di New York e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.

La visita ha inizio percorrendo le scalette per salire a bordo insieme al flusso di emigranti, passeggeri di tutte le classi, animali e merci. Genti e cose che hanno scopi e destinazioni differenti, dal tentativo di crearsi una nuova vita in un continente sconosciuto all'elegante divertimento d'un solo viaggio. Il contrasto sociale tra i ceti e le motivazioni di chi intraprendeva la navigazione spiccano sin da principio, con le feste mascherate, le cene con il capitano, il chiassoso passaggio all'Equatore e l'orchestrina che fanno da contraltare a testimonianze su stive puzzolenti, che rigurgitano d'emigranti. I transatlantici rivelarono ben presto la loro duplice valenza di mezzo per emigrare o di viaggio turistico-culturale, ma fecero, in ogni modo, della navigazione un'esperienza collettiva.

Una delle immagini più emblematica del viaggio per mare, racchiude mille significati.

Il percorso prosegue presentando altri, successivi aspetti e momenti della navigazione sui transatlantici, tra cui la Prima guerra mondiale, con il terrore suscitato dai siluri: in mostra la camiciola di una delle naufraghe del Lusitania, affondato il 7 maggio del 1915. Segue la straordinaria gara del Nastro Azzurro sulla classica rotta atlantica, che presenta pure il trofeo omonimo (o "Blue Ribband"): venne consegnato per la prima volta, proprio nella città di Genova, al Rex, il 20 agosto 1935. Gli scenari di mostra presentano ancora la distruzione, nell'autunno del 1944, della stessa nave.

Oggetti ed arredi in mostra sono anche lo spunto per descrivere struttura e decorazione degli interni di queste navi. La storia tecnico-architettonica dei transatlantici dimostra come anche sul mare si siano riprodotte la parabola del movimento moderno, la ricerca di nuove espressioni e linguaggi formali, la nascita dell'industrial design e gli esercizi più avanzati delle avanguardie storiche.

La realizzazione dei transatlantici fu infatti oggetto delle speculazioni teoriche, oltre che delle loro pratiche applicazioni, di alcuni dei maestri dell'architettura novecentesca, quali Le Corbusier, che descrisse il piroscafo come «prima tappa nella realizzazione di un mondo organizzato secondo lo spirito nuovo», o Mies Van der Rohe, che lo definì «un'abitazione di massa galleggiante, creata sulla base delle esigenze e dei mezzi del nostro tempo». Attraverso l'esame dei progetti emerge la duplice necessità di pensare non soltanto contenitori per il trasporto di passeggeri o viaggiatori, ma anche, o soprattutto, ambienti adatti ad ospitare, intrattenere e nutrire durante i molti giorni di navigazione. Per questo scopo vennero creati spazi funzionali al viaggio, ma che consentissero di occultarlo, trasfigurando la dimensione della nave e nascondendone la natura di mezzo tecnico, per richiamare piuttosto ambienti e architetture di terra.

L'intento di ignorare i riferimenti all'ambiente marino risulta altrettanto evidente attraverso le vicende artistico-decorative ricostruite nel percorso espositivo. Soltanto dopo la Prima guerra mondiale gli artisti acquisirono una certa importanza, liberandosi della funzione di semplici allestitori d'interni, per incominciare a confrontarsi con le soluzioni progettuali di architetti e costruttori; acquisirono allora posizione di rilievo nel ricreare, all'interno dei saloni di rappresentanza, scenografie lussuose ed abbaglianti che colpivano e stupivano i passeggeri, così da celare in qualche misura ai loro occhi la realtà della nave. La vicenda degli arredi d'interno proseguì poi attenta ai contemporanei sviluppi dell'arte, tanto da trasformare i transatlantici in sorta di unitarie opere d'arte galleggianti, di cui furono sfarzoso esempio gli interni Art déco o l'esibizione di grandeur nazionale sul Normandie.

Citando alcuni italiani, tra i principali artisti impegnati nella decorazione dei grandi vascelli di linea, si ricordano Gustavo Pulitzer Finali, Libero Andreotti, Pietro Chiesa, Gino Severini, Massimo Campigli; ma meritano almeno una menzione nomi quali il maestro francese del vetro René Lalique e il suo conterraneo Jean Dunand, autore di magnifici pannelli laccati, che prestarono entrambi la propria opera per il Normandie, o i più innovativi progetti realizzati sull'inglese Queen Mary. Nel secondo dopoguerra (epoca di massimo splendore, ma anche inizio del declino della navigazione transatlantica) si abbandonò progressivamente la tendenza ad integrare la progettazione degli ambienti con decorazioni artistiche, per realizzare piuttosto sorta di transatlantici-galleria d'arte, con allestimenti, in Italia, di personalità quali Giò Ponti, Gustavo Pulitzer, Nino Zoncada, Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti, Attilio e Emilio La Padula.

Un'ultima, marginale notazione: se smarrite la strada tra i bui pannelli blu del percorso espositivo, non sarete stati gli unici. Il personale sarà solerte nell'aiutarvi a ritrovarla.

Francesca Rocci