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Piccolo, grande topo

Vive con noi da sempre, anche se di lui sappiamo ben poco. Ha una pessima fama, ma in fin dei conti non se la merita. Perché, a ben vedere, è un campione d'ingegno, di furbizia e di capacità di adattamento. Non a caso Walt Disney ne ha fatto l'indiscusso eroe dei suoi fumetti

il Mus musculus, ovvero il topolino delle case

Ormai è uno stereotipo da barzelletta e da commedia brillante. Davanti a lui la moglie più volitiva e la suocera più arcigna abbandonano ogni remora e recitano il solito copione: urla spaccavetri e saltello sulla sedia. Eppure, spesso, il topo non merita simili paure. Si prenda ad esempio il diffusissimo topo di campagna. Pesa - sì e no - 20 grammi, ha il pelo fulvo, le grandi orecchie sporgenti e la coda assottigliata. Ordine dei Roditori e famiglia dei Muridi, l'Apodemus sylvaticus ha ben altri interessi nella vita che spaventare le signore.

UOMINI E TOPI. Della gente di campagna ha i gusti semplici e la parsimonia, visto che trascorre il tempo ad accumulare nella tana provviste di semi, bacche e radici per l'inverno. Spesso, però, poiché soffre il freddo, in questa stagione si rifugia nelle cantine delle abitazioni, dove fa man bassa di cereali e farina. Così entra anche lui a far parte di quell'esercito di roditori che da millenni si sono installati nel nostro spazio domestico, ospiti non graditi eppure mai sconfitti, nonostante i reiterati tentativi di scacciarli. E se l'Apodemus sylvaticus chiede ospitalità per pochi mesi, gli altri non conoscono ostacoli, e dalle fogne ai tetti si spartiscono per tutto l'anno gli angoli più remoti delle abitazioni.

Come il Mus musculus, il topolino delle case (soggetto della nostra storia): 10 grammi di peso, 8 centimetri di lunghezza coperti di morbido pelo marrone-grigio, più altrettanti di coda squamosa; e come i ratti, che, a parte altre differenze più specifiche, si distinguono dai topi perché molto più grandi: ratto delle chiaviche o surmolotto (Rattus norvegicus, 25 cm e 400 grammi) e ratto comune (Rattus rattus, 20 cm, 200 grammi). Tutti segnati da una cattiva fama, perché, oltre a distruggere le derrate alimentari o i raccolti, sono portatori di tremende epidemie.

Topolini domestici e ratti, attraverso le pulci che si annidano nel loro pelo, trasmettono malattie infettive il cui solo nome fa sgomento: salmonellosi, leptospirosi, tifo murino e peste. Ragioni più che valide, probabilmente, perché si sia radicata nell'uomo quella atavica repulsione, quel senso di orrore e di disgusto alla sua semplice vista.

Ma se sono grandi le loro responsabilità nella trasmissione di alcune malattie, oggi sono altrettanto grandi i loro meriti nel guarirne altre. Infatti, per certe loro caratteristiche biologiche (sono facili da allevare e molto prolifici) topi e ratti sono impiegati a migliaia nei laboratori di ricerca. Non c'è antibiotico, ansiolitico o anticancerogeno che non sia debitore a un modesto topolino, e così pure le ricerche in neuropsicologia e nelle scienze del comportamento.

In virtù di studi così vari, alcuni aspetti della sessualità o delle modalità di apprendimento e di memoria del topolino delle case sono noti più di quelli degli altri roditori, e perfino più di quelli della specie umana. Vediamo allora da vicino la vita e i costumi di questo animale.

OPPORTUNISMO. Muso piccolo e appuntito ornato di lunghi baffi, occhi rotondi e vivacissimi, orecchie larghe e arrotondate, zampe sottili e robuste: originario dell'Asia, il topolino delle case si è affiancato all'uomo migliaia di anni fa. Che piaccia o no, uomini e topi si somigliano: motivo per cui questi animaletti, che l'hanno capito ben prima di noi, ci hanno scelti e non ci abbandonano. Sanno trovare soluzioni ad ogni situazione nuova, si tramandano conoscenze attraverso generazioni, e non fanno storie per il cibo. In sintesi, sono poco specializzati e molto opportunisti. Come l'uomo.

Il topolino delle case ha seguito l'uomo ovunque, senza conoscere ostacoli. Non lo ferma una lastra di piombo o una parete di legno, in cui si apre un varco con i potentissimi incisivi; non lo arresta un muro, anche il più liscio, su cui si arrampica con agilità, grazie alla presa efficace delle zampette; non arretra di fronte ai più piccoli cunicoli: agile, scattante, rapidissimo, corre e salta dappertutto. È capace di sopravvivere in situazioni estreme: se la cava bene e alleva i figli anche in una cella frigorifera a 10 gradi sotto zero, o in un magazzino pervaso di esalazioni di sostanze letali.

In grado di condurre una vita solitaria, il topolino domestico sa anche essere un animale sociale dal comportamento complesso: se l'ambiente è ricco di cibo (come è di fatto uno spazio urbano) maschi e femmine si organizzano in una comunità e si stabiliscono in un territorio di loro dominio. I vincoli di parentela passano attraverso le femmine: mentre i maschi, raggiunta l'età adulta, se ne vanno per conto proprio, nonne, madri e figlie vivono insieme e formano il nucleo di una sorta di unità familiare, disciplinata dalle regole formali di una gerarchia.

Il ruolo di padre-padrone spetta al maschio dominante, che è l'unico ad avere diritto di accoppiarsi con le femmine fertili della comunità e ad assicurarsi così la paternità di tutti i piccoli (o meglio, di quasi tutti... perché anche fra i topi c'è sempre qualcuno che riesce a farla franca!). In pratica è il sultano di un harem. Nel suo regno sono ammessi altri maschi, purché siano in posizione subordinata. Il rango di ciascuno dipende dall'aggressività, e i topi si confrontano in combattimenti ritualizzati per stabilirlo; gli ultimi posti sono occupati dai più giovani. Fra le femmine, invece, i ranghi sono stabiliti dalla fertilità, e le adulte in grado di riprodursi dominano sulle giovani prepubere.

Come tutti gli animali territoriali, i topi sono gelosi della proprietà di famiglia e attaccano per difendersi dall'intrusione di qualsiasi estraneo. Se il compito della difesa spetta ai maschi, con il dominante in testa, la marcatura del territorio e dei suoi confini viene eseguita da tutta la famiglia, con spruzzi di urina su ogni superficie disponibile. La somma di questi contributi personali fa sì che l'ambiente sia pervaso dall'odore familiare, una sorta di sottofondo su cui risalta qualsiasi messaggio estraneo o di intensità diversa.

L'HAREM. In questo modo i topi non solo avvertono immediatamente la presenza di un intruso, ma regolano la vita sessuale dell'intera comunità. Infatti il dominante, attraverso l'urina ricca di ormoni maschili, modula il comportamento di tutti i suoi sudditi. Da una parte sopprime la sessualità dei subordinati, che, come gli eunuchi di un harem, manifestano scarso interesse nei confronti dell'altro sesso, e dall'altra stimola l'estro nelle femmine fertili, che si rendono disponibili alle sue attenzioni.

Non si pensi, però, che il dominante sia un "maniaco sessuale": una volta fecondate le femmine, non si spreca in ulteriori prestazioni amorose. A meno che, ad animare la routine familiare, non arrivi una nuova topolina. In questo caso il topo dominante "fa il gallo" e include la nuova arrivata nella schiera delle gestanti. I subordinati, poi, non sono proprio così indifferenti verso il gentil sesso: se il dominante si assenta, sanno approfittare della situazione e vanno subito al sodo per non essere colti sul fatto.

Anche le femmine dominanti bloccano la sessualità delle subordinate mediante l'odore dell'urina. Di fatto ne ritardano la pubertà, cosicché non sovraffollino una comunità che non conosce la crescita zero. Una femmina di topolino domestico, raggiunta la maturità sessuale (a tre mesi di età), può portare a termine sei gravidanze all'anno: una gestazione di venti giorni che può dar vita a un numero che va da sei a tredici rosei figlioletti di un grammo l'uno. Ciechi e nudi, vengono allattati per quattro settimane in un nido morbido e caldo, preparato con soffice materiale dove, tutte insieme, le topoline della stessa comunità allevano i figli, garantendo loro una maggiore probabilità di sopravvivenza.

Il dominante mostra atteggiamenti paterni nei confronti dei piccoli, perché in essi riconosce i suoi figli. Se così non fosse, non esiterebbe ad ucciderli. Perché spendere energie per i figli altrui a scapito dei propri? Ma il topo non è l'unico maschio che pratica l'infanticidio. Esso avviene anche in altri animali sociali, come le scimmie langur o i leoni: eliminando i piccoli non propri, un maschio toglie di mezzo la progenie di un rivale e rende le madri, che non entrano in estro fintantoché allattano, disponibili ad una nuova maternità.

Così, un topo si mostra paterno nei confronti di cuccioli della sua specie solo se ha avuto nei giorni precedenti (entro le tre settimane della gestazione) un rapporto amoroso, perché in un certo senso è sicuro che essi siano il frutto di quell'accoppiamento. Evidentemente l'esperienza sessuale inibisce la tendenza all'infanticidio, che invece si manifesta in un maschio che nel recente passato ha praticato la castità: se non si è accoppiato, di chi sono quei neonati che trova nel suo territorio?

Le topoline conoscono bene questo aspetto del carattere maschile e si comportano di conseguenza. Riconoscendolo dall'odore, attaccano qualsiasi maschio si avvicini al nido che non sia il loro partner. Se poi nel territorio la traccia odorosa del dominante viene a mancare, ed è invece prepotente l'odore di un maschio estraneo, nel ventre delle topoline gravide accade che gli embrioni, frutto dell'amore con il precedente sultano, regrediscano: questo aborto spontaneo interrompe una gravidanza che sicuramente sarebbe culminata con un infanticidio. Inoltre, si predispongono a dar figli al nuovo venuto, che, con molta probabilità, sarà il futuro dominante.

INTELLIGENZA. Prevalentemente notturni, i topolini domestici sono sempre indaffarati alla ricerca del cibo. Prediligono i cereali, ma non sono "schizzinosi". In un ambiente soggetto a cambiamenti come quello umano, è un problema trovare nutrimento senza pericolo ed essere sicuri che sia commestibile. Curiosi ed esplorativi, prudenti e intelligenti, i topolini inventano una soluzione per ogni problema. E appena uno di loro la trova, gli altri la copiano. Lo ha dimostrato Danilo Mainardi, etologo: «Se un gruppo di topi è intrappolato in un labirinto, e uno di loro trova il modo di uscire, gli altri, che hanno assistito alla scena, fanno proprio la stessa cosa».

Allo stesso modo, i topolini evitano un certo cibo se vedono un loro compagno star male dopo che se ne è nutrito. Per questo il veleno delle esche più efficaci agisce dopo un certo tempo, in modo che gli altri topi non associno il cibo all'effetto mortale. Adattabili, sempre pronti a imparare, i topolini non intendono certo sottomettersi all'uomo. E se nella realtà quotidiana l'uomo li combatte con ogni mezzo, nella finzione sogna tanto di averli come alleati nella lotta contro il male: esseri che usano tante doti di furbizia, sagacia, curiosità, intuito e capacità di trovare nuove soluzioni di fronte ad ogni nuova difficoltà.

Non a caso di uno di loro Walt Disney ha fatto il grande eroe dei fumetti: Topolino. Fossero tutti come lui, i topi!

Andrea e Nicola Barghi