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La
conseguenza delle grandi correnti migratorie dell'ultimo decennio è
stata la nascita di società "multireligiose" e "multiculturali".
Ciò è accaduto anche in Italia, Paese che si trova ad affrontare i
problemi connessi alla convivenza sullo stesso territorio nazionale
di gruppi religiosi diversi, le cui tradizioni apportano giorno
dopo giorno nuovi costumi e differenti modi di essere, di vivere,
di pensare.
La comunità islamica. Da Roma
a Stoccolma a Madrid, da Shanghai a Chicago, da Jakarta a
Tombouctou, cinque volte al giorno, si leva il canto per chiamare
alla preghiera i musulmani devoti, ovunque si trovino. Da quasi
1.400 anni i fedeli iniziano l'inno di lode dell'Islam per il
Creatore sempre con la stessa frase: «Allah… u akbar, Allah… u
akbar! Dio è grande!». Islam è termine arabo che significa
"sottomissione a Dio" ed ha la stessa radice di salam, "pace". «La
pace è l'essenza stessa dell'Islam», dice il principe El Hassan bin
Talal, fratello del defunto re Hussein di Giordania e discendente
del Profeta.
I musulmani rappresentano,
attualmente, la seconda comunità religiosa in Italia per numero di
fedeli (circa 700mila), dopo i cattolici e molto prima dei
protestanti e degli evangelici. L'Islam è una dottrina che cresce
rapidamente, tanto che l'80 per cento dei suoi fedeli vive al di
fuori del mondo arabo. Il miliardo e oltre di musulmani che
popolano la Terra sono differenti su tutto o quasi: lingua, razza,
esperienza storica, usi e costumi. Questa diversità si riscontra
anche fra quelli presenti in Italia, giunti non come islamici, ma
come marocchini, tunisini, albanesi, senegalesi. Le loro culture,
le loro lingue, le loro tradizioni si affiancano senza fondersi, e
a volte si oppongono, non solo su un piano nazionale, ma anche sul
piano religioso. Un esempio è quello degli arabi e dei senegalesi.
Gli arabi, originari dell'Africa del Nord e del Medio Oriente, si
considerano i detentori della verità e della purezza dell'Islam.
Essi affermano che il Corano è stato rivelato loro in lingua araba
ed è stato da loro diffuso in tutto il mondo. Per questo guardano
con sospetto i senegalesi, considerati poco ortodossi. Questi
ultimi, dal canto loro, vivono a parte e mantengono tenacemente la
loro coesione di gruppo. Ciò che più colpisce nel comportamento
degli immigrati del Senegal, rispetto a quelli delle altre
comunità, è l'assenza di conflittualità fra etnie e la
disponibilità al mutuo aiuto fra tutti i membri.
Eppure, nonostante le diversità, i
musulmani d'Italia hanno qualcosa che è comune a tutti: il senso di
appartenenza all'Umma (Comunità musulmana), di cui vanno fieri, e
la fedeltà ad alcune pratiche culturali, come il digiuno del
Ramadhan e l'osservanza dei riti islamici di passaggio: la
circoncisione, il matrimonio endogamo per la donna, gli spazi
cimiteriali islamici al momento del decesso.
La comunità si raduna nella moschea,
per esaminare tutto ciò che la riguarda: questioni sociali,
culturali, politiche, e per pregare. Qui prende tutte le decisioni.
Il venerdì a mezzogiorno c'è la preghiera pubblica, seguita dalla
khutbah, il "discorso": un approfondimento delle questioni
politiche, sociali, morali. E il venerdì non è il giorno in cui non
si lavora, come il sabato degli ebrei o la domenica dei cristiani,
ma quello in cui i musulmani si ritrovano insieme. Ogni venerdì
fuori della moschea si svolge un mercatino tipico, dove si possono
acquistare e gustare diverse specialità: il kebab, i felafel
(frittelline di ceci fritte al momento), il pane marocchino e molte
altre.
Il numero delle moschee in Italia è
salito a circa 130. Quella di Roma, inaugurata nel 1996, è la più
grande d'Europa ed è il centro islamico più importante d'Italia.
Secondo studi effettuati, fra i musulmani cresce sempre più il
numero dei convertiti da altre religioni: circa 500 l'anno. Tra i
motivi: l'aver imparato ad apprezzare il dono ed il valore delle
piccole cose quotidiane, elementi che nella cultura occidentale si
vanno a poco a poco perdendo.
Lo scorso aprile, Lignano Sabbiadoro
(Udine) ha ospitato il meeting "Io penso positivo" organizzato
dall'Associazione Giovani Musulmani Italiani. Durante l'incontro è
risuonato più volte l'incitamento a testimoniare l'Islam amando
tanto i cristiani quanto gli ebrei. I "nuovi" musulmani si
propongono di difendere la loro religione dal fanatismo dei
terroristi e dall'intolleranza degli altri. Puntano inoltre sul
senso della parola jihad, che non è la "guerra santa", come
traducono i media, bensì il massimo impegno a comportarsi
correttamente in tutte le attività umane, assumendo ogni
responsabilità nei confronti del coniuge, della famiglia, della
comunità e del Creatore.
La Comunità Curda e il
Newroz. La lotta del popolo curdo contro l'ingiustizia e gli
antichi oppressori può essere simboleggiata dal Capodanno: il
Newroz. Questa è la festa nazionale della Libertà, che ricorda
l'impresa di Kawa, il fabbro che si ribellò al tiranno assiro e che
comunicò al suo popolo la conquista della libertà attraverso
l'accensione di fuochi in cima alle montagne. In una sintesi
culturale, il fuoco che celebra l'inizio della Primavera, pratica
largamente diffusa nell'antichità, si fonde con il fuoco della
Libertà, ed ai giorni nostri rappresenta per i curdi un'occasione
per stare gioiosamente insieme e pacificamente esigere la pace ed
il rispetto dei diritti umani.
Qualcuno li chiama "una nazione
senza Stato". I curdi rappresentano una realtà fra le più sofferte
del panorama internazionale. Ospiti di un territorio altrui, senza
un vero riconoscimento, vivono da sempre un rapporto difficile con
turchi e iracheni. E sempre più spesso cercano un'altra casa e
un'altra vita in Europa. In Italia sono 2.500, concentrati
soprattutto in Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. A Roma non sono
più di 200, ma il Comune non è rimasto indifferente alla loro causa
e ha avviato da tempo un progetto gestito dall'Associazione Europa
Levante. Un progetto che vuol essere soprattutto di dialogo, di
confronto e conoscenza, ma che si propone anche un obiettivo
pratico e di grande valore: riqualificare e ristrutturare un'antica
chiesa armena, nel centro della città di Diyarbakir.
Il 21 marzo scorso si è svolto il
Newroz. I curdi si sono incontrati per festeggiare l'evento più
importante del loro calendario. Presso il Centro Ararat, nel cuore
del quartiere romano di Testaccio, si è svolta la festa che ha
riunito le comunità provenienti da ogni parte d'Italia.
All'ingresso del Centro è stato allestito un enorme cumulo di legna
pronto per essere bruciato a mezzanotte. Dopo una tipica cena a
base di kebab e dolci caratteristici, è iniziato lo spettacolo: in
grandi cerchi i curdi hanno ballato, ascoltato poesie della loro
terra, vissuto la nostalgia della patria lontana. Al termine, con
gioia e malinconia, mano nella mano hanno danzato intorno al grande
fuoco. Nei loro sguardi assorti era forte il ricordo del
Kurdistan. |