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La Festa dell'Arma costituisce
certamente il momento culminante tra tutti quelli che annualmente
scandiscono la vita e i fasti dell'Istituzione. Si celebra la
comune appartenenza, ci si riconosce nei simboli e nelle tradizioni
custoditi per anni nella mente e nel cuore durante il percorso di
una lunga carriera, o appena recepiti come propri per effetto di
una scelta recente. Ci si ritrova, insomma, al di là delle
generazioni e della posizione di stato, uniti nello stesso vincolo
morale e sociale: in quella che, con un neologismo ad hoc, potremmo
definire la "carabinierità". Questa volta, però, ci sono stati due
buoni motivi perché una festa già di per sé tanto importante
acquisisse un valore aggiunto, unico, una specialità molto
particolare.
Innanzitutto ricorreva il 190°
Anniversario della Fondazione dell'Arma: l'ultima "cifra tonda
prima dei due secoli". Dieci anni non sono molti; a contare i
giorni e i mesi ti sembra di non arrivarci mai, ma poi, in un
attimo, ti volti indietro e sono trascorsi... così, quasi in un
lampo.
Poi c'è stata la grande, attesa
novità, il sogno realizzato, una coincidenza fortunatissima: per la
prima volta nella Repubblica gli onori di casa sono stati fatti da
un Comandante Generale, il generale Luciano Gottardo (vedi n.
6/2004, pagg. 88-95), proveniente dai ranghi dei Carabinieri, cosa
che, nel suo intervento per la circostanza, il Ministro della
Difesa non ha mancato di sottolineare.
Dunque, la sera del 15 giugno (per
motivi tecnici la cerimonia non si è potuta tenere il 5, giorno
effettivo della ricorrenza), nella splendida Piazza di Siena, a
Villa Borghese, nel cuore verde di Roma, in tribuna d'onore,
assieme al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, erano
presenti il Capo del Governo Silvio Berlusconi, le più alte cariche
istituzionali, civili, militari, religiose ed i vertici dell'Arma
in servizio e in congedo, mentre la consueta folla di cittadini era
assiepata in ogni ordine di posti.

Al centro della piazza, una Brigata
di formazione, al comando del generale Leonardo Leso era schierata
su tre Reggimenti di formazione, Bandiera di Guerra dell'Arma,
Bandiera di Guerra del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti
"Tuscania", Stendardo del Reggimento Carabinieri a cavallo,
Bandiera di Combattimento di nave "Carabiniere", Bandiera della
Scuola Allievi Marescialli e Brigadieri di Firenze, Medagliere
dell'Associazione Nazionale Carabinieri, Banda dell'Arma, Fanfare a
cavallo e della Scuola Allievi di Roma, più, com'è ormai
consuetudine, una rappresentanza a cavallo delle gendarmerie dei
Paesi aderenti alla Fiep: francese, spagnola, portoghese, olandese,
rumena e marocchina (vedi anche pagg. 96-97).
Il pubblico, entusiasta, ha a lungo
applaudito l'ingresso degli Allievi dell'Accademia di Modena, della
Scuola Ufficiali, della Scuola Marescialli di Firenze e della
Scuola Carabinieri di Roma, dei paracadutisti, dei militari delle
Msu, della 1a Brigata Mobile, dei Comandanti di Stazione, delle
varie specialità e, particolarmente, dei carabinieri a cavallo e
dei corazzieri in uniforme di gran gala.
Parenti, amici dei giovani
inquadrati o, più semplicemente e spontaneamente, persone venute a
manifestare calore e fiduciosa gratitudine a quei ragazzi e a tutti
i carabinieri, entusiaste non solo per l'impatto spettacolare della
cerimonia ma anche per le emozioni e per la riaffermazione dei
valori spirituali che essa rappresentava e che appartengono, pur
nella loro universalità, al patrimonio della nostra tradizione
storica e culturale. E allora si ha un bell'essere, o un bel
definirsi, "concreti", "pragmatici", "superiori a certe
manifestazioni esteriori". Il fatto è che la Festa dell'Arma non è
una manifestazione esteriore, non è uno sfoggio di musiche e
pennacchi, è invece il rinnovarsi solenne di un giuramento di
fedeltà allo Stato e ai cittadini antico appunto di 190 anni, ma
sempre moralmente e concretamente cogente: il giuramento di
Giovanbattista Scapaccino, di Salvo D'Acquisto e dei tanti Eroi che
l'hanno testimoniato a prezzo della loro vita e di quanti, ragazzi
e ragazze schierati a Piazza di Siena, rappresentano il silenzioso
sacrificio di tutti coloro che, per scelta di vita, hanno deciso di
servire il prossimo nella prestigiosa ma faticosa uniforme nera
dell'Arma.
Per quanto attiene specificamente
alla cerimonia, dopo gli onori il Capo dello Stato ha consegnato le
ricompense: alla Bandiera di Guerra del 1° Reggimento Carabinieri
paracadutisti "Tuscania", scortata dal Comandante, colonnello
Carmelo Burgio, una Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare
d'Italia per le operazioni di pace effettuate da quel reparto dal
1996 al 2004 in Albania, Bosnia-Erzegovina, Kossovo, Timor Est,
Macedonia e Afghanistan; una Medaglia d'Argento al Valor Militare
al carabiniere scelto Emilio Ferruzzi; una Medaglia d'Oro al Valore
dell'Arma dei Carabinieri al maresciallo Vincenzo Fumaio; Medaglie
d'Oro al Valor Civile al maresciallo Pietro Alesi e all'appuntato
scelto Gianfranco Garia; Medaglie d'Oro al Merito Civile alla
memoria del brigadiere Ezio Lucarelli e dell'appuntato Luciano
Milani, vittime del terrorismo. Alla memoria dei Caduti di
Nassiriya saranno conferite ricompense in occasione di un'altra
solenne cerimonia.

Quindi, secondo una tradizione ormai
consolidata, sono stati premiati cinque Comandanti di Stazione
distintisi nel servizio d'istituto: luogotenenti Vito Taverniti da
Torino, Borgata Lingotto, e Vittorio Marinucci da Celano
(L'Aquila); marescialli Giorgio Porru da Vandoies (Bolzano),
Antonio Barrasso da Marotta (Pesaro-Urbino) e Sigismondo Caldareri
da Villabate (Palermo). Al termine, ha preso la parola il Ministro
della Difesa Antonio Martino, del quale riportiamo integralmente
l'intervento.
Poi i reparti sono defluiti dalla
piazza per lasciare spazio agli Squadroni a cavallo, che hanno
eseguito con l'impeccabile perizia di sempre il famosissimo
Carosello, in cui l'alternarsi ritmico delle complesse figure
tratte anche dalla tradizione operativa dei reparti a cavallo, dei
quali il Reggimento Carabinieri è degno e rigoroso custode, trova
il suo esaltante culmine nella travolgente carica a memoria
dell'epico fatto d'armi di Pastrengo del 30 aprile 1848. Prima
degli onori finali, il Presidente Ciampi ha donato al colonnello
Flavio Garello, Comandante del prestigioso reparto, una targa
ricordo. |