Un medico
"senza frontiere"
L'amore dura una vita. E oltre.
Tra l'amore e la morte è oscillata la vita del dottor Carlo Urbani,
il giovane medico specializzato in malattie infettive e
parassitarie, coordinatore italiano di "Medici senza frontiere" e
scopritore del morbo della Sars, il quale, dopo aver ritirato per
l'associazione il Premio Nobel per la Pace, è stato definito «un
eroe dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e della Repubblica
Italiana».
L'eccezionalità della figura di
quest'uomo si compendia in due fasi: la prima, dedicata alla
ricerca scientifica, e la seconda, impegnata nella cura dei malati.
Urbani ha infatti dedicato tutta la sua vita ai sofferenti, e l'ha
perduta per sconfiggere il terribile virus della Sars.
Approcciandosi alle sue opere, viene in mente la parabola
evangelica del "buon samaritano": un uomo sempre disponibile nei
confronti di chi avesse bisogno di lui.
Un'impresa dura, quella di dare
aiuto alle popolazioni affrante e demoralizzate per la loro
situazione di drammatica sofferenza. "Ciò che occhio ha visto,
cuore non dimentica": non c'è modo migliore per sintetizzare
passato, presente e futuro di coloro che Urbani ha cercato di
salvare con tutte le proprie forze, avvalendosi di quegli studi ai
quali ha dedicato anni di carriera scientifica.
Prima di guardare il medico è dunque
necessario conoscere l'uomo sensibile, realmente motivato, convinto
che aiutare gli altri fosse l'unica ragione per la quale valesse la
pena di vivere e di morire. Laureatosi in Medicina all'Università
di Ancona, Urbani ha compiuto i suoi studi di specializzazione
lavorando sulla malaria e sulla parassitologia medica, e diventando
un esperto di queste malattie nei bambini in età scolare.
Ma nonostante l'impegno, con la sua
immensa sensibilità è rimasto sempre vicino alla famiglia, composta
dalla moglie e da tre figli. Non a caso, per ricordare il lavoro,
la passione e la semplicità di questo grande uomo, essi hanno
scelto proprio le sue parole, tratte da una lettera scritta il 23
giugno del 2000: "Sono cresciuto inseguendo il miraggio di
incarnare i sogni. Ed ora credo di esserci riuscito. Ho fatto dei
miei sogni la mia vita e il mio lavoro. Anni di sacrifici che mi
permettono oggi di vivere vicino ai problemi che mi hanno sempre
interessato e turbato. Quei problemi adesso sono anche i miei, in
quanto la loro soluzione costituisce la sfida quotidiana che devo
accettare. Ma il sogno di distribuire accesso alla salute, ai
segmenti più sfavoriti delle popolazioni è diventato ora il mio
lavoro. E in quei problemi crescerò i miei figli, sperando di
vederli consapevoli dei grandi orizzonti che li circondano, e
magari vederli crescere inseguendo sogni apparentemente
irraggiungibili, come ho cercato di fare io".
Oggi la moglie Giuliana Chiorrini
continua, fortemente motivata, il lavoro del marito, con la stessa
tenacia e determinazione. A tale proposito ha fondato l'Aicu,
l'Associazione Italiana Carlo Urbani (organizzazione non lucrativa
di utilità sociale), con lo spirito di attuare tutti i principi di
solidarietà per i quali Urbani si è battuto, al fine di garantire
accesso alla salute ai segmenti più sfavoriti delle popolazioni
sofferenti.
L'incontro con la signora Chiorrini
è davvero emozionante. In occasione dell'anniversario della morte
del medico, è stata organizzata dall'Associazione "Humana
Progressio" una serata presso la Sala dell'Assunta, all'Ospedale
Fatebenefratelli di Roma, durante la quale la vedova si è commossa,
ricevendo gli applausi dei numerosi presenti.
Nell'occasione abbiamo potuto
rivolgerle alcune brevi domande.
Signora Chiorrini, ci parli
dell'Aicu e dei suoi programmi...
«L'Aicu punta a creare un
collegamento tra i Paesi del benessere e quelli del Terzo Mondo,
continuando così l'opera di Carlo Urbani, volta alla realizzazione
di progetti attraverso una serie di iniziative che si dividono in
attività umanitarie, formative e culturali. Tra le prime rientrano
l'acquisizione e la fornitura di farmaci cosiddetti essenziali (a
basso costo di realizzazione) da destinare agli enti impegnati
nella prevenzione e cura delle malattie infettive e parassitarie
che colpiscono particolarmente i bambini in tenera età dei Paesi
poveri. L'associazione si propone, inoltre, di favorire e
promuovere iniziative, progetti e aiuti di particolare interesse
sociale nelle aree svantaggiate».
Un modo per interpretare i
desideri del dottor Urbani...
«Il suo desiderio più grande è
sempre stato quello di aiutare il prossimo, soprattutto i più
bisognosi, gli emarginati, i poveri, in quanto sosteneva che questi
sono i veri eroi del mondo, e non quelli che si vantano di
esserlo».
Cosa ricorda, signora, della sua
permanenza in Thailandia?
«Sono voluta rimanere in Thailandia
per stare vicino a mio marito durante la malattia. Carlo aveva
dolori fortissimi, era sotto morfina, dunque non era quasi mai
lucido. Non potevo vederlo che attraverso un vetro. Gli ultimi
giorni è stato lui stesso a spiegarmi la gravità della malattia, a
dirmi che non c'erano speranze. Solo allora ho capito che era il
suo ultimo saluto».
Quali sono state le località più
colpite dal virus?
«Il governo cinese ha riferito di
305 casi di polmonite atipica con 5 morti nella provincia di
Guangdong, ma anche Hanoi e Hong Kong sono stati luoghi ad alto
rischio».
Signora, come si manifestava la
Sars?
«I sintomi della malattia, rilevati
ad Hanoi, sono stati quelli tipici di una sindrome influenzale:
comparsa repentina di febbre alta, seguita da dolori muscolari, mal
di testa e di gola. Gli esami di laboratorio hanno rilevato la
presenza di trombocitopenia (basso numero di piastrine) e
leucopenia (basso numero di globuli bianchi). Si sono avuti anche
casi di polmonite bilaterale, talvolta seguita da gravi difficoltà
respiratorie. Alcuni pazienti oggi si stanno riprendendo, per altri
la situazione è ancora critica».
Negli occhi della signora Giuliana
compare una splendida luce, velata di nostalgia e commozione, tale
da farle scendere una lacrima. È la lacrima dell'amore che ha
riposto nel suo cuore per un uomo meraviglioso che, nonostante la
tragica fine, ha avuto la fortuna di avere
accanto. |