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Per più di un secolo, ogni non
vedente ha sognato di poter guidare, esattamente come ha sognato di
leggere o scrivere liberamente, con un sistema di comunicazione
interpretabile anche dai vedenti. Se nel campo della scrittura, con
l'avvento del computer, il progresso tecnologico ha studiato
sistemi che consentissero ai disabili visivi un accesso pressoché
incondizionato ad essa, in quello della mobilità poche sono state,
finora, le novità che la scienza e la tecnica hanno prodotto per
consentire loro una vera indipendenza di movimento sulle strade
urbane ed extraurbane.
Il futuro però ci riserva grandi
novità in tema di spostamenti automobilistici. Le nuove tecnologie
sembrano rendere sempre più vicino il momento in cui i veicoli
saranno in grado di raggiungere una meta in piena autonomia. E
viaggiare con essi potrebbe diventare, oltre che un'opportunità per
tutti per rilassarsi o dedicarsi alla lettura del proprio genere
preferito rimanendo al posto di guida, anche un'occasione per chi
ha problemi di vista.
Molte case automobilistiche sono
impegnate nel raggiungimento di questi non facili obiettivi. I
primi tentavi risalgono al lontano 1939, quando la General Motors
sviluppò un sistema di guida automatica in grado di percorrere un
tragitto seguendo strisce magnetiche posate sul terreno. Già da
alcuni anni sono state implementate applicazioni del genere in
ambito industriale: basti pensare ai muletti che si occupano della
movimentazione di merci, materiali e semilavorati nell'ambito dei
magazzini. Le tecnologie utilizzate sono di nuovo le bande
magnetiche, videocamere per il riconoscimento di ostacoli, o raggi
laser per l'interpretazione di appositi segnali. Questi sistemi
prevedono anche la presenza di computer che regolino il traffico
dei muletti e li direzionino all'interno dei magazzini. Essi però
operano in un ambiente altamente prevedibile, dove gli ostacoli non
calcolati sono l'eccezione, non la regola. Diverso è immaginare un
veicolo in grado di reagire alle condizioni meteorologiche o di
interagire con altri veicoli che agiscono in modo indipendente e
inatteso.
La realizzazione di una tale
tecnologia è ancora lontana (non prima di 25 anni). Alcune parti di
essa vengono però già sviluppate e introdotte nei veicoli di nuova
concezione. Si tratta di strumenti che non guidano per noi, ma
rendono più sicura la guida; basti pensare al controllo elettronico
della trazione e della frenata o a sistemi come il Gps e le mappe
digitalizzate che esistono ormai da anni. Sistemi che però mostrano
i loro limiti in molte occasioni. All'interno di un tunnel, ad
esempio, sarebbe necessario dotare gli autoveicoli di un sensore
inerziale, o di un giroscopio elettronico per mantenere la
rotta.
Nel frattempo si sta studiando la
possibilità di assegnare una banda di trasmissione dedicata alle
comunicazioni automobilistiche a corto raggio. In prospettiva,
quindi, un'automobile potrà comunicare alle altre la presenza di un
incidente, così che esse possano iniziare a rallentare. Anche i
semafori e i segnali di stop potrebbero essere equipaggiati con
trasmettitori di questo tipo, per evitare gli incidenti agli
incroci e contribuire magari a limitare gli ingorghi nelle ore di
punta.
Immaginiamo quindi come potrà essere
la macchina del futuro con il suo sistema di guida automatico.
Grazie ai mezzi di rilevamento di un satellite geostazionario, la
vettura su cui è installato il sistema potrà percorrere qualunque
strada e "vedere" qualunque tipo di oggetto, anche quelli più
piccoli, in virtù delle telecamere e dell'ingranditore di cui
l'elaboratore sarà fornito. Il satellite sarà dotato di un sistema
di mappature che contiene tutte le strade dei centri abitati e
delle vie extraurbane. In esso saranno poi inseriti tutti i
parcheggi, il numero e il posizionamento dei quali, insieme a
quelli delle strade e delle piazze, dovrà essere continuamente
aggiornato. Appena l'utente salirà in vettura, aprendo la portiera
con un telecomando, e deciderà di partire, non dovrà fare altro che
accendere il sistema mediante l'inserimento della chiave, ed
impostare il dato sul luogo di destinazione (quello di partenza è
già noto al calcolatore), attraverso un'apposita tastiera, simile a
quella di un normale computer.
Oltre al luogo di arrivo, sarà anche
possibile impostare dati come quelli relativi al percorso da
seguire, nel caso in cui esistano delle alternative; alla velocità
media che la vettura dovrà tenere, ove consentito dalle condizioni
di traffico; al parcheggio in cui s'intende fermare l'auto e ai
luoghi specifici di eventuali soste intermedie previste
dall'utente.
Dopo aver impostato tutti i menu ad
hoc esposti sull'apposito pannello, basterà premere il tasto di
"invio". L'elaboratore, attraverso una voce di sintesi, chiederà
conferma al "guidatore", che, qualora i dati saranno ritenuti
esatti, potrà girare, come ogni altro automobilista, la chiave di
accensione precedentemente inserita e poi mettersi comodo. Nel
momento dell'attivazione il sistema provvederà ad assicurarsi che
tutti gli sportelli dell'auto siano chiusi, che i fanali di
posizionamento ed ogni altro apparato a bordo siano
funzionanti.
Durante il viaggio, la vettura verrà
controllata dal sistema, che sarà in grado di individuare qualunque
ostacolo, ascendente o discendente, e di reagire opportunamente in
un tempo minimo vicino al millesimo di secondo. In questa fase si
potrà anche, nel caso le esigenze lo richiedano, cambiare
itinerario. Sarà sufficiente informarne il sistema, che provvederà
ad arrestare l'automobile in un posto sicuro, per poter memorizzare
le impostazioni del nuovo ordine da parte del passeggero.
Naturalmente, attraverso un
particolare sistema di rilevamento ottico, il veicolo sarà in grado
di riconoscere ad una considerevole distanza tutti i segnali
stradali e di adeguare quindi ad essi i vari comportamenti, ad
esempio non percorrere strade a senso unico, riducendo la velocità
in caso di limitazioni, fermandosi in presenza di uno stop o di
lavori in corso, oppure evitando di arrestarsi dove vi possa essere
un divieto di sosta. Inoltre, in caso di nebbia, l'auto, grazie al
suo potente visore laser, sarà in grado di adeguare la velocità
alle esigenze del momento.
Qualora si verifichi un incidente
(tamponamento o altro), il sistema farà subito fermare la vettura,
che l'utente potrà riavviare appena terminate le procedure di rito,
ovviamente se i danni non lo impediranno. Una volta giunta a
destinazione, la macchina andrà a posteggiarsi automaticamente nel
parcheggio predefinito dalla mappatura espressa dalle informazioni
provenienti dal satellite. Durante il tragitto, non essendo
necessario alcun controllo di guida, le persone a bordo potranno
utilizzare un efficace apparato audio digitale, composto da un
computer supplementare che permette la navigazione in Rete tramite
canali satellitari a larga banda, l'utilizzo della televisione, o
del Dvd.
In attesa dell'arrivo di veicoli di
questo tipo resta da risolvere un importante problema giuridico,
legato ai permessi di guida. Chi usufruirà di un pilota automatico
dovrà conseguire la patente? Si potrebbe pensare che, essendo
delegata al pilota automatico la quasi totalità delle funzioni,
essa non sia necessaria. Altri però la ritengono indispensabile per
chi gestisce uno strumento potenzialmente pericoloso, per
garantirne un normale utilizzo oltre alla sicurezza degli altri
passeggeri.
Problemi non da poco, che però
esulano dallo sviluppo della tecnologia. Tornando al mondo reale,
comprendiamo come ci sia ancora tempo per risolverli se pensiamo al
"Darpa Grand Challenge", ovvero alla prima competizione
internazionale per veicoli automatici. Organizzata dalla Defence
Advanced Research Project Agency del Dipartimento della Difesa
degli Stati Uniti, si è svolta nel mese di marzo nel deserto vicino
a Las Vegas. La gara consisteva nel percorrere 400 km di deserto in
meno di 10 ore. Tra i molti veicoli in gara era presente anche un
mezzo italiano, capitanato da Alberto Broggi, il "padre" di Argo,
il "sistema" che nel 1999 percorse da solo l'autostrada tra Parma e
Bologna.
La gara nel deserto si è rivelata
molto più impegnativa del previsto per tutti i concorrenti. Infatti
nessuno ha raggiunto la meta e il migliore si è fermato dopo soli
13 km. Il veicolo più incredibile è stata sicuramente una moto
messa in campo dall'Università di Berkeley: è riuscita a percorrere
ben 700 metri di deserto prima di cadere al suolo. Al termine della
competizione il premio in denaro, di un milione di dollari, non è
stato assegnato. I concorrenti, però, si sono dichiarati
soddisfatti dell'esperienza fatta e degli insegnamenti appresi.
Per tutti l'appuntamento è al 2005.
Stesse regole, ma premio raddoppiato. |