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Ritorno sul K2 1954-2004

Cinquant'anni or sono, il 31 luglio del 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli piantarono le loro piccozze, con il tricolore italiano, sulla seconda cima del mondo dopo l'Everest: il K2. Che da quel momento per tutti diverrà la "montagna degli italiani"

Il logo ufficiale scelto per le celebrazioni dei cinquanta anni dalla conquista italiana della seconda vetta del mondo

A rammentarlo, il 24 giugno 2003, è stato il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gianni Alemanno, in occasione di una manifestazione tenutasi presso il suo Ministero, in cui è stato presentato il progetto "K2 - Cinquant'anni dopo", coordinato dal Comitato Ev-K2-Cnr, che vede impegnati dallo scorso maggio, alpinisti e studiosi sul K2 (due cordate alpinistiche raggiungeranno la cima risalendo lo sperone "Abruzzi" e lo spigolo nord tra il 16 luglio e il 5 agosto 2004) e sull'Everest (con fini prevalentemente scientifici).

Una spedizione che si propone quindi di realizzare un risultato alpinistico ma anche un programma di ricerca nei settori della medicina (in particolare della fisiologia), della geodesia (che studia la forma e le dimensioni della Terra), della glaciologia, delle scienze ambientali e dell'ecocompatibilità. Ad esempio i risultati degli studi sull'ipossiemia (relativi alla diminuita acidità) saranno applicati ad altri campi della medicina, come alle malattie cardiorespiratorie caratterizzate appunto da stati ipossiemici.

La "salute" del pianeta viene monitorata attraverso prelievi di neve non contaminata ad altissima quota e l'evoluzione del clima sarà poi analizzata attraverso i movimenti dei ghiacciai. Per la prima volta viene definito un protocollo di ecocompatibilità per dare un impulso alla crescita della consapevolezza ambientale degli alpinisti ed un contributo alle popolazioni locali che possono essere coinvolte nella gestione dei materiali.

Nella spedizione viene impiegata una strumentazione scientifica d'avanguardia, un Gps (Global Positioning System) con georadar, che permetterà la parola fine all'annosa controversia sull'altezza precisa dell'Everest e del K2. Capo onorario della spedizione sarà lo stesso Ministro Alemanno, capo effettivo Agostino da Polenza, l'alpinista che nel 1983 ha già scalato il versante nord del K2 e che ha collaborato con il professore Ardito Desio.

La squadra alpinistica della spedizione si compone di 33 elementi. Ne fanno parte guide alpine valdostane, i Ragni della Grignetta di Lecco, i Catores della Val Gardena, alcune guide alpine e alpinisti piemontesi, lombardi, veneti, abruzzesi e laziali: tra loro due donne, Nadia Tiraboschi e Nives Meroi, e molti che hanno già conquistato gli 8.000 metri.

Un progetto che, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, vede promotori l'Istituto Nazionale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica sulla Montagna (Inrm) e il Club Alpino Italiano, con un impegno dal profilo culturale e con l'organizzazione di un trekking che raggiungerà Concordia, uno dei luoghi più belli e selvaggi da dove si ammira il K2.

Oltre a celebrare la ricorrenza, il progetto vuole anche esprimere "dalla conquista alla conoscenza", ovvero la massima diffusione di una lunga storia italiana nel territorio del Karakorùm. E di ciò vogliamo parlare.

I PRECEDENTI. Quel 31 luglio 1954 fu un giorno particolare, non solo per l'alpinismo ma per l'intero Paese, che, uscito dalle ansie e dalle frustrazioni della guerra, aveva tanta voglia di riscatto. Anche l'alpinismo rappresentò, all'epoca, lo specchio di una identità nazionale carico di significati. Cosicché, con la fine della guerra, gli "ottomila" himalayani divennero simbolo di riscatto per l'Italia, conferma di potenza per altri Paesi.

Le nazioni dalle più antiche tradizioni alpinistiche si divisero quasi per una sorte del destino le cime più alte della Terra: l'Annapurna ai francesi (1950), l'Everest agli inglesi (1953), il Nanga Parbat ai tedeschi (1953), il Cho Oyu agli austriaci (1954). Agli italiani toccò il K2 (1954) che, posto lungo la catena del Karakorùm (o Karakoram) nella regione del Kashmir e al confine tra Pakistan, India e Cina, si innalza in uno splendido ed evidente isolamento sulla parte più alta (8.611 metri) del lungo ghiacciaio del Baltoro.

Una vecchia passione, quella tra il nostro Paese e il Chogorì (Grande Montagna), ovvero il K2, tenuto conto che già nel 1715 padre Ippolito Desideri raggiunse per la prima volta la zona del Karakorùm e che, a metà dell'Ottocento, erano iniziate le esplorazioni sul Baltoro con Roberto Lerco, di Gressoney.

L'ipoteca morale dell'alpinismo italiano sul K2 normalmente la si fa derivare dalla spedizione del 1909 compiuta da Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, che, esplorata la montagna su tre versanti, attaccò lo sperone sud-est, che da allora prenderà il nome di sperone "Abruzzi", raggiungendo l'altezza massima di circa 6.000 metri. La via di salita, alla prova dei fatti, si manifestò la migliore, tanto da essere seguita anche dalle successive spedizioni americane di Houston e Wiessner, nonché dalla nostra del 1954.

I risultati scientifici conseguiti con tale spedizione furono la prima carta della zona disegnata dal topografo Federico Negrotto, una documentazione fotografica di Vittorio Sella, ancor oggi non superata, le ricerche geografiche di Filippo De Filippi, tutti partecipanti alla spedizione stessa.

Un altro rappresentante di casa Savoia-Aosta, Aimone, tornò sul K2 nel 1928-29, privilegiando l'aspetto scientifico: si fece accompagnare da un giovane friulano geologo-geografo, Ardito Desio, che legò, dopo questo viaggio, la sua vita al K2. In quell'occasione Desio ebbe la possibilità di esaminare da vicino tutte le maggiori cime della catena montuosa, studiandone le possibilità alpinistiche. Si propose quindi di tornarvi, tanto più che erano rimasti aperti molti problemi di carattere scientifico. Nel 1936 tentò di promuovere una spedizione, che tuttavia non ebbe luogo in quanto, nonostante il sostegno da parte del Club Alpino Italiano, nel 1939 la guerra troncò ogni iniziativa.

Altre spedizioni cercarono di raggiungere la cima prima dell'impresa italiana: nel 1902 il tentativo fu ad opera di una "cordata" internazionale, composta da alpinisti austriaci, inglesi e da uno svizzero; la quota massima, che fu raggiunta da Guillarmond e Vesseley, fu di 6.600 metri. Nel 1938 si ebbe poi la spedizione Houston, che raggiunse quota 7.925, e nel 1939 quella di Wiessner, sino a quota 8.300; di nuovo Houston nel 1953, la cui spedizione a quota 7.631 fu colta dal cattivo tempo, che perdurò oltre dieci giorni, tanto da costringere i componenti ad una inevitabile discesa, durante la quale una valanga travolse uno di loro.

L'IMPRESA ITALIANA. Terminata la guerra, Desio ripropone il progetto; l'ostacolo ora è di natura finanziaria. Solo nel 1952 il Comitato Olimpico Nazionale Italiano mette a disposizione alcuni mezzi necessari per una preliminare ricognizione del territorio, che Desio compie insieme all'alpinista Riccardo Cassin. Altri problemi burocratici fanno rinviare al 1953 la richiesta di autorizzazione ad una spedizione nel Baltoro per l'anno successivo.

La positiva risposta del governo pakistano, grazie anche al diretto interessamento del Presidente del Consiglio dei Ministri dell'epoca, Alcide De Gasperi, perviene sollecitamente, e forse anche inaspettatamente, proprio al rientro in Italia di Desio. Le finalità della spedizione fissate da Desio sono una di carattere alpinistico, con la scalata del K2, l'altra scientifica, con il compito di portare a termine e di estendere gli studi e le ricerche che lui stesso aveva iniziato nella precedente spedizione del 1929 nei campi di geografia, geologia, geofisica e scienze biologiche. Il piano finanziario dell'operazione viene coperto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano e dal Club Alpino Italiano, attraverso anche una sottoscrizione effettuata nell'ambito delle singole Sezioni del sodalizio.

Il piano operativo prevede quattro fasi: una prima "organizzativa" (allestimento della spedizione in Italia dal 25 novembre 1953 al 31 marzo 1954); una seconda "preparatoria" (trasferimento dei componenti e del bagaglio dall'Italia al Campo base e relativa acclimatazione ed allenamento dei componenti); una terza "d'assalto" (allestimento dei campi sullo sperone "Abruzzi", dei rifornimenti ai campi alti e conquista della cima dal 10 giugno al 20 luglio 1954); un'ultima "conclusiva" (rientro degli alpinisti in Italia dal 21 luglio al 16 agosto 1954). Solo la terza fase avrà un ritardo, causa l'eccezionale inclemenza del tempo.

La compagine scientifica è scelta personalmente da Desio: Paolo Graziosi, di Firenze, etnografo; Antonio Marussi, di Trieste, geofisico; Bruno Zanettin, di Padova, petrografo; Francesco Lombardi, di Firenze, geodeta e topografo dell'Istituto Geografico Militare; Guido Pagani, medico. Gli alpinisti sono, invece, soggetti ad una prova selettiva sulla base di una segnalazione fatta da apposita Commissione del Club Alpino Italiano. I nominativi: Erich Abram, di Bolzano; Ugo Angelino, di Biella; Walter Bonatti, di Monza; Achille Compagnoni, di Cervinia; Cirillo Floreanini, di Cave di Predil; Pino Gallotti, di Milano; Lino Lacedelli, di Cortina d'Ampezzo; Mario Puchoz ed Ubaldo Rey, di Courmayeur; Gino Soldà, di Recoaro; Sergio Viotto, di Courmayeur, e Mario Fantin, di Bologna, fotografo e addetto alle riprese cinematografiche.

Dal momento che nessuno aveva effettuato ascensioni alpinistiche fuori dalle Alpi, vengono predisposti campi invernali in alta quota: uno sotto il Piccolo Cervino, a 3.880 metri; un altro sul Monte Rosa, tra la Capanna Gnifetti e la vetta, a 4.638 metri. Ciò dà anche la possibilità di sperimentare alcune attrezzature che "accompagneranno" la spedizione. Esercitazioni sono compiute dai partecipanti sotto la direzione di Ufficiali della Scuola Militare Alpina di Aosta.

LA SPEDIZIONE. Prima della partenza i componenti sono soggetti a nuovi controlli ed esami presso l'Istituto di Fisiologia dell'Università di Torino. Il 30 marzo tutto il materiale occorrente, del peso di 13 tonnellate, è imbarcato a Genova con destinazione Karachi. Da qui la logistica è trasportata a Rawalpindi e poi a Skardu, posta sulla riva sinistra dell'Indo, ove giunge il 27 aprile.

Prima della partenza da quest'ultima località, Desio effettua un volo di ricognizione intorno al K2 per verificare le condizioni di innevamento delle parti alte vicino alla cima. Alla spedizione, per conto del governo pakistano, si aggiungono il colonnello medico Ata Ullah, altri tre ufficiali per coordinare l'organizzazione dei trasporti, l'aiuto topografo Bashadjian nonché 500 portatori.

Tutti i componenti della spedizione, su tre scaglioni, lasciano Skardu tra il 30 aprile ed il 2 maggio, raggiungendo il giorno 14 Concordia, il magnifico anfiteatro montuoso alla confluenza dei due grandi rami d'alimento del Baltoro: da qui il K2 si erge maestoso sullo sfondo del ghiacciaio Godwin Austen (dal nome del topografo militare che nel 1861 esplorò il ghiacciaio Baltoro e localizzò il K2). Il 31 maggio la componente alpinistica della spedizione, con relativo bagaglio, si riunisce al Campo base posto a 4.970 metri, con una temperatura di -20°. Nel frattempo sono predisposti il Campo 2 (6.095 metri) e il 3 (6.378 metri).

La spedizione attrezza la lunga cresta "Abruzzi" con corde fisse e, nonostante l'inclemenza del tempo, vengono installati progressivamente gli altri campi alle varie altitudini. La morte per polmonite che il 21 giugno colpisce Mario Puchoz provoca uno smarrimento presto superato; la salma dell'alpinista verrà deposta allo sperone di confluenza fra i ghiacciai Godwin Austen e Savoia, presso il monumento dedicato l'anno prima dalla Spedizione Houston alla memoria dell'alpinista Gilkey.

Il 28 luglio viene piantato il Campo 8 a 7.627 metri; qui Compagnoni, prescelto da Desio per la conquista della cima, e Lacedelli trascorrono una prima notte, raggiunti poi da Bonatti e Gallotti. Il 30 luglio Compagnoni e Lacedelli installano una tenda al Campo 9, a quota 8.060, mentre Bonatti e Gallotti si sacrificano, scendendo al Campo 7 (7.345 metri) per prendere due bombole di ossigeno indispensabili per la cordata finale. Entrambi risalgono poi al Campo 8, giungendovi a mezzogiorno; nel pomeriggio Bonatti, con l'hunza (indigeno) Mahdi, riparte con bombole e viveri in direzione del Campo 9. La notte li sorprende a 7.990 metri: decidono di bivaccare sul posto senza tenda!

Un'impresa, questa, del tutto sensazionale, e che permetterà il successo finale. Il 31 luglio Compagnoni e Lacedelli, recuperate a quota 7.990 le bombole, risalgono sostenuti dall'ossigeno, che, tuttavia, si esaurisce prima che gli alpinisti arrivino in cima. Ma essi non demordono. Verso le 18 alla loro vista si apre l'orizzonte in ogni direzione: sono in vetta! Piantano la bandiera italiana, quella pakistana e lo stemma del Club Alpino Italiano.

Sostano circa mezz'ora prima di ridiscendere per l'insidioso Couloir Wiessner. Alle 23 giungono al Campo 8 accolti da Abram, Bonatti, Gallotti e dai pakistani Mahdi e Isakhan, e successivamente da tutti gli altri componenti. Bonatti darà in seguito una personale versione riguardo ad alcuni fatti avvenuti nelle giornate del 30 e 31 luglio: nulla è stato tolto all'eccezionalità dell'impresa, semmai è risultato ancor più evidente l'apporto dell'alpinista, il cui valore, ampiamente riconosciuto, non è stato mai messo in discussione.

La notizia fa il giro del mondo. Quando arriva in Italia si fermano le fabbriche, si ferma il Paese. Il 4 agosto il Corriere della Sera annuncia: "Gli italiani sulla vetta del K2. Unanime ammirazione per la straordinaria impresa". Dino Buzzati, in proposito, scrive: "Hanno vinto! Da parecchi anni gli italiani non avevano avuto una notizia così bella. Anche chi non si era mai interessato d'alpinismo, anche chi non aveva mai visto una montagna, persino chi aveva dimenticato che cosa sia l'amor di patria, tutti noi, al lieto annuncio, abbiamo sentito qualche cosa a cui si era persa l'abitudine (…) una commozione, un palpito, una contentezza disinteressata e pura".

IL RIENTRO. Al rientro della spedizione in Italia i componenti sono accolti festosamente, Desio è portato in trionfo. Ad amplificare l'eco dell'impresa contribuisce non solo la radio, che aveva assicurato frequenti collegamenti, ma anche e soprattutto la televisione, che proprio in quell'anno aveva cominciato a trasmettere regolarmente.

Il Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, che concederà onorificenze ai partecipanti, invia a Desio un telegramma nel quale scrive: "Nell'apprendere notizia della vittoria sul K2 sono lieto di esprimere ai valorosi componenti la spedizione italiana le più vive felicitazioni mie e del Paese tutto per il brillante successo raggiunto sotto la sua sagace guida".

Non meno significativo il commento sull'impresa da parte del professor Houston, che guidò l'ultima spedizione americana nel 1953: «Il K2 era la più difficile montagna del mondo da conquistare e costituiva la maggiore sfida all'ardire dell'alpinismo mondiale».

Giovanni Di Vecchia