CARABINIERI

Entra nella Stazione On-Line dei Carabinieri
Ministero della Difesa
Home > L'Editoria > Il Carabiniere > Anno 2004 > Giugno > Storia

Approfondimenti


Il Carroccio



Protagonista assoluto della battaglia di Legnano fu il Carroccio. Che non era però una novità, né un'esclusiva dei milanesi. Altre città della Lombardia e della Toscana impiegavano in battaglia carri trainati dai buoi sui quali venivano issati gli stendardi della città, una croce e una campana (la martinella) che dava il segnale dell'inizio dello scontro. Nell'XI secolo, nella cattedrale di Milano era custodito un enorme carro di legno destinato alle processioni religiose, sul quale - nel 1039 - l'arcivescovo della città issò la croce e il gonfalone durante l'assedio del re d'Italia Corrado II. La vittoria conseguita sul campo (Corrado morì durante l'assedio) convinse la cittadinanza ad adottare il Carroccio come simbolo di Milano e della sintesi fra i valori religiosi e quelli civili. Presto gli fu attribuito anche un preciso ruolo tattico in battaglia. Intorno ad esso si riuniva la fanteria (in genere reclutata fra gli artigiani e i mercanti), che aveva così un preciso punto di riferimento (e di resistenza) nelle fasi più delicate, e concitate, della battaglia. A Legnano, dopo che la cavalleria milanese era stata messa in fuga da quella imperiale, fu proprio la fanteria (che era armata con uno scudo e una lancia molto lunga) a resistere alle cariche del nemico, stretta intorno al Carroccio. Sessant'anni più tardi la Lega Lombarda fu sconfitta dall'imperatore Federico II a Cortenuova: il Carroccio fu catturato dall'esercito imperiale e, di fatto, quella disfatta segnò la fine della Lega.


Il giuramento di Pontida



Fu il cardinale Uberto Crivelli (che nel 1185 sarebbe stato eletto papa con il nome di Urbano III) a ideare e promuovere la Lega Lombarda. Nato a Milano, avrebbe fissato la sede pontificia a Verona. Era dunque un uomo profondamente legato al Nord d'Italia, allora diviso nelle realtà comunali, spesso in guerra fra di loro. La Lega, creata il 1° dicembre 1167, nacque dall'alleanza fra la città di Milano (ricostruita dopo la distruzione subita cinque anni prima dall'esercito di Barbarossa), la Lega Cremonese (che raccoglieva le città di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova) e quella Veronese (comprendente Padova, Verona, Vicenza e Treviso). A queste città si aggiunsero quelle emiliane (Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza) e, in seguito, Como e Lodi, inizialmente alleata con l'imperatore. Oltre a Vercelli, Novara, Tortona, Rimini, come risulta dall'iscrizione nel basamento della statua di Alberto da Giussano a Legnano. L'alleanza - così almeno si tramanda (anche se non esistono notizie certe e documentate in proposito) - fu formalizzata con un solenne giuramento pronunciato a Pontida, pochi chilometri a nord-ovest di Bergamo, sulla punta orientale del Lago di Como. È incerta persino la data di quell'incontro. Per la maggioranza degli storici ebbe luogo il 1° dicembre dell'anno 1167; altri la anticipano di dieci mesi, al 7 aprile di quello stesso anno. La discordanza si spiega probabilmente con il fatto che non ci fu un solo abboccamento fra i maggiorenti delle varie città coinvolte, ma una serie di accordi successivi.


Milano, com'era



Quando fu rasa al suolo, nel 1142, Milano era una delle città più popolose (e potenti) d'Italia. Contava oltre centomila abitanti. Nel XII secolo un agglomerato che contasse cinquemila abitanti era considerato una città; i centri con diecimila abitanti erano vere e proprie metropoli. Guardando le mappe dell'epoca è difficile capire come tanta gente potesse addensarsi in spazi così ristretti. La spiegazione è nelle condizioni di vita di allora: in ogni casa vivevano più famiglie, in ogni stanza abitavano interi nuclei familiari e spesso in ogni letto dormivano parecchie persone. I commercianti facevano una vita tutta "casa e bottega", nel senso proprio del termine. La promiscuità aiuta a capire quanto fossero devastanti le epidemie, alle quali contribuiva il livello miserevole dell'igiene personale. Nelle case, insieme a uomini, donne e bambini, vivevano anche gli animali, e gli odori erano insopportabili (forse più a causa degli umani che delle bestie). A partire dal XII secolo uomini e donne, che non si lavavano quasi mai, cominciarono a far largo uso dei profumi, importati dai Crociati: e gli odori divennero così ancor più intensi e insopportabili. I contadini - che, all'alba, quando i soldati aprivano le porte della città, s'avventuravano nelle viuzze disselciate per vendere i loro prodotti - erano ben felici, al tramonto, di tornarsene in campagna. Lo smog e l'inquinamento del Medioevo erano, infatti, di gran lunga peggiori (e più insopportabili) di quelli di oggi.


Tutte le date



1152 - Federico Barbarossa è eletto re di Germania e d'Italia. Alla Dieta di Costanza i cittadini di Lodi chiedono la sua protezione contro la prepotenza di Milano.
1154 - Barbarossa viene incoronato imperatore a Roma dal papa Adriano IV. 1156 - Dieta di Roncaglia.
1158-1162 - Guerra dell'imperatore contro i Comuni ribelli della Lombardia. Milano viene rasa al suolo.
1164 - Si forma la Lega Veronese (che comprende Verona, Padova,Vicenza e Treviso).
1166 - Alessandro III rientra a Roma dalla Francia per organizzare la difesa dell'Urbe da un eventuale attacco di Federico Barbarossa.
1167 - Nel mese di luglio le truppe imperiali conquistano Roma. Alessandro III si rifugia a Benevento. Nasce la Lega Cremonese (Cremona, Bergamo, Brescia e Mantova). Il 1° dicembre, con il giuramento di Pontida, si costituisce la Lega Lombarda.
1175 - Fallisce l'assedio imperiale contro la città di Alessandria.
1176 - Il 29 maggio la Lega sconfigge l'esercito imperiale a Legnano.
1176 - A Venezia viene firmata la pace tra l'imperatore e papa Alessandro III, riconosciuto come unico pontefice legittimo.
1183 - Pace tra Federico Barbarossa e i Comuni lombardi, a Costanza.
1190 - Morte di Federico Barbarossa.
1226 - Si ricostituisce la Lega Lombarda contro l'imperatore Federico II.
1237 - Federico II sconfigge i Milanesi a Cortenuova. Il Carroccio è catturato dagli imperiali.
1248 - Federico II viene sconfitto sotto le mura di Parma.
1250 - Con la morte di Federico II finiscono le lotte della Lega contro gli eserciti imperiali.


Alessandro III



Tutto il pontificato di Alessandro III (che rimase sul trono di Pietro per ben 22 anni) fu segnato dalla lotta con Federico Barbarossa. Dal primo giorno: i cardinali che simpatizzavano per l'imperatore, con un colpo di mano, gli strapparono dalle spalle il piviale per farlo indossare a un altro cardinale (Ottavio Monticelli) che fu - a sua volta - eletto papa, e assunse il nome di Vittore IV. Papa e antipapa, come accadeva di frequente nel Medioevo. Il primo strenuo avversario dell'imperatore, il secondo al servizio dell'imperatore. Alessandro interpretò il suo ruolo con grande coraggio e determinazione, non perdendo occasione per sfidare il Barbarossa. Una prima opportunità gli si offrì quando Federico convocò un Concilio a Pavia nel 1160, allo scopo di dirimere la controversia fra Alessandro e Vittore. Alessandro non si presentò, appellandosi alla norma giuridica secondo la quale la Chiesa non doveva essere giudicata da nessuno e dichiarando che l'imperatore non aveva titoli per convocare il Concilio. Vittore lo scomunicò come scismatico, Alessandro replicò lanciando l'interdetto sia contro l'antipapa che contro il suo agusto protettore. Alla morte di Vittore (nel 1164), il partito imperiale lo rimpiazzò con un nuovo antipapa, Pasquale III. Nel frattempo Alessandro veniva proclamato protettore della Lega: in suo onore fu fondata una città in Piemonte, fra il Tanaro e il Bormida, che prese il nome di Alessandria. Federico la chiamò «la città di paglia» e la cinse d'assedio con il proposito di distruggerla. Ma l'impresa fallì. E, alla fine, Barbarossa fu costretto a chinare il capo, riconoscendo Alessandro come pontefice legittimo.


Tre Papi



Tre papi si misero di traverso a Federico Barbarossa. Adriano IV (Nicholas Breakspear, l'unico pontefice di nazionalità inglese) lo incoronò imperatore, ma l'unico incontro fra i due prima della cerimonia si risolse in un disastro. Federico si rifiutò di reggere la staffa del papa per aiutarlo a smontare da cavallo. I dignitari di corte dovettero spiegargli che si trattava di un rituale previsto dal protocollo, e il giorno successivo l'imperatore si adeguò. Ma il papa se l'era legata al dito. Poco prima di morire, nel settembre 1159, Adriano firmò ad Anagni un patto con i Comuni lombardi, promettendo di scomunicare l'imperatore. La promessa fu mantenuta dal suo successore, Alessandro III, che fu il pontefice più a lungo impegnato nella guerra contro il Barbarossa. Soltanto quattro anni prima della morte (avvenuta nel 1181), Alessandro firmò la pace, ottenendo di essere riconosciuto come papa legittimo.
Urbano III (che regnò fra il 1185 e il 1187) era stato, da cardinale, l'ideatore della Lega Lombarda. Anche da pontefice si oppose alle prepotenze dell'imperatore e a quelle del figlio, Enrico VI. L'occupazione di Roma da parte delle truppe imperiali lo costrinse a rifugiarsi a Verona.


Giuseppe Verdi



Il 27 gennaio 1849, al teatro Argentina di Roma, fu messa in scena la prima rappresentazione della Battaglia di Legnano, tragedia lirica in quattro atti di Giuseppe Verdi. Fu un autentico trionfo. Scrisse un cronista, dall'occhio lungo: «Il successo del primo momento fu dovuto innanzitutto alla sovraeccitazione degli animi nei due anni della rivoluzione unitaria e al soggetto particolare del libretto». La Battaglia di Legnano è considerata l'unica opera integralmente patriottica di Verdi, che al patriottismo dedicò grande spazio in molte sue composizioni. E Roma, in quei giorni, viveva emozioni straordinarie: tre mesi prima il papa era fuggito a Gaeta ed era caduto il potere temporale. Si preparava una stagione esaltante, e dolorosa. Due settimane dopo quella prima teatrale, il 9 febbraio, sarebbe stata proclamata la Repubblica Romana. Verdi era già una celebrità. Da alcuni anni, in tutta Italia, si cantava il "Va' pensiero" del Nabucco. Nel libretto (di Salvatore Cammarano) dell'opera dedicata a Legnano figurano i cavalieri della Compagnia della Morte che, nel terzo atto, si riuniscono nella cripta di Sant'Ambrogio e giurano di vincere o morire. Il significato patriottico - e fuori del tempo - dell'opera verdiana è stato esaltato nel 1960 (con qualche indiscutibile forzatura storica e ideologica) in una rappresentazione a Cardiff (con il titolo The Battle, La battaglia di Legnano) nella quale l'ambiente e l'azione erano stati trasferiti al periodo dell'occupazione nazista, nell'Italia del 1944.


Giosuè Carducci



Rimase incompiuta la Canzone di Legnano alla quale Carducci lavorò per molto tempo. Nella parte (notissima) che riuscì a completare (e che si intitola Il parlamento) la figura centrale è quella di Alberto da Giussano, che ricorda ai milanesi tutte le umiliazioni sofferte nella precedente lotta con l'imperatore, la consegna degli stendardi e del Carroccio, e la resa della città affamata, che non risparmiò la distruzione di tutti gli edifici (con la sola eccezione di quelli sacri). «Così dicendo Alberto di Giussano / con tutt'e due le man copriasi gli occhi, /e singhiozzava: in mezzo al parlamento / singhiozzava e piangea come un fanciullo. / Ed allora per tutto il parlamento / trascorse quasi un fremito di belve. / Da le porte le donne e da i veroni, / pallide, scarmigliate, con le braccia / tese e gli occhi sbarrati al parlamento, / urlavano: Uccidete il Barbarossa. // "Or ecco", dice Alberto di Giussano, / "ecco, io non piango più. Venne il dì nostro, / o milanesi, e vincere bisogna. / Ecco: io m'asciugo gli occhi, e a te guardando, o bel sole di Dio, fo sacramento. / Diman, da sera i nostri morti avranno / una dolce novella in purgatorio: / e la rechi pur io!". Ma il popol dice: / "Fia meglio i messi imperiali". Il sole / ridea calando dietro il Resegone». Giosuè Carducci - il primo italiano a ricevere il Nobel per la Letteratura - fu un patriota, nel senso più ampio del termine. Giovanni Spadolini lo inserì nell'elenco degli "uomini che fecero l'Italia", ricordandone la complessa esperienza politica: repubblicano convinto, anticlericale e giacobino, nemico giurato dei moderati, dopo il 1870 e il compimento dell'unità d'Italia si scoprì difensore dei valori dello Stato.


Giovanni Berchet



R
omantico e risorgimentale, ampolloso e teatrale, Giovanni Berchet è il poeta che nell'Ottocento rievocò con le sue rime il giuramento che a Pontida aveva siglato l'alleanza contro lo straniero. «Oh spettacol di gioia! I lombardi / son concordi, serrati a una lega. / Lo straniero al pennon ch'ella spiega / col suo sangue la tinta darà». E qualche verso oltre: «L'han giurato. Voi, donne frugali, / rispettate, contente agli sposi, / voi che i figli non guardan dubbiosi, / voi ne' forti spiraste il voler». La composizione è antecedente al Canto degli Italiani, ed è probabile che Mameli si sia ispirato anche ad essa nel rievocare gli eroi del passato. Berchet tendeva a trasmettere forti emozioni, a suscitare l'amor patrio, rivolgendosi agli uomini ai quali sarebbe spettato il compito di perseguire l'unità nazionale.


Enrico VI



I
l papato - che aveva già vissuto periodi di grave preoccupazione per l'invadenza imperiale di Federico - temette sinceramente di perdere ogni autonomia quando il Barbarossa combinò le nozze del figlio primogenito Enrico, pretendente al trono, con Costanza d'Altavilla, zia del re normanno di Sicilia, Guglielmo. L'unificazione delle due corone poteva costituire la premessa per la definitiva liquidazione dello Stato pontificio. Urbano III compì ogni sforzo per impedire il matrimonio, che si celebrò con grande fasto nel gennaio 1186, nella basilica di Sant'Ambrogio a Milano. Lei (che era più anziana dello sposo) giunse con un seguito di cavalieri, buffoni di corte, giullari e damigelle. Della carovana facevano parte anche 150 cavalli carichi di gioielli, profumi, arazzi, argenteria: la dote del nipote, insieme con il regno di Sicilia. Le nozze furono celebrate dagli arcivescovi di Vienna e di Aquisgrana, che posero sul capo di Enrico la corona ferrea, simbolo del regno d'Italia. Alla morte di Enrico (ancora giovane) nel 1196, la successione toccò a un pargoletto di tre anni, Federico II, che prese in mano le redini dello Stato al compimento del sedicesimo anno di età. Fu un grande uomo di Stato, ma anche lui in rotta perenne con i papi, che lo scomunicarono più volte.