|
A volte si perseguono obiettivi che
sembrano quasi impossibili da realizzare.
Eppure ci si crede, eppure ci si
impegna pervicacemente, nella convinzione che si sta seguendo la
strada giusta. E a volte quegli obiettivi si conseguono, magari in
poco tempo, dopo una lunga maturazione progettuale. Così per i
singoli, così per le Istituzioni.
È questo il caso dell'Arma, in seno
alla quale un traguardo importantissimo, anelato per cinquantasei
lunghi anni, è stato raggiunto: il Comandante Generale è finalmente
un ufficiale dei Carabinieri. Questa storica svolta era già stata
preannunciata dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi,
nella sua visita ufficiale al Comando Generale il 18 luglio 2002
(vedi Il Carabiniere n.10/02 pag. 92) nell'occasione il premier
aveva promesso che dopo il generale Bellini la massima carica
sarebbe stata conferita, appunto, ad un Carabiniere.
Sono trascorsi così quasi due anni
di attesa, forse con qualche trepidazione, ma quella promessa è
stata mantenuta e si è avverata concretamente il 6 maggio scorso a
Roma, quando nella suggestiva cornice del "Prato del Carosello",
ove si addestra il Reggimento Carabinieri a cavallo nella Caserma
Salvo D'Acquisto, ha avuto luogo la cerimonia di avvicendamento
nella carica di Comandante Generale dell'Arma tra il generale di
Corpo d'Armata Guido Bellini, uscente, e il pari grado Luciano
Gottardo, subentrante. Prima del passaggio delle consegne, i due
alti ufficiali hanno deposto corone al sacello del Milite Ignoto e
al sacrario dei Caduti, presso il Museo Storico dei Carabinieri.
Quindi, alla "Salvo D'Acquisto", presenti il Presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, il Vicepresidente, Gianfranco Fini, i
Ministri della Difesa, Antonio Martino, dell'Interno, Giuseppe
Pisanu, e della Salute, Girolamo Sirchia, il Capo di Stato Maggiore
della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, il Capo di Stato
Maggiore dell'Esercito, generale Giulio Fraticelli, l'ammiraglio
Giovanni Vitaloni in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore
della Marina, il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica, generale
Sandro Ferracuti, il Capo della Polizia, prefetto Gianni Di
Gennaro, il Comandante Generale della Guardia di Finanza, generale
Roberto Speciale, l'Ordinario Militare per l'Italia, monsignor
Angelo Bagnasco, e numerose altre autorità istituzionali, nonché il
Vice Comandante Generale dell'Arma, Salvatore Fenu, il Capo di
Stato Maggiore, generale Giorgio Piccirillo, e i vertici dell'Arma
in servizio e in congedo, con una folta rappresentanza militare di
ogni grado, hanno preso la parola rispettivamente i generali
Bellini e Gottardo, dei quali riportiamo una sintesi degli
interventi.

INTERVENTO DEL GEN. BELLINI. Il generale
Bellini ha introdotto il suo discorso con un saluto ed un
ringraziamento ai presenti a nome di tutta l'Arma dei Carabinieri e
suo personale. Bellini ha ricordato come «dopo 46 anni di servizio
attivo è giunto per me il momento che segna il termine
dell'attività professionale». «Lascio l'ultimo, esaltante incarico
di Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri che ho avuto la
straordinaria fortuna di ricoprire in un periodo di grande impegno,
ma anche di entusiasmante gratificazione».
Bellini ha poi ringraziato il
Governo «per la fiducia accordatami», esprimendo la speranza «di
non aver tradito le aspettative». E ha aggiunto: «Nel giorno del
mio insediamento, ebbi a dire che mi accostavo al nuovo incarico
con trepidazione, ma anche con grande determinazione, intendendo
dire che volevo onorarlo fino in fondo, dedicando senza risparmio
ogni energia, intellettuale e fisica, certo che avrei potuto
contare sempre sulla totale e convinta partecipazione di tutto il
personale dell'Arma. Oggi, al termine del mio mandato, facendo un
esame di coscienza, sento di aver mantenuto fede a quell'impegno».
Particolarmente toccante il momento in cui ha sottolineato come:
«Insieme, abbiamo fatto fronte a momenti difficili, anche
drammatici, per l'Arma e per il Paese riuscendo a superarli grazie
alla determinazione ed al senso dello Stato che hanno sempre
animato le nostre azioni».
Ringraziate «le Autorità di
riferimento più importanti di questo mio intenso scorcio di vita
professionale, primo fra tutti il Capo dello Stato, per
l'attenzione, il sostegno e la vicinanza che ha sempre dimostrato
all'Arma», Bellini ha salutato «la gloriosa Bandiera dell'Arma,
simbolo del valore e della fedeltà dei Carabinieri di ogni tempo»;
rivolgendo un pensiero «a tutti i nostri Caduti, espressione più
alta dell'amore per la Patria, in modo particolare ai Caduti di
Nassiriya»; rendendo un deferente atto di omaggio al medagliere
dell'Arma ed esprimendo affetto e riconoscenza ai Carabinieri
dell'Associazione Nazionale e gratitudine agli Organi della
Rappresentanza».
Il generale Bellini si è poi rivolto
al nuovo Comandante Generale Luciano Gottardo «cui mi lega
un'antica amicizia da quando, 34 anni fa, abbiamo frequentato
insieme, negli stessi banchi, il 95° Corso della Scuola di Guerra».
«Porterò con me un ricordo bellissimo di questi anni, con la grande
soddisfazione di essere stato alla guida di una straordinaria
Istituzione del nostro Paese», ha poi detto, concludendo il suo
intervento con un pensiero alla sua famiglia che ha ringraziato per
la prima volta pubblicamente «per il sostegno che mi hanno sempre
dato».

INTERVENTO DEL GEN. GOTTARDO. La parola è poi
passata al generale Gottardo, che, dopo aver a sua volta salutato
le Autorità presenti, gli ospiti e gli uomini dell'Arma, e aver
espresso «l'alto privilegio» di essere il primo Comandante Generale
dell'Arma dei Carabinieri, nella storia della Repubblica,
proveniente dalle file dell'Istituzione, ha rivolto al Presidente
della Repubblica, Capo delle Forze Armate, al Presidente del
Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa e alle Autorità di
Governo «sentimenti di profonda gratitudine»».
Il nuovo Comandante Generale ha reso
a sua volta omaggio «alla gloriosa Bandiera dell'Arma, ed ha
idealmente rinnovato il «giuramento di fedeltà alla Patria, conscio
di essere stato chiamato, dopo 43 anni di servizio nell'Arma, a
raccogliere una sfida che non permette incertezze, ma richiede
entusiasmo e grande spirito di servizio».
Ricordati come «stimolo» ed
«esempio» per la sua attività i nostri Caduti, in pace e in guerra,
nonché «i militari che portano sul proprio corpo i segni delle
lesioni subite nell'adempimento del dovere», il generale Gottardo
ha salutato «con particolare affetto l'Associazione Nazionale
Carabinieri», nella quale «i commilitoni in servizio si saldano con
quelli in congedo, in una continuità di valori condivisi», ed ha
rivolto «un pensiero riconoscente» ai suoi predecessori, che, ha
detto «considero un prezioso riferimento per l'assolvimento del mio
incarico».
«Al Capo di Stato Maggiore della
Difesa», ha aggiunto, «esprimo l'orgoglio di tutti i Carabinieri di
essere parte integrante delle Forze Armate», status con cui essi
«concorrono alla difesa integrata del territorio nazionale e sono
al fianco dei colleghi delle altre Forze Armate nelle operazioni
militari all'estero per il mantenimento della pace». Gottardo ha
quindi rivolto «un pensiero affettuoso» ai Capi di Stato Maggiore
di Forza Armata e ai loro uomini, e un saluto caloroso al Capo
della Polizia, al Comandante Generale della Guardia di Finanza, ai
responsabili delle altre Forze di Polizia e dei Servizi di
Informazione e Sicurezza, e a tutto il personale da essi
dipendente. «L'Arma», ha aggiunto, «è fiera del suo status di forza
militare di polizia a competenza generale in servizio permanente di
pubblica sicurezza ed è pienamente consapevole della necessità di
garantire in ogni angolo del Paese, insieme alle altre Forze
dell'Ordine, la legalità, e di assicurare ai cittadini il sereno
vivere sociale attraverso una sempre maggiore proiezione delle
risorse nel controllo del territorio».
Analogamente Gottardo ha rivolto il
suo saluto «all'Ordine giudiziario, con cui i Carabinieri
collaborano diuturnamente», ai media, «sempre presenti a fianco
dell'Arma per adempiere al dovere d'informazione» e alla
«rappresentanza militare, chiamata a svolgere un ruolo fondamentale
nell'esprimere le istanze del personale», dichiarandosi «certo del
costruttivo apporto che mi saprà offrire». Non è mancato un
riconoscente saluto «al mio predecessore, il generale Bellini, cui
mi lega una antica e fraterna amicizia. A te, Guido», ha detto, «va
il nostro più vivo ringraziamento per l'appassionata e meritoria
opera svolta al servizio dell'Arma e del Paese».
Si è infine rivolto agli «uomini e
donne dell'Arma, ovunque siate in servizio. Insieme, ha aggiunto,
«saremo all'altezza del compito per proseguire un programma già
tracciato da chi ci ha preceduto, adeguandolo alle sopravvenienti
esigenze (...) A Voi tutti, in questa giornata particolare, il mio
saluto affettuoso e benaugurante di Comandante, che vi apprezza,
condivide i vostri stessi valori e da sempre pone al primo posta
tra i suoi doveri la cura del personale e l'attenzione alle sue
aspettative». Gottardo ha poi concluso ricordando come «da 190 anni
i Carabinieri sono interpreti nel quotidiano dei bisogni della
gente e hanno la consapevolezza che anche dal loro impegno dipende
il progresso della società civile», sicuro che «costante punto di
riferimento per i cittadini, (...) nell'adempimento del dovere
sarete idealmente al mio fianco, con la mia stessa dedizione e con
la mia stessa determinazione, per il conseguimento di traguardi
istituzionali sempre più lusinghieri», ed esprimendo l'impegno «di
concretizzare un'azione attenta ed incisiva in ogni settore della
vita istituzionale, al fine di porvi nelle migliori condizioni per
vivere e operare».

INTERVENTO DELL'AMM. DI PAOLA. Ha quindi preso
la parola l'ammiraglio Di Paola che ha prima indirizzato un saluto,
a nome delle Forze Armate e suo personale, al generale Bellini, di
cui ha ricordato i punti più salienti della «prestigiosa carriera»,
per poi sottolineare come questo avvicendamento avvenga «in un
momento che vede le Forze Armate in prima linea». Esse infatti, ha
continuato, stanno compiendo uno sforzo «nell'assolvimento di
molteplici e difficili missioni operative in tante aree di crisi,
con un impegno di straordinaria intensità, che non ha eguali nella
storia della nostra Repubblica». Altissimo «il contributo fornito
dai nostri Contingenti», che riscuote ovunque apprezzamento «per i
significativi risultati conseguiti e per la professionalità,
l'abnegazione ed il senso di umanità che ne contraddistinguono
l'operato».
L'alto ufficiale non ha tralasciato
di ricordare, a questo proposito, quanti, in terra irachena, sono
caduti nell'assolvimento del proprio dovere, «e tra essi i 12
militari dell'Arma», sottolineando come «i Carabinieri, ovunque,
hanno conseguito risultati rimarchevoli, sviluppando formule
operative originali e di grande efficacia, quali le Multinational
Specialized Units, vera nicchia di eccellenza del nostro strumento
militare». Ed in questa particolare fase evolutiva, ha continuato,
«l'Arma dei Carabinieri, nel solco della tradizione di eccellenza
che la contraddistingue, continua a svolgere un ruolo da
protagonista».
In particolare «il consuntivo di
questi ultimi due anni di attività dell'Arma, sotto la guida del
generale Bellini», ha precisato l'alto ufficiale, «è contrassegnato
da brillanti risultati e affermazioni a tutto campo, e consolida
l'immagine di un'Istituzione salda nei propri valori e nelle
proprie antiche e gloriose tradizioni, ma al tempo stesso moderna,
dinamica, sempre al passo con i tempi, in grado di rinnovarsi e di
innovare».
Ringraziato infine il generale
Bellini, che «per conseguire tali risultati ha speso tutto se
stesso», e sul piano personale per il «supporto che hai
costantemente dato a me e, prima di me al generale Mosca Moschini»,
ha espresso la sua «profonda stima» e «grandissima considerazione»
per il generale Gottardo, di cui ha sottolineato la «lunga e
prestigiosa carriera tutta trascorsa nell'Arma ed a servizio
dell'Arma e del Paese». Ribadendo la novità della nomina, «un
Carabiniere al comando dell'Arma dei Carabinieri», l'ammiraglio si
è soffermato sulle sue «doti di equilibrio, fermezza, sensibilità e
senso delle Istituzioni, unitamente al profondo attaccamento per
l'Istituzione (...) di cui da oggi è il primo responsabile»,
convinto che esse «sapranno contribuire a far crescere l'Arma,
assurta al rango di quarta Forza Armata (...) in una sempre più
stretta ed armonica integrazione interforze».

UN EVENTO. Questo evento epocale per
l'Istituzione che vede, per la prima volta nella storia della
Repubblica Italiana, il suo vertice massimo affidato ad un generale
proveniente dalle fila dell'Arma ha conferito alla cerimonia,
altrimenti consueta, una particolare unicità, una solennità
rilevata non solo dalla cassa di risonanza dei mass-media, ma
percepibile distintamente nell'opinione pubblica, già informata
della nomina del generale Gottardo e compiaciuta per quello che
agli occhi dei cittadini appare come il giusto e doveroso
riconoscimento da parte delle Istituzioni di un merito, anzi di una
somma di meriti sintetizzabili in un'unica parola: fedeltà che
esprime nettamente lo spirito dell'Arma, il quale era, è e sarà di
osservanza dei valori umani e sociali che le sono propri da 190
anni. Fedeltà e obbedienza, insieme all'abnegazione e alla
solidarietà, sono i pilastri tradizionali su cui poggia la scelta
di vita di ogni Carabiniere, che è anche e soprattutto un impegno
indefettibile di legalità.
E per chiarire meglio le idee dei
lettori sulle ragioni di questo evento, può giovare un breve cenno
in merito alla storia della prestigiosa carica di Comandante
Generale dell'Arma, e alla sua assegnazione.
Le Regie Patenti del 13 luglio 1814,
che istituirono nel Regno di Sardegna l'allora Corpo dei
Carabinieri Reali, disponevano anche la creazione di una Direzione
Generale di Buon Governo, "…specialmente incaricata di vegliare
alla conservazione della pubblica, e privata sicurezza, e andare
all'incontro di que' disordini, che potrebbero intorbidarla": una
specie di Ministero dell'Interno ante litteram, cui competeva la
tutela della sicurezza dei cittadini e dello Stato, per la quale si
serviva appunto dei Carabinieri Reali.
La connessione tra i due organismi
era quindi tale e la dipendenza l'uno dall'altro così diretta che
il Presidente Capo del Buon Governo era di fatto anche il vertice
massimo del Corpo, che pur aveva, per l'organizzazione del
servizio, l'amministrazione della disciplina e le esigenze
dell'addestramento un suo Colonnello comandante. Il 15 ottobre
1816, con l'istituzione del Ministero di Polizia, il Comandante del
Corpo ebbe direttamente "l'ispezione, e la direzione di tutto ciò
che concerne il servizio de' Carabinieri Reali", sotto l'autorità,
rispettivamente, dei Primi Segretari di Guerra e di Polizia (oggi
Difesa e Interno) per quanto atteneva alla sua duplice competenza
militare e civile.
Il primo Regolamento Generale del 16
ottobre 1822 modificò la linea ordinativa del Corpo mutandone, tra
l'altro, il Comando in Ispezione Generale, con a capo un Maggior
Generale (all'epoca corrispondente al nostro Generale di Brigata).
Con le Regie Patenti del 9 febbraio 1832 l'Ispezione Generale fu
poi sostituita dal Comando Generale del Corpo sempre affidato a un
Maggior Generale. Il 18 ottobre 1848 la denominazione di Comandante
Generale venne soppressa in favore, di nuovo, della semplice
dizione di Comandante del Corpo dei Carabinieri Reali.
Mutate le esigenze derivate
dall'ampliamento territoriale del Regno Sardo a seguito della
seconda Guerra d'Indipendenza (1859) si determinò il ripristino
della carica di Comandante Generale ma, dopo l'impresa garibaldina
e la campagna dell'Italia centrale, che portarono alla
proclamazione del Regno d'Italia, il 24 gennaio 1861 il Corpo
divenne Arma dei Carabinieri Reali e il vertice passò da un
organismo accentrato (il Comando Generale) ad uno collegiale, il
Comitato dell'Arma, composto da un Presidente, 4 Membri (che
avevano già avuto esperienze organizzative nel 1860 in Sardegna, in
Sicilia, a Napoli e, ovviamente, in Piemonte) e un Segretario, che
svolgeva le funzioni oggi proprie del Capo di Stato Maggiore. Ciò
per evitare malcontento tra i militari provenienti dalle disciolte
Gendarmerie e Corpi armati preunitari, che avrebbero potuto sentire
come un peso la dipendenza da un vertice considerato sino a poco
prima straniero.
Il 16 novembre 1882, ritenendosi
ormai consolidata la posizione dell'Esercito del nuovo Stato
unitario, in sostituzione del Comitato fu ripristinato il Comando
dell'Arma, che l'8 luglio 1883 ridivenne Comando Generale dell'Arma
dei Carabinieri Reali, retto da un Tenente Generale (allora
corrispondente all'attuale Generale di Divisione).
Nel corso della sua storia, l'Arma
ha avuto 13 Comandanti Generali provenienti dalle sue file; ciò
perché i generali dei Carabinieri concorrevano al pari degli altri,
senza preclusioni, a occupare il vertice di quella che, non
dimentichiamolo, sino al 2000 era la prima Arma dell'Esercito e
nessuna legge ha mai espressamente vietato agli ufficiali
provenienti dall'Istituzione di esserne a capo.
Le cose al riguardo sono andate
così. Il regio decreto 1° ottobre 1936, n. 2145, dispose che a
Comandante Generale dell'Arma venisse designato un Generale di
Corpo d'Armata o di Divisione; la successiva legge 9 maggio 1940,
n. 368, fissò il grado massimo raggiungibile in servizio, per i
Carabinieri, a Generale di Divisione. Quindi il regio decreto legge
8 febbraio 1943, n. 38, all'art. 1, istituì per l'Arma il grado di
Generale di Corpo d'Armata e i generali Azzolino Hazon e Angelo
Cerica, dei Carabinieri, ricoprirono per ultimi con quel grado la
prestigiosa carica di Comandante Generale.
Il decreto luogotenenziale 26 aprile
1945, n. 230, previde però che la carica dovesse essere affidata
solo ad un Generale di Corpo d'Armata e il decreto legislativo 20
gennaio 1948, n. 45, ha poi ripristinato la precedente normativa
del 1940, ossia il grado massimo per i Carabinieri a Generale di
Divisione, per cui, pur non sussistendo alcun divieto specifico, di
fatto sino al 2000 nessun generale dell'Arma poteva accederne al
vertice, non potendone rivestire il grado necessario.
Con il riordino dell'Arma a seguito
della legge delega 31 marzo 2000, n. 78, e dei successivi decreti
legislativi n. 297 e n. 298 del 5 ottobre seguente, non solo è
stato ristabilito per i Carabinieri il grado di Generale di Corpo
d'Armata, ma l'Istituzione stessa è assurta al rango di Forza
Armata; quindi, come tale, ha titolo ad esprimere in via esclusiva
il proprio Comandante Generale. Va detto, per correttezza storica,
che nella Repubblica un ufficiale dei Carabinieri si è trovato, sia
pur solo per quattro giorni (dal 1° al 4 novembre 1977), a
rivestire la carica di Comandante Generale dell'Arma in sede
vacante: l'allora generale di Divisione Arnaldo Ferrara, Vice
Comandante Generale, allorché il generale Enrico Mino perì nel
tragico incidente occorso all'elicottero su cui
viaggiava. |