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Il ritorno di mastro coltellinaio

Spesso vere e proprie opere d'arte, dopo una fase di declino oggi i coltelli vengono nuovamente esposti, ammirati, collezionati e commerciati. Mentre cresce anche il gusto di realizzarli in modo artigianale

Due coltelli romani ed un coltello romagnolo

Ogni oggetto prodotto dall'uomo ha l'uso che questi ha stabilito, e per il quale è stato pensato e realizzato con le sue caratteristiche specifiche. Il valore strumentale dell'oggetto, dunque, è nella sua capacità di coadiuvare, sostenere, implementare e supplire l'attività umana in ogni aspetto del quotidiano e in tutti gli ambienti di vita.

Esistono però altri connotati che qualificano un manufatto rispetto a canoni diversi dalla semplice destinazione: l'aspetto esteriore, ad esempio; oppure la qualità dei materiali; oppure ancora la cura nella sua lavorazione, cosicché l'oggetto stesso, a volte, può acquisire un valore aggiunto, potremmo dire d'immagine, talmente consistente da sostituire in tutto o in parte quello fondamentale, appunto, di utensile. Il culmine di questo processo estetico si raggiunge quando l'originario attrezzo viene considerato alla stregua di un'opera d'arte, e come tale è conservato, collezionato, ammirato, desiderato e commerciato.

Ciò è particolarmente vero per le armi, realizzate quali strumenti di morte, sia se destinate alla caccia sia se da difesa, ma spesso studiate e ammirate per l'ingegnosità dei meccanismi e/o per la pregevole fattura, magari arricchita da lavorazioni ornamentali eseguite da grandi maestri incisori, scultori, orafi, disegnatori (vedi Il Carabiniere n. 6/03).

Tra le armi, o meglio, tra i cosiddetti "strumenti atti ad offendere", che possono avere un marcato valore artistico, il coltello ha un posto di tutto rilievo. Lo hanno confermato, anche in Italia, alcune interessanti mostre, dove è stato possibile ammirare veri e propri capolavori: l'Exa, che si è svolta a Brescia nello scorso mese di aprile; e, nel 2003, la Mica, a Roma (in maggio), e il Cic, a Milano (in novembre). Vanno poi ricordate le mostre che si tengono nei paesi che vantano una antica tradizione coltellinaia, come Scarperia (vedi pagina 112, rubrica Segnalibro) e Frosolone; e Roccagiovine, dove, in settembre, ci sarà un'ottima occasione per i giovani coltellinai di far conoscere la propria abilità prima di affrontare mostre più impegnative specialmente nei costi.

La storia. Arma bianca per eccellenza, strumento da taglio, da punta o con entrambe le caratteristiche funzionali, il coltello fonda le sue radici nella preistoria, quando l'uomo primitivo, modellando le pietre di selce, ha creato le prime armi rudimentali, le amigdale, che hanno moltiplicato le sue possibilità di sopravvivenza, consentendogli di catturare prede e difendersi da assalti di ogni genere.

Varie sono le tipologie di coltelli che hanno tracciato le fasi salienti della storia dell'uomo fino a giungere ai giorni nostri. Fra i primi popoli, una nota di rilievo la meritano gli antichi egizi, che hanno usato una pietra eruttiva compatta, l'ossidiana, chiamata anche vetro vulcanico, per costruire armi da taglio, come testimonia uno dei pochi pezzi esistenti, risalente al 3400-3300 a.C., custodito al Museo del Louvre di Parigi.

Durante le ere del rame e del bronzo vennero fabbricate le prime lame metalliche, che nell'Età del ferro cominciano ad assumere le caratteristiche definitive che ancora possiamo individuare nei prodotti moderni. Nel Medioevo si iniziarono a produrre stabilmente lame a struttura composita di ferro e acciaio saldati tra loro per fucinatura. Queste tecniche si adottarono in diverse parti del mondo seguendo metodi analoghi anche se talvolta con finalità differenti; mirate ad esempio a una maggiore funzionalità le lame giapponesi o spagnole, a un migliore impatto estetico le lame di Damasco.

I più esperti artigiani delle varie scuole hanno tramandato nel tempo la loro fama ed è nato un fiorente mercato di armi da taglio, a seguito della disponibilità di prodotti di notevoli pregi artistici e tecnici. Una vasta gamma di coltelli ha percorso la storia, fornendo oggetti di raffigurazione nell'arte come arnesi d'uso in un contesto decorativo. Di conseguenza, possiamo seguire le loro differenti evoluzioni, legate alle culture delle nazioni e delle regioni di provenienza.

Dopo un periodo di declino, dovuto ai bruschi cambiamenti sociali del primo e secondo dopoguerra, negli ultimi dieci anni in Italia, come già da prima in altri Paesi europei, alcuni appassionati coltellinai si sono riuniti in associazioni; hanno dato e danno vita, anche all'estero, a mostre, incontri e scambi culturali, riproponendo agli appassionati, o anche ai semplici frequentatori occasionali, sia rifacimenti di pezzi storici o con spiccate caratteristiche regionali, sia coltelli nati ex novo dall'abilità artigianale e dal gusto artistico del mastro coltellinaio.

Sono inoltre notevolmente apprezzate da parte degli appassionati del settore le due principali riviste italiane, Lame d'Autore e Coltelli, entrambe ricche di foto e notizie su mercati, esposizioni ed altro. Completano il panorama i siti internet www.tuttocoltelli.it e www.coltellionline.it.

Giovani artigiani. Oggi chiunque abbia voglia di accostarsi a questa passione e costruirsi da solo un coltello può reperire presso fornitori specializzati tutto il materiale necessario; il consiglio che si può dar loro è di iniziare a produrre i primi pezzi usando materiale poco costoso - o meglio ancora riciclato -, come ad esempio barrette di ferro o acciaio, legno usato per pavimentazioni o legno stagionato di pezzi di recupero. L'apprendista coltellinaio potrà, una volta presa confidenza con i vari materiali, affrontare poi sfide più impegnative e utilizzare materiali più costosi; infatti un errore in fase di lavorazione spesso non consente di recuperare il pezzo, causando una perdita molto sofferta ove si trattasse di legni o acciai pregiati e di alto costo.

La realizzazione di un coltello ha nelle sue varie fasi alcuni punti salienti, quali: il rispetto dei parametri tra lama ed impugnatura, come da modello prescelto (ad esempio, in quelli a serramanico la difficoltà aumenta a causa del gioco di spinta della molla, che alternativamente libera e blocca la lama in apertura o in chiusura); l'operazione di molatura con cui si affila la lama, che richiede fermezza e sensibilità nel polso per dare omogeneità al lavoro; la tempra e il successivo rinvenimento del metallo, che devono essere compiuti scrupolosamente, perché il manufatto abbia la giusta flessibilità e robustezza; la scelta dei legni o di altro materiale (osso, corno, eccetera) per l'impugnatura; infine, la corretta realizzazione dei perni, per un assemblaggio a misura che non rovini i materiali e dia compattezza e solidità all'opera.

Il superamento dei singoli punti porta alla conclusione del pezzo, che sancisce soprattutto la vittoria di una sfida con se stessi. Questo incita l'artigiano a costruirne di più belli e particolareggiati, al punto di investire non poco tempo nel lavoro, spesso senza ottenere, in una eventuale vendita, il valore effettivo del pezzo. Resta il fatto che i coltelli, per la loro forma, per i metalli usati, per i materiali pregiati di abbellimento e per la loro costruzione completamente artigianale, vengono spesso considerati autentiche, sia pur piccole, opere d'arte, ognuna delle quali unica nel suo genere.

Sia un coltello ordinario o sofisticato, entrambi i casi per il costruttore hanno la stessa importanza e difficilmente se ne priverebbe. La cessione del pezzo ha il principale scopo di pubblicizzare e far conoscere la propria arte nel mondo dei collezionisti e dei commercianti, per elevare l'artigiano verso la sua ascesa al rango di maestro coltellinaio; rimane comunque il legame che unisce un artista alla propria opera, malgrado l'effettiva altrui proprietà.

Americo Sabato e Francesco De Feo