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Ministero della Difesa
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Quesiti amministrativi

Diritto arretrati e Prescrizione



Simbolo dei quesiti amministrativi

Sono un Maresciallo Maggiore "A" dei Carabinieri, collocato in pensione nel 1983, dopo 46 anni di servizio nell'Arma. Al momento di andare in pensione ho inoltrato domanda alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ultima amministrazione prima del congedo, al fine di ottenere la pensione privilegiata per malattie contratte in servizio e per causa di servizio. Detta amministrazione ha subito respinto la domanda e, successivamente, nel 1998, mi ha comunicato di procedere alla presentazione della stessa. Dal 1998, ho ricevuto la pensione privilegiata nel gennaio 2003. Poiché ho perduto molti anni di beneficio, desidero sapere se ho diritto agli arretrati e a chi devo indirizzare la domanda.
C.P. - Roma

Il diritto agli arretrati deve essere esercitato prima della scadenza dei termini previsti dall'istituto della prescrizione. Infatti, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2946 del Codice Civile, i diritti si estinguono per prescrizione con il decorso di dieci anni. La legge, in alcuni casi, prevede anche termini più brevi. Tuttavia, detti termini possono essere interrotti da ogni atto che volga a costituire in mora il debitore (articolo 2943 del citato Codice Civile). Costituisce atto interruttivo della prescrizione qualunque comunicazione scritta che dimostri la volontà di esercitare il proprio diritto. Per effetto dell'interruzione si inizia un nuovo periodo di prescrizione. Dalla sua lettera, inviata a questa Direzione, non risulta che siano stati prodotti atti o inviate comunicazioni scritte che, nei termini sopraesposti, abbiano interrotto la prescrizione tra il 1983 (data del collocamento in congedo e di inoltro della prima domanda respinta dall'amministrazione) e il 1998 (data in cui è stata ripresentata la domanda su richiesta della amministrazione). Se così stessero le cose, allo stato degli atti, il suo diritto agli arretrati può essere fatto valere solo a decorrere dall'anno 1998. Tuttavia, considerando la peculiarità della situazione rappresentata, in relazione al singolare comportamento dell'amministrazione, potrebbe ricorrere alla Corte dei Conti che, in piena autonomia, esaminerà il caso specifico e deciderà di conseguenza.




Base pensionabile: incremento 18%




Alcuni associati delle Sezioni Carabinieri in congedo sono venuti a conoscenza di una istanza prodotta da appartenenti alla Polizia di Stato in congedo, inoltrata alla Corte dei Conti, intesa a ottenere l'incremento del 18% dell'indennità di funzione. Poiché, ad analoga iniziativa sono interessati anche i suddetti associati delle Sezioni Carabinieri collocati in congedo, così come molti altri colleghi, si chiede di interloquire in merito.
CC. - Tarvisio (Ud)

Dall'istanza citata si evince che l'indennità per la quale viene chiesto il riconoscimento del diritto a percepire l'incremento del 18%, dal giorno sucessivo alla cessazione del servizio attivo, è "l'assegno funzionale" e non la "indennità di funzione" (che è tutt'altro emolumento). Ciò chiarito, si premette che il combinato disposto dagli articoli 15 e 16 della legge 29 aprile 1976, n. 177, prevede che la base pensionabile, al personale collocato in quiescenza a decorrere dal 1° gennnaio 1976, sia aumentata del 18%. La base pensionabile è costituita da una serie di emolumenti/ assegni/indennità esplicitamente indicati negli articoli sopracitati.

In particolare, il comma 2 dell'articolo 15 specifica che nessun altro assegno o indennità, anche se pensionabile, può essere considerato ai suddetti fini (incremento del 18%) se la relativa disposizione di legge non ne preveda espressamente la valutazione nella base pensionabile. L'assegno funzionale in questione non è incluso nell'elenco indicato dalla predetta legge n. 177/1976. Lo stesso, infatti, è stato istituito con successiva legge 14 novembre 1987, n. 468. Quest'ultima norma, tuttavia, non ha espressamente previsto la valutazione dell'assegno nella base pensionabile, anche se il medesimo assegno è pensionabile così come sono pensionabili
altri assegni o indennità, quali indennità di aeronavigazione, indennità integrativa speciale, eccetera, senza incremento del 18%. In relazione a quanto precede, e in considerazione che la materia si presta a diverse interpretazioni, a parere di questa Direzione non è escluso che un eventuale ricorso alla Corte dei Conti possa condurre a un pronunciamento favorevole da parte della citata Magistratura Contabile.




Indennità integrativa




Sono un Appuntato dei carabinieri in congedo, collocato in pensione dal 4 luglio 1981. Con sentenza n. 24/1993, la Corte Costituzionale ha stabilito che l'indennità integrativa speciale deve essere inclusa nella liquidazione spettante a tutti i militari e civili alla fine del rapporto di lavoro. Per ottenere tale beneficio ho presentato ricorso attraverso l'Associazione Nazionale Pensionati di Bologna da circa due anni. Poiché l'Associazione in parola nulla ha fatto sapere in merito, in qualità di abbonato alla Rivista chiedo di conoscere se il ricorso è stato accolto.
A.G. - Nicotera (Cz)

L'indennità di fine rapporto di lavoro (cosiddetta indennità di buonuscita) è costituita da una somma di denaro ragguagliata a tanti dodicesimi dell'80% dell'ultima retribuzione lorda per quanti sono gli anni di servizio. L'ultima retribuzione è costituita dalla somma degli importi relativi: allo stipendio, alle quote e scatti aggiuntivi, alla tredicesima mensilità e alla indennità integrativa speciale. In merito a tale ultima indennità, la legge 29 gennaio 1994, n. 87, ha integrato la base contributiva, ai fini della liquidazione di buonuscita, disponendo l'inclusione, con decorrenza dal 1° dicembre 1984, del 60% dell'80% dell'importo dell'indennità integrativa speciale ultima percepita in attività di servizio. Poiché il nostro abbonato è stato collocato in pensione in data 4 luglio 1981, questa Direzione ritiene che il ricorso presentato non potrà essere accolto.




Tempi brevi per le privilegiate?




Sono in quiescenza dal dicembre 1994. Nel 1996 ho presentato istanza per ottenere la pensione privilegiata ordinaria. Dopo reiterati solleciti, prima al Ministero della Difesa e successivamente a quello dell'Economia, la pratica ancora oggi è ferma perché il Comitato per la verifica della cause di servizio non ha emesso il prescritto parere. Nel 1995 ho usufruito dell'equo indennizzo relativo alla 6a categoria, misura massima. Di recente sono venuto a conoscenza che, per effetto delle circolari del Ministero della Difesa DGPM/ VI/19.000/A/45 - 109.000/ I/15, datate rispettivamente 5 marzo 2002 e 20 gennaio 2003, potrei ottenere in tempi brevi il richiesto beneficio. In caso affermativo vorrei conoscere le modalità e la norma in vigore.
A.M. - Dugenta (Bn)

La norma in vigore è rappresentata esattamente dalle due circolari del Ministero della Difesa indicate. La prima riguarda le partite pensionistiche provvisorie relative al personale militare in ausiliaria ancora amministrato dagli Enti delle varie Forze Armate.

La seconda circolare estende la procedura anche alle fattispecie relative ai militari le cui partite pensionistiche sono state (o saranno) trasferite all'Inpdap prima dell'acquisizione del parere favorevole sulla "dipendenza" da parte del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio.

In merito alle modalità applicative, le due suddette circolari prescrivono la procedura di cui si evidenziano gli aspetti salienti. Gli Enti amministrativi di Forza Armata, gestori dei trattamenti pensionistici provvisori, dovranno attenersi alle istituzioni ivi riportate. In particolare, per il personale che ancora amministrano, detti Enti sono autorizzati a corrispondere agli aventi diritto l'aumento del decimo della pensione normale spettante al personale in ausiliaria a titolo di assegno o pensione privilegiata, dopo aver portato a compensazione l'importo del 50% dell'equo indennizzo eventualmente già percepito. Per il personale non più amministrato, gli Enti dovranno inviare all'Inpdap l'autorizzazione (in originale) a suo tempo ricevuta con la quale veniva disposto il pagamento dell'aumento del decimo, unitamente ad un prospetto analitico in cui vengono indicati i necessari riferimenti amministrativi, tra cui l'importo del 50% dell'equo indennizzo. Nel procedere alle segnalazioni gli Enti amministrativi dovranno rispettare un criterio di priorità, privilegiando quelle correlate a partite pensionistiche trasferite all'Inpdap da più tempo.

In tale quadro, è utile una istanza a cura degli amministrati, indirizzata al Centro Amministrativo (o ultimo Ente Amministrativo), ancorché detta istanza abbia carattere di mera segnalazione.

Domenico Benedetti