Un fenomeno
naturale
La maggior parte degli individui,
quando sente parlare di "effetto serra", pensa ad un accumulo di
gas nell'atmosfera che, a causa del crescente inquinamento, crea
una "cappa" sempre più fitta intorno al nostro pianeta,
surriscaldandolo. Ebbene, se vogliamo, il concetto comune non si
discosta molto dalla realtà scientifica: pochi, però, sanno che
l'effetto serra è un fenomeno naturale, senza il quale la vita come
la conosciamo adesso non sarebbe possibile.
Il problema vero è che l'uomo, con
il suo comportamento dissennato, ne sta alterando l'entità,
rischiando di innescare pericolosi effetti a catena. I gas serra
sono composti chimici presenti in natura - come l'anidride
carbonica, il vapore acqueo, il metano - che si diffondono
nell'aria in modeste concentrazioni: essi hanno la caratteristica
di lasciarsi attraversare dalle radiazioni solari in una sola
direzione, consentendo l'irraggiamento del pianeta, mentre
ostacolano il ritorno verso lo spazio del cosiddetto calore
riemesso, ovvero di quella parte delle radiazioni infrarosse che
vengono riflesse dalla superficie della Terra e dalla bassa
atmosfera. In tal modo, questi gas, analogamente ai vetri di una
serra, sono deputati alla regolazione e al mantenimento della
temperatura terrestre ai valori odierni: senza tale fondamentale
azione termoregolatrice, la temperatura media della Terra sarebbe
di -18° e il nostro pianeta sarebbe disabitato! L'attività
dell'uomo, purtroppo, sta alterando questo delicato equilibrio
naturale: la crescita della popolazione con ritmi difficilmente
sostenibili, il ricorso crescente ai combustibili fossili, la
deforestazione sempre più spinta, stanno modificando la
composizione chimica dell'atmosfera, determinando, di conseguenza,
dei profondi mutamenti a carico del clima sia a livello planetario
che locale.
Il Comitato Intergovernativo sui
Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change,
Ipcc) ritiene che la temperatura media del pianeta sia aumentata di
circa 0,6°C dal 1861 e, sulla base delle tendenze attuali di
emissione dei gas serra, prevede un ulteriore incremento tra gli
1,4 e i 5,8°C entro il 2100. L'aumento delle temperature comporta
degli inevitabili effetti da un punto
di vista meteorologico. Se fa più
caldo, aumenta il fenomeno dell'evaporazione delle superfici
idriche, per cui, a livello globale, si potrebbe avere una crescita
delle precipitazioni e una maggiore frequenza delle tempeste di
forte intensità (vedi "Nell'occhio del ciclone", Il Carabiniere,
novembre 2003). Contestualmente, poi, in alcune zone delle regioni
tropicali il maggior calore porterebbe ad una riduzione
dell'umidità, con periodi di siccità sempre più frequenti e
accentuati.
Per quel che riguarda l'Europa, in
particolare, alcune previsioni sono ancora più drammatiche: lo
scioglimento dei ghiacci polari, provocato dal riscaldamento
globale, potrebbe provocare un potenziamento delle correnti
oceaniche fredde provenienti dall'Artico e una diminuzione della
salinità del mare (un importante fattore di regolazione della
circolazione marina). Ora, il clima temperato di cui gode gran
parte del nostro continente è dovuto principalmente alla corrente
calda del Golfo del Messico, che, lambendo le coste dell'Europa
occidentale, fa sì, ad esempio, che nel nord della Francia la
temperatura media in pieno inverno si aggiri intorno allo zero,
mentre in Canada, alle stesse latitudini, sia di -30! Con l'arrivo
delle acque gelide dal nord, l'effetto riscaldante della Corrente
del Golfo risulterebbe annullato, e, paradossalmente, mentre la
maggior parte dei territori del pianeta andrebbe incontro ad un
riscaldamento generale, l'Europa piomberebbe in una nuova era di
glaciazione. Violente inondazioni distruggerebbero quasi tutta
l'Olanda, enormi iceberg potrebbero spingersi fin sulle coste del
Portogallo e Londra dovrebbe abituarsi ad un clima
siberiano. |