CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2004 > Luglio > Società

Punti d'incontro in città

Continua il nostro viaggio nella Capitale all'interno delle diverse comunità religiose. Dopo i gruppi cattolici stranieri, parliamo della comunità islamica, una delle più numerose presenti nel nostro Paese, e della piccola comunità curda

La conseguenza delle grandi correnti migratorie dell'ultimo decennio è stata la nascita di società "multireligiose" e "multiculturali". Ciò è accaduto anche in Italia, Paese che si trova ad affrontare i problemi connessi alla convivenza sullo stesso territorio nazionale di gruppi religiosi diversi, le cui tradizioni apportano giorno dopo giorno nuovi costumi e differenti modi di essere, di vivere, di pensare.

La comunità islamica. Da Roma a Stoccolma a Madrid, da Shanghai a Chicago, da Jakarta a Tombouctou, cinque volte al giorno, si leva il canto per chiamare alla preghiera i musulmani devoti, ovunque si trovino. Da quasi 1.400 anni i fedeli iniziano l'inno di lode dell'Islam per il Creatore sempre con la stessa frase: «Allah… u akbar, Allah… u akbar! Dio è grande!». Islam è termine arabo che significa "sottomissione a Dio" ed ha la stessa radice di salam, "pace". «La pace è l'essenza stessa dell'Islam», dice il principe El Hassan bin Talal, fratello del defunto re Hussein di Giordania e discendente del Profeta.

I musulmani rappresentano, attualmente, la seconda comunità religiosa in Italia per numero di fedeli (circa 700mila), dopo i cattolici e molto prima dei protestanti e degli evangelici. L'Islam è una dottrina che cresce rapidamente, tanto che l'80 per cento dei suoi fedeli vive al di fuori del mondo arabo. Il miliardo e oltre di musulmani che popolano la Terra sono differenti su tutto o quasi: lingua, razza, esperienza storica, usi e costumi. Questa diversità si riscontra anche fra quelli presenti in Italia, giunti non come islamici, ma come marocchini, tunisini, albanesi, senegalesi. Le loro culture, le loro lingue, le loro tradizioni si affiancano senza fondersi, e a volte si oppongono, non solo su un piano nazionale, ma anche sul piano religioso. Un esempio è quello degli arabi e dei senegalesi. Gli arabi, originari dell'Africa del Nord e del Medio Oriente, si considerano i detentori della verità e della purezza dell'Islam. Essi affermano che il Corano è stato rivelato loro in lingua araba ed è stato da loro diffuso in tutto il mondo. Per questo guardano con sospetto i senegalesi, considerati poco ortodossi. Questi ultimi, dal canto loro, vivono a parte e mantengono tenacemente la loro coesione di gruppo. Ciò che più colpisce nel comportamento degli immigrati del Senegal, rispetto a quelli delle altre comunità, è l'assenza di conflittualità fra etnie e la disponibilità al mutuo aiuto fra tutti i membri.

Eppure, nonostante le diversità, i musulmani d'Italia hanno qualcosa che è comune a tutti: il senso di appartenenza all'Umma (Comunità musulmana), di cui vanno fieri, e la fedeltà ad alcune pratiche culturali, come il digiuno del Ramadhan e l'osservanza dei riti islamici di passaggio: la circoncisione, il matrimonio endogamo per la donna, gli spazi cimiteriali islamici al momento del decesso.

La comunità si raduna nella moschea, per esaminare tutto ciò che la riguarda: questioni sociali, culturali, politiche, e per pregare. Qui prende tutte le decisioni. Il venerdì a mezzogiorno c'è la preghiera pubblica, seguita dalla khutbah, il "discorso": un approfondimento delle questioni politiche, sociali, morali. E il venerdì non è il giorno in cui non si lavora, come il sabato degli ebrei o la domenica dei cristiani, ma quello in cui i musulmani si ritrovano insieme. Ogni venerdì fuori della moschea si svolge un mercatino tipico, dove si possono acquistare e gustare diverse specialità: il kebab, i felafel (frittelline di ceci fritte al momento), il pane marocchino e molte altre.

Il numero delle moschee in Italia è salito a circa 130. Quella di Roma, inaugurata nel 1996, è la più grande d'Europa ed è il centro islamico più importante d'Italia. Secondo studi effettuati, fra i musulmani cresce sempre più il numero dei convertiti da altre religioni: circa 500 l'anno. Tra i motivi: l'aver imparato ad apprezzare il dono ed il valore delle piccole cose quotidiane, elementi che nella cultura occidentale si vanno a poco a poco perdendo.

Lo scorso aprile, Lignano Sabbiadoro (Udine) ha ospitato il meeting "Io penso positivo" organizzato dall'Associazione Giovani Musulmani Italiani. Durante l'incontro è risuonato più volte l'incitamento a testimoniare l'Islam amando tanto i cristiani quanto gli ebrei. I "nuovi" musulmani si propongono di difendere la loro religione dal fanatismo dei terroristi e dall'intolleranza degli altri. Puntano inoltre sul senso della parola jihad, che non è la "guerra santa", come traducono i media, bensì il massimo impegno a comportarsi correttamente in tutte le attività umane, assumendo ogni responsabilità nei confronti del coniuge, della famiglia, della comunità e del Creatore.

La Comunità Curda e il Newroz. La lotta del popolo curdo contro l'ingiustizia e gli antichi oppressori può essere simboleggiata dal Capodanno: il Newroz. Questa è la festa nazionale della Libertà, che ricorda l'impresa di Kawa, il fabbro che si ribellò al tiranno assiro e che comunicò al suo popolo la conquista della libertà attraverso l'accensione di fuochi in cima alle montagne. In una sintesi culturale, il fuoco che celebra l'inizio della Primavera, pratica largamente diffusa nell'antichità, si fonde con il fuoco della Libertà, ed ai giorni nostri rappresenta per i curdi un'occasione per stare gioiosamente insieme e pacificamente esigere la pace ed il rispetto dei diritti umani.

Qualcuno li chiama "una nazione senza Stato". I curdi rappresentano una realtà fra le più sofferte del panorama internazionale. Ospiti di un territorio altrui, senza un vero riconoscimento, vivono da sempre un rapporto difficile con turchi e iracheni. E sempre più spesso cercano un'altra casa e un'altra vita in Europa. In Italia sono 2.500, concentrati soprattutto in Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. A Roma non sono più di 200, ma il Comune non è rimasto indifferente alla loro causa e ha avviato da tempo un progetto gestito dall'Associazione Europa Levante. Un progetto che vuol essere soprattutto di dialogo, di confronto e conoscenza, ma che si propone anche un obiettivo pratico e di grande valore: riqualificare e ristrutturare un'antica chiesa armena, nel centro della città di Diyarbakir.

Il 21 marzo scorso si è svolto il Newroz. I curdi si sono incontrati per festeggiare l'evento più importante del loro calendario. Presso il Centro Ararat, nel cuore del quartiere romano di Testaccio, si è svolta la festa che ha riunito le comunità provenienti da ogni parte d'Italia. All'ingresso del Centro è stato allestito un enorme cumulo di legna pronto per essere bruciato a mezzanotte. Dopo una tipica cena a base di kebab e dolci caratteristici, è iniziato lo spettacolo: in grandi cerchi i curdi hanno ballato, ascoltato poesie della loro terra, vissuto la nostalgia della patria lontana. Al termine, con gioia e malinconia, mano nella mano hanno danzato intorno al grande fuoco. Nei loro sguardi assorti era forte il ricordo del Kurdistan.

Patrizia Lavarese