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Una "giungla" elettronica sempre più
fitta invade le nostre case. Computer, telefoni, cellulari,
televisori, decoder, consolle da gioco, impianti hi-fi danno vita
ad una "comunità" di dispositivi che, attraverso opportuni
protocolli di comunicazione, possono scambiarsi informazioni
attraverso cavi, cavetti, onde radio, raggi infrarossi, porte e
connettori di varia natura. Questi messaggi invisibili consentono
alle diverse parti di uno stesso dispositivo di collaborare, e ad
apparati diversi di interagire tra loro, per svolgere una funzione
coordinata.
In quest'articolo parleremo di una
modalità di interconnessione tra congegni elettronici ancora poco
conosciuta, ma che sembra avere enormi potenzialità (anche
impreviste, vedi box sul toothing): il Bluetooth.
Prima di scendere nel dettaglio
della tecnologia, cerchiamo di inquadrare bene il problema. Quando
due dispositivi qualsiasi devono comunicare tra loro, è necessario
che condividano alcuni punti fondamentali prima che lo scambio di
informazioni abbia inizio. La prima questione da affrontare è di
natura "fisica": che tipo di mezzo di interconnessione
utilizzeranno? "Parleranno" attraverso un qualche tipo di cavo o
sceglieranno una forma di comunicazione "senza fili" (wireless,
come si sente dire dai più tecnici)?
Una volta concordato il supporto
fisico, occorre stabilire la modalità di scambio dell'informazione
e l'insieme di regole - quello che tecnicamente si chiama
"protocollo" - da cui tale flusso di dati sarà regolato.
Sostanzialmente, esistono due modi fondamentali di trasferire dati:
il cosiddetto "seriale", in cui le informazioni sono inviate 1 bit
alla volta, uno dietro l'altro, in "serie" per l'appunto; e il
"parallelo", in cui si trasferiscono blocchi di bit (di solito 8 o
16) contemporaneamente. I modem per la connessione ad Internet, ad
esempio, utilizzano la prima modalità, mentre le stampanti
preferiscono la seconda.
Una volta stabilito come inviare i
bit, i due dispositivi devono usare un set di comandi e risposte in
comune, che dia un preciso significato ad ogni singolo bit
scambiato e che permetta loro di "riconoscersi" e interagire.
Questa è, spesso, la parte più complicata dell'interconnessione tra
dispositivi elettronici diversi: chi di voi, ad esempio, non è
andato nel pallone al momento di collegare fra loro televisore,
decoder e, magari, casse di un impianto ad alta fedeltà,
aggrovigliandosi tra cavi, prese, e spinotti di ogni forma e
dimensione? O, ancora, chi non è impazzito nel tentativo di far
"riconoscere" al proprio computer una stampante, un modem, o una
qualunque altra periferica, armeggiando con cd e floppy disk alla
disperata ricerca di un file di configurazione?
Ed è qui che il Bluetooth si pone
come una tecnologia innovativa, capace di rendere una vasta gamma
di apparati elettronici più friendly (in inglese, amichevoli),
ovvero più facili e immediati da capire e da usare.
Bluetooth è uno standard di
comunicazione messo a punto qualche anno fa da un gruppo di aziende
manifatturiere appartenenti al settore delle telecomunicazioni:
esso permette ad ogni sorta di apparato elettronico - dai computer
e loro periferiche, passando per i telefoni cellulari, fino ad
arrivare agli elettrodomestici di ultima generazione - di stabilire
autonomamente una connessione a radio frequenza, senza bisogno di
cavi, fili e azioni particolari da parte di un utilizzatore.
Sviluppata inizialmente come
soluzione radio per consentire il collegamento a Internet di laptop
(computer portatili), cellulari, e altri dispositivi portatili, a
casa e in ufficio, le sue capacità hanno poi svelato orizzonti
molto maggiori. Oggi le aziende che promuovono la diffusione e
l'utilizzo del Bluetooth sono diventate circa duemila in tutto il
mondo, e se in un primo momento lo scopo perseguito era quello di
unificare l'industria dei computer e delle telecomunicazioni,
questa tecnologia è ora utilizzata in tutti quei settori dove è
necessario trovare un'alternativa alle tradizionali connessioni via
cavo.
Il ricetrasmettitore Bluetooth
funziona attraverso un modulo radio di dimensioni assai contenute,
che può essere integrato (a costi molto convenienti) tanto in
maniera diretta, quanto tramite opportune schede hardware,
all'interno non solo di computer e cellulari, ma anche in
televisori, videoregistratori, impianti audio e console per
videogiochi portatili.
Dal punto di vista dell'utilizzatore
finale questo standard - il cui nome non ha nulla a che fare con la
tecnologia di comunicazione, ma deriva dal nome di un antico re
danese, Harald Bluetooth, e fu scelto, simbolicamente, per
ricordare la grande importanza che le aziende del nord Europa hanno
avuto nella sua definizione e nello sviluppo del mondo delle
telecomunicazioni in generale - possiede alcuni innegabili
pregi.
Innanzi tutto, è wireless, ovvero,
come già detto, "senza fili": quindi, in viaggio, a casa o in
ufficio, non c'è più bisogno di portarsi dietro metri e metri di
odiosa cavetteria, o di stravolgere gli ambienti per ricavare lo
spazio necessario al passaggio di quest'ultima. Le informazioni
viaggiano in aria, trasportate da segnali radio diffusi
tutt'intorno da minuscole antennine omnidirezionali (ovvero che
irradiano a 360°, al contrario delle cosiddette antenne direttive,
che hanno delle direzioni privilegiate verso le quali i segnali
vengono emessi a maggior potenza).
In seconda battuta, come già
anticipato, lo sforzo da parte di chi si trova ad utilizzare un
dispositivo Bluetooth è minimo, perché, una volta attivata una
connessione radio, gli apparati si cercano e si "riconoscono" da
soli.
Scendendo un po' più nel dettaglio,
i dispositivi Bluetooth-compatibili comunicano utilizzando un set
di frequenze intorno ai 2,45 gigahertz, in una banda che, secondo
accordi internazionali, è riservata ad uso industriale, scientifico
e per le apparecchiature mediche. Si tratta di una banda piuttosto
"affollata", condivisa, ad esempio, con i telecomandi di porte e
cancelli, con i dispositivi per la sorveglianza dei bambini, e con
i telefoni cordless più moderni.
Trovare un modo per evitare che i
dispositivi Bluetooth interferiscano e siano interferiti da tutti
gli altri apparati che utilizzano le stesse frequenze è stata una
tappa fondamentale nel processo di sviluppo di questa nuova
tecnologia. Per ridurre le interferenze causate dal Bluetooth, lo
standard prevede l'emissione di segnali radio molto deboli, della
potenza di appena un milliwatt (basti pensare che un telefono
cellulare può arrivare a trasmettere segnali da 3 watt di potenza,
quindi, ben tremila volte di più). Questa scelta ha la sua
limitazione nel fatto che i dispositivi Bluetooth possono coprire
un raggio massimo di una decina di metri (anche se con uno speciale
amplificatore si arriva fino a 100 metri), comunque sufficiente a
far interagire diversi apparati in diversi ambienti, e a creare
potenziali situazioni di "collisione".
Allora, si ricorre ad una tecnica
particolare denominata frequency hopping (che potremmo tradurre con
"salto di frequenze", comune anche ad altre tecnologie di
comunicazione, come, ad esempio, quella cellulare). Nel caso del
Bluetooth, il dispositivo utilizza per le sue comunicazioni una
singola frequenza, scelta a caso in un insieme di 79 possibili.
Questa frequenza, però, nel tempo non rimane sempre la stessa, ma
viene periodicamente scambiata con un'altra dello stesso insieme
secondo sequenze casuali, sempre diverse. Il "salto" di frequenza
avviene ben 1.600 volte al secondo, facendo sì che la probabilità
che due diversi ricetrasmettitori siano sintonizzati sulla stessa
nello stesso istante di tempo - e, quindi, interferiscano tra loro
- sia veramente bassa, e duri, in ogni caso, solo per una
piccolissima frazione di secondo.
Quando due dispositivi Bluetooth
entrano nei rispettivi raggi di copertura, ha luogo una
comunicazione radio per stabilire se vi sono dei dati da
condividere o se uno dei due deve inviare un comando di controllo
all'altro. Tutto ciò avviene in maniera autonoma, senza alcun
comando da parte dell'utente: una volta che i due dispositivi si
sono "riconosciuti", restano in contatto finché la distanza lo
permette, formando quella che in gergo viene definita piconet
(ovvero, una microrete che, secondo le specifiche tecniche, può
avere un dispositivo master, o controllore, e fino a 7 apparati
slaves, per un totale di 8 apparati).
Tutti i dispositivi appartenenti
alla stessa "picorete" - siano essi parti di un computer, di uno
stereo o, semplicemente, un cellulare e la sua auricolare senza
fili - cambieranno frequenze all'unisono, in modo da mantenersi
sempre sintonizzati ed "isolati" dalle altre picoreti.
Le applicazioni sono praticamente
sterminate, in casa, in ufficio, e nel tempo libero.
Dall'auricolare senza fili per il telefonino (sviluppata e
commercializzata già da diverso tempo), al vivavoce per auto, agli
elettrodomestici radiocomandati che ci obbediscono una volta
oltrepassato l'uscio di casa, alle telecamere in grado di
collegarsi senza fili al cellulare per scattare e inviare
immediatamente immagini digitali e brevi filmati.
Applicazione particolarmente gradita
dal punto di vista delle aziende, poi, è la possibilità di
connettere personal computer in Rete tra stanze e piani diversi,
con stampanti, tastiere, mouse, tutti senza fili, con cui scrivere
e stampare documenti, inviare files, condividere grafici e
presentazioni. Immaginate, infine, la possibilità di navigare in
Internet, controllare e-mail, scaricare programmi, ascoltare
musica, divertirsi con giochi in rete, comodamente seduti in
poltrona, senza cavi tra i piedi, liberi di muoverci a nostro
piacimento, mentre il nostro Bluetooth access point (un
ricetrasmettitore capace di interfacciarsi con un modem) ci
interfaccia col mondo intero. Insomma, c'è davvero di che
sbizzarrirsi.
Superato il prevedibile periodo di
rodaggio iniziale, l'innovazione, la ricerca, e soprattutto la
sempre più diffusa integrazione nel campo dell'elettronica di
consumo, permetteranno l'abbattimento dei costi di vendita,
favorendo così la diffusione popolare di questo nuovo
standard. |