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La storia della civiltà è legata sin
dalle origini alle più svariate specie di agenti patogeni: virus,
batteri, parassiti che, sfruttando la natura sociale dell'essere
umano, si sono diffusi, evoluti e diversificati provocando, nel
corso dei millenni, numerose e devastanti epidemie.
L'evoluzione dell'homo predator in
homo agricolus e il passaggio alla vita stanziale, comportò la
prima importante svolta nella storia dei virus (che in latino
significa "veleno"). Le peggiori condizioni igieniche della vita
agricola, il contatto ravvicinato tra uomini e animali,
l'allevamento piuttosto che la caccia, favorirono le prime grandi
infezioni su larga scala. I virus e i batteri si diffusero
rapidamente con la progressiva civilizzazione del pianeta, con le
migrazioni, gli incontri e gli scontri tra diversi popoli ed etnie.
La nascita delle grandi città e la maggiore densità demografica
costituirono un terreno fertile per ogni sorta di agente
infettivo.
Gravi epidemie (dette anche
pandemie) come la peste, il colera o il tifo, piaghe come la
tubercolosi o la sifilide hanno segnato profondamente la civiltà
occidentale, lasciando numerose tracce nei documenti storici e
letterari. La peste di Atene del 430 a.C., descritta da Tucidide,
fu devastante per la concentrazione di popolazione all'interno
della città che Pericle fece costruire per affrontare la guerra del
Peloponneso. Definita da Lucrezio "morbo insaziabile", essa è
protagonista mortifera di molte opere letterarie, si pensi ai
Promessi sposi del Manzoni o al romanzo La Peste di Albert Camus,
per citare le più note.
L'Impero romano, debitore sotto
molti aspetti alla Grecia, non fu inferiore a questa per numero e
gravità di epidemie. La peste del 165 d.C. ebbe un impatto
devastante, mentre il vaiolo continuò a diffondersi nell'Impero
occidentale spopolando molte regioni. Nel II secolo Roma acquistò
stoffe preziose trasportandole lungo la via della seta, in cambio
esportò in Cina il vaiolo e il morbillo. La peste del 542 a
Costantinopoli, detta anche "peste di Giustiniano", fu nuovamente
tra le principali cause d'instabilità nell'Impero romano d'Oriente.
In più, le infezioni portate dalle orde barbariche contribuirono
notevolmente al peggioramento delle sue già gravi "condizioni di
salute".
Col passare dei secoli, i virus si
modificarono. Comparvero nuove infezioni, malattie sconosciute e
terribili, che alimentarono le superstizioni e le profezie più
apocalittiche. Durante il Medioevo i cavalieri crociati esportarono
la cristianità con la spada e con nuove infezioni sconosciute al
mondo orientale, riportandone a casa altrettante. Nel Trecento
l'Europa fu messa in ginocchio dalla "morte nera", la peste
bubbonica provocata da un batterio trasmesso dalle pulci. Comparsa
nel Continente nel 1347, uccise in tre anni quasi un terzo della
sua popolazione.
Le epidemie ebbero un ruolo infausto
anche nella scoperta delle Americhe. Allo sterminio delle
popolazioni locali per mano dei conquistadores contribuirono in
grande misura batteri, infezioni, virus sconosciuti, sviluppati nel
corso di secoli di storia occidentale e piombati all'improvviso sul
Nuovo Mondo, impreparato e, soprattutto, non immunizzato. A quanto
pare, fece più vittime il comune raffreddore che la spada degli
spagnoli. In seguito, con la tratta degli schiavi dall'Africa, si
diffuse anche la malaria. Viceversa furono i marinai di Cristoforo
Colombo, di ritorno a casa, a portare nel vecchio Continente la
sifilide. L'agente infettivo della "spirocheta" attraversò l'Oceano
per impiantarsi stabilmente in Europa, dove prolificò come
un'insidiosa vendetta.
Nel XVIII e nel XIX secolo continua
l'esplorazione del mondo e con essa l'esportazione di malattie in
Australia, in Africa, nelle Americhe.
La vera rivoluzione, nella lunga
storia delle epidemie, è rappresentata dai successi del XX secolo
nel campo della farmacologia. Con l'invenzione degli antibiotici
(contro batteri e parassiti) e del vaccino (per prevenire i virus),
con il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie,
economiche e sociali, furono sconfitte molte malattie e numerose
infezioni poterono essere curate, diminuendo i rischi di mortalità
e migliorando la qualità della vita.
Molte generazioni di studiosi hanno
contribuito ai progressi nel campo della microbiologia e
dell'epidemiologia. Fra i più noti citiamo Edward Jenner
(1749-1823), che, per primo, sperimentò il vaccino contro il
vaiolo, e Louis Pasteur (1822-1895), inventore del metodo della
pastorizzazione (che da lui prende nome).
Anche l'evoluzionista Charles Darwin
(1809-1882) si dedicò allo studio dei virus e delle loro
trasformazioni. Durante un viaggio in Brasile contrasse una
misteriosa malattia che gli procurò grandi sofferenze e, alla fine,
la morte. Da un'analisi recente dei sintomi sembra si sia trattato
del "morbo di Chagas", particolarmente diffuso ancora oggi in
Brasile, dove provoca ogni anno moltissime vittime.
Ai primi di febbraio del 1918,
nell'ultimo anno di guerra, un altro flagello mise in ginocchio
l'Europa: il virus della "Spagnola". Le prime notizie di una nuova
forma influenzale erano venute da Madrid (di qui l'origine del
nome), ma già ad aprile la febbre si era propagata in Francia,
Scozia, Grecia, Macedonia, Egitto e Italia, inizialmente senza
causare vittime. Detta anche "febbre dei tre giorni", la Spagnola
si diffuse a macchia d'olio. In autunno il virus cominciò a fare le
prime vittime. Per chi era stato infettato, la morte sopraggiungeva
in pochi giorni senza possibilità di cura. Gli spostamenti della
gente, la fame e la miseria, i militari in licenza ed il ritorno
dei feriti, le condizioni di debolezza, denutrizione e prostrazione
della popolazione per la guerra facilitarono la diffusione del
virus in Europa e nel mondo, provocando, tra il 1918 il 1921, più
di 21 milioni di morti.
A dispetto dei grandi progressi
della scienza e della tecnologia, la battaglia tra l'uomo e i virus
non ha tregua. Negli ultimi trent'anni ne sono comparsi alcuni
nuovi, spesso letali per l'uomo: il virus "Ebola" - uno dei più
pericolosi - appartiene alla categoria delle febbri emorragiche e
nel 2000 ha fatto in Uganda numerose di vittime; l'Hiv (Human
Immunodeficiency Virus), la cosiddetta "peste del XX secolo", si
trasmette attraverso il sangue o i rapporti sessuali ed è
responsabile dell'Aids. Il più recente finora scoperto è il virus
della Sars, uno dei più contagiosi e fulminanti: in poco tempo ha
fatto più di 800 vittime, contagiando quasi 10mila persone,
soprattutto in Cina, Honk Kong e Taiwan (i Paesi europei sono stati
colpiti solo in minima parte).
Oggi si teme più di ogni altra cosa
l'eventualità di un'epidemia provocata dal cosiddetto
"bioterrorismo", nel caso in cui il virus o il batterio in provetta
dovessero essere usati come armi di distruzione di massa. Dopo l'11
settembre la realtà in cui viviamo è cambiata profondamente: il
terrorismo ci ha messo di fronte ad una nuova forma di guerra, con
metodi non ortodossi che fanno leva principalmente sulla sorpresa e
sulla paura.
Tra le armi non convenzionali vi
sono quelle batteriologiche: l'antrace, il botulino, ma anche virus
praticamente "estinti" come il vaiolo o la peste. Si tratta di armi
proibite dalle convenzioni internazionali. Ma si sa... la barbarie
resta, purtroppo, nella storia il morbo più contagioso, il più
difficile da estirpare e il più letale per
l'uomo. |