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Cresce la voglia di autobus

Soprattutto nelle grandi città. Non mancano però le richieste per un servizio più efficiente

Per quanto riguarda il servizio offerto attualmente dai mezzi pubblici, sono i treni e le metropolitane ad avere una valutazione più elevata rispetto agli autobus cittadini

Gli italiani tornano a prendere l'autobus, il tram e gli altri mezzi di trasporto pubblico. Sarebbero propensi a lasciare la propria auto sotto casa, in garage o, addirittura, a venderla, se ci fossero alcuni miglioramenti soprattutto nella puntualità dei passaggi e nella velocizzazione del traffico. Vuol dire che c'è voglia di servizi più comodi, ma anche di città meno inquinate e più pulite.

Nel 2003, nelle grandi città italiane, i "convertiti" ad un maggiore uso dei mezzi pubblici sono stati il 29,1 per cento. Restano lontani i traguardi di Londra (dove si serve dei mezzi pubblici il 56 per cento dei cittadini), Madrid e Parigi. Ma pian piano ci si arriverà.

Questi ed altri dati sono il frutto di una accurata indagine portata a termine da Asstra - l'Associazione del trasporto pubblico locale -, e da Isfort, che si occupa di competenze e risorse per la mobilità. Si tratta di due associazioni che si interessano esclusivamente dei trasporti e quindi conoscono come nessun altro organismo questo settore.

L'indagine Isfort-Asstra è stata resa pubblica lo scorso mese di aprile ed ha avuto per oggetto, specificamente, i comportamenti e le aspettative di mobilità urbana nel nostro Paese. Le conclusioni cui sono giunte le due associazioni non temono smentite, diversamente da quanto accade spesso e volentieri ad altri organismi che vanno per la maggiore.

Per cominciare, allora: perché si utilizza poco il mezzo pubblico in città? L'Osservatorio Audimob ha cercato di ricostruire il meccanismo di non utilizzo. Il quadro è molto articolato: la prima ragione è che, per certi spostamenti, il mezzo pubblico proprio non esiste; ci sono solo fermate lontane dalla propria destinazione, e quindi inutili. Da ciò emerge una domanda di maggiore capillarità e penetrazione di tale mezzo.

Tra le cause principali che ne limitano l'uso ci sono poi l'accessibilità e la comodità: messe in discussione dal 66,5 per cento degli intervistati. Inoltre, nelle grandi città, si pensa che a spostarsi col mezzo pubblico si impieghi troppo tempo. In realtà, la velocità media di tali mezzi, nel 2003, nei comuni con oltre 100mila abitanti, è stata di 16 km orari; quella dei mezzi privati di 24. Non è che ci sia molta differenza tra le due, però lo scarto in effetti esiste.

Qualcuno sostiene poi che preferisce stare da solo nella propria auto. Per meditare forse? Ebbene, in questo caso, attenzione! Per guidare, si sa, è necessario essere concentrati, e l'automobile non è il posto migliore per fare voli pindarici o riflessioni filosofiche.

Esigenze particolari a parte, le indicazioni dei cittadini reclamano un incremento dell'offerta del mezzo pubblico, anche se legato ad un più intelligente uso delle varie reti di trasporto. Ma più specificamente cosa vorrebbero per essere più invogliati a servirsene? Il 95 per cento chiede che siano applicati sconti sugli abbonamenti; il 93,3 che sia impedita la circolazione dei veicoli pesanti in ambito urbano; l'85,9 che siano aumentate le corsie ed i percorsi preferenziali per i mezzi pubblici. Poi, ancora: modificare gli orari di apertura dei negozi, favorire l'utilizzo di una sola vettura fra più soggetti, far pagare il parcheggio ai non residenti, così come l'accesso al centro storico e alle aree intasate dal traffico.

Quanto alla soddisfazione del cliente, la customer satisfaction, il tema ha assunto, da qualche anno, una enorme importanza. Anzi, una centralità assoluta nelle agende degli operatori della mobilità, per effetto, da un lato, della crescita nel settore del mercato e della concorrenza e, dall'altro, della spinta protestatoria degli utenti, che va sempre più strutturandosi e consolidandosi, chiamando a sostegno le associazioni dei consumatori, i cui rappresentanti abbiamo visto recentemente partecipare quali giudici anche a trasmissioni televisive che vanno per la maggiore.

Un mezzo di trasporto che raccoglie molti apprezzamenti è comunque la metropolitana. Solo che ce ne sono poche. E prima ancora viene il treno. E l'Osservatorio Audimob registra punteggi di sufficienza in crescita costante anche per gli altri mezzi. In una scala da 1 a 10, autobus e tram si attestano su di un punteggio di 6,35. Più alti i punteggi per metropolitana e treno: tra 8 e 10.

In genere, chi lavora nelle grandi città pone in testa alle valutazioni positive il treno. Coloro che abitano nelle città di maggiori dimensioni danno il primo posto all'autobus. Nelle grandi città è ampiamente positiva la valutazione sul comportamento del personale (6,72). Nelle aree urbane dei centri minori le valutazioni su di essi sono ancora più favorevoli.

Cosa occorre per migliorare la offerta dei mezzi pubblici? Secondo Leonardo Domenici, Sindaco di Firenze e Presidente dell'Anci - Associazione nazionale dei comuni italiani -, è indispensabile puntare ad un sistema di trasporto misto che metta insieme tutto: treni, tramvie, bus, metropolitana, taxi collettivi.

Una città dove molto si è fatto e molto si sta facendo è certamente la capitale. Senza aspettare l'affidamento di nuovi poteri per il traffico previsti per la regione Lazio dalla riforma della Costituzione approvata in prima battuta al Senato, Roma si è mossa. Come è emerso da un recente incontro tra assessori alla Mobilità di Comuni, Province e Regioni, e come risulta da uno studio dell'Aci, l'Automobile Club d'Italia, Roma è la città più pericolosa in relazione al traffico. Quindi bisogna intervenire subito, cominciando con l'eliminare la promiscuità tra le due e le quattro ruote, visto che molti incidenti sono causati dai motorini.

È così nata l'idea, già sperimentata a Bologna, delle corsie per ciclomotori. Sarebbero larghe un metro e mezzo e potrebbero essere realizzate in pochi mesi. Basterebbe tracciare una striscia su ogni strada, o almeno su quasi tutte le strade ad alto scorrimento di Roma. Dal Grande raccordo anulare all'Aurelia, dalla Colombo all'Ostiense, dalla Tangenziale Est all'Olimpica. Una specie di rivoluzione copernicana per il traffico. Alla quale si potrebbe aggiungere l'uso delle telecamere, come ad esempio è stato fatto a Milano: al Cavalcavia Monte Ceneri sono già in funzione. E nel capoluogo lombardo sostengono che in quel tratto di strada, da quando c'è la telesorveglianza, gli incidenti si sono notevolmente ridotti.

Ci sono tre fattori tipici di Roma a motivare l'alto numero di incidenti: le strade extraurbane che fanno parte del Comune, come il Gra; il numero enorme di motorini guidati quasi sempre da giovanissimi; infine, la vita notturna: solo a Roma si può trovare traffico alle due di notte!

Gli esperimenti delle targhe alterne, fatti nella capitale come a Milano e in altre città, hanno confermato la riduzione del traffico, che è stata del 15 per cento. Addirittura, nei giorni delle targhe alterne, anche nelle strade a forte scorrimento non ci sono state file (e il provvedimento ha avuto un significativo effetto anche sull'abbattimento delle concentrazioni delle polveri sottili, le micidiali Pm10).

Una delle tante iniziative caldeggiate dai cittadini - ma anche dai Comuni - è, infine, quella della creazioni di corsie preferenziali per il trasporto pubblico. Ma qui la cosa va considerata sotto due aspetti: quello della creazione di nuovi percorsi riservati al trasporto pubblico, e quello di fare in modo che quando il mezzo pubblico si inserisce nella viabilità normale non trovi tutto bloccato. Altrimenti a nulla servirebbe l'apertura di nuove arterie riservate.

Siamo dunque in attesa che i Comuni delle principali città prendano - e realizzino - gli opportuni provvedimenti per snellire il traffico e renderlo più appetibile ai cittadini. Che non attendono altro che ritornare ad usare i mezzi pubblici per gli spostamenti casa-ufficio e viceversa, lasciando la macchina in garage o sotto casa.

Luciano Burburan