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Livio,
nel riportare la notizia della resa di alcune popolazioni italiche
nel 209 a.C., cita, distinguendoli, Hirpini, Lucani e...
Volcientes. Volcei è il centro antico che corrisponde oggi alla
parte mediana di Buccino, in Campania: un insediamento che non ha
avuto, nella sua storia, significative interruzioni. Ecco perché,
ai resti di mosaici, botteghe e ville romane, si sovrappongono
chiese medioevali e palazzi rinascimentali.
Tale straordinario intersecarsi di
elementi ha dato vita ad un vero e proprio museo all'aperto, dove
si possono ammirare le grandi ville padronali dell'età romana
(quelle di Vittimose, Pareti, San Nicola). Nell'Alta Valle del
Sele, invece, ci sono i resti del Castello normanno di Laviano -
danneggiato dal sisma del 1980 - e quello di Collianello, con le
sue torri e mura di cinta e i vicoli medioevali; il castello
rinascimentale di Oliveto Citra e quello di Scanderberg, ad
Auletta, che ebbe origine ancora più antiche.
La particolarità di questo "parco
archeologico urbano", riaperto dopo un piano di recupero di oltre
dieci anni, sta nella presenza di reperti della città romana in un
tessuto urbano moderno. Per merito della soprintendenza per i Beni
Archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento,
infatti, è potuta tornare alla luce una ricchezza d'arte e di
storia rimasta sepolta per anni all'interno dell'"area del
cratere", epicentro del sisma del 1980.
Ma c'è di più: oltre i capolavori
dell'ingegno umano ci sono quelli della natura. Per arrivare a
Volcei, infatti, si doveva percorrere una strada secondaria che
intersecava la consolare che univa Capua a Reggio (strada labosum
atque lutosum, cioè sdrucciolevole e fangosa, come la descriveva il
poeta Lucilio), attraversando boschi tutt'ora esistenti. Come
quello di Eliceto, da dove, nei giorni di sereno, si vede Capri.
Boschi, gole di fiumi, terme, grotte e oasi del Wwf: un patrimonio
naturalistico che, unito a quello archeologico e storico-culturale,
ne fanno un luogo davvero unico.
Di Buccino si è recentemente parlato
anche nell'ambito delle manifestazioni Moda, costume e bellezza
nell'Italia antica, promosse dalla Direzione generale Beni
Archeologici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. E
si è sottolineato come la presenza di oggetti di decorazione
personale, nella composizione dei corredi funerari rinvenuti nella
località campana, abbia connotato, tra l'VIII ed il IV secolo a.C.,
l'appartenenza dei defunti alle élites dominanti. Al contempo le
Principesse volceiane, coi loro ricchi corredi, accompagnano in un
viaggio nella moda del passato.
Il percorso espositivo, organizzato
in senso cronologico, inizia con un gruppo di tombe databili tra la
fine dell'VIII e il VI secolo a.C. La più antica - la tomba 92 del
700 a.C. - presenta un ricco corredo con monili in bronzo:
bracciali, pendenti a spirale, anelli ed una fìbula a cavallino.
Della 175, invece, di fine VII secolo a.C., è notevole il corredo
ceramico, costituito quasi esclusivamente da oggetti
miniaturistici. Alla metà del VII secolo a.C. appartiene la tomba
196 che presenta, oltre ai monili in bronzo, un corredo ceramico
tradizionale e una collana con pendenti d'osso e d'ambra.
Tra le ambre di Buccino vi sono
anche pezzi intagliati a forma di animali, quali una testa di lupo
e un volatile, forse un cigno. Del 350 a.C. circa è la tomba 169
con la splendida hydrìa e un'armilla in argento con teste di
serpenti affrontate. Chiude l'esposizione la tomba 270 (fine IV -
inizio III secolo a.C.) con il corredo di monili in oro e argento,
oggetti da cosmesi e strigile in argento, vasellame d'argento e di
bronzo.
La ricchezza del corredo (insieme
agli stretti legami tra questo e contemporanei contesti macedoni e
la collocazione della tomba nel santuario di Santo Stefano)
qualificano "la Signora degli Ori" come appartenente a
quell'aristocrazia volceiana che, nello stesso arco cronologico,
dava vita alla città con la costruzione della cinta
muraria. |