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Attenti all'euro!

Seppure cresciuta nell'ultimo anno, la contraffazione delle nuove banconote e delle nuove monete rimane sotto controllo. Però...

Un immagine rappresentativa dell'euro

Quadruplicata. In Italia nel corso del 2003 la contraffazione di banconote è risultata, rispetto al 2002, addirittura quadruplicata. Ad affermarlo, a metà dello scorso febbraio, il Ministero dell'Economia e delle Finanze nel suo Rapporto Statistico sulla Falsificazione dell'Euro, con una dichiarazione che ha conquistato subito le prime pagine dei nostri giornali: delle 119.820 banconote verificate dal Centro Analisi Nazionale della Banca d'Italia, ne sono risultate false il 98 per cento, per una cifra corrispondente a 5.840.000 euro. Né le cose sono andate meglio per le monete: su 1.333 prese in consegna dalla Zecca, 753 erano false, di cui 609 da 1 euro.

Con l'arrivo della nuova moneta, insomma (di cui ricostruiamo le fasi in Tutto cominciò a Maastricht, pag. 28-29), l'industria dei falsari sembrerebbe proprio essere risorta a nuova vita. Ma se l'andamento crescente della loro attività ha colto impreparati i comuni cittadini, che hanno appreso la notizia con comprensibile preoccupazione, ha trovato invece ragionevoli giustificazioni tra gli esperti del settore, per i quali «se nel 2002 si sono avuti incrementi mensili delle segnalazioni sempre maggiori, nel corso del 2003 queste si sono stabilizzate, pur mantenendosi su livelli decisamente più elevati rispetto all'anno precedente».

Soltanto allarmismi, allora? «Il rischio euro, attualmente, non si può considerare superiore a quello precedente delle lire. Diciamo anzi che ci stiamo attestando sugli stessi quantitativi», risponde il colonnello Carlo Mori, Comandante dei Carabinieri Antifalsificazione Monetaria (Ccafm), a cui ci siamo rivolti per fare il punto della situazione. «Anche se è innegabile che nell'ultimo anno ci sia stato un sensibile incremento delle banconote euro false sequestrate. Come c'è stato quello delle monete. Sia per quanto concerne i sequestri effettuati dalle Forze di Polizia, sia per quelli amministrativi, operati cioè, da Poste, istituti di credito, e così via. Ma bisogna anche capire il senso di questo aumento». E allora, con l'aiuto del colonnello Mori, cerchiamo di capire.

Al fenomeno, innanzitutto, «va data una una lettura "diacronica", cioè attraverso il tempo». In altre parole, è stato il 2003 il primo anno effettivo di vita dell'euro: nel 2002 né la banconota né la moneta erano ancora conosciute, non solo dal pubblico, ma neanche dai falsari. Che perciò hanno dovuto letteralmente studiarle: tanto nella grafica, quanto per capire quali erano i tagli più diffusi, e quindi più facilmente smerciabili. «Le prime euro banconote che abbiamo sequestrato nel 2002 erano abbastanza grossolane rispetto alle attuali, poco più di fotocopie», chiarisce Mori. «C'è voluto del tempo per arrivare a contraffazioni "apprezzabili". Che oggi invece cominciano a circolare, anche nella logica di una concorrenza tra produttori. Non dimentichiamo che quello dei falsari, per quanto illecito, è un vero e proprio business».

Le più falsificate sono le banconote da 50, e a seguire quelle da 20 euro. Uno degli epicentri produttivi sembra essere la Campania, data la presenza di una criminalità tradizionalmente e storicamente sensibile in tale settore. Vengono stampate sia in offset, dalle grandi organizzazioni, sia, come prima accadeva soprattutto all'estero, digitalmente, e quindi anche in piccoli quantitativi, da parte di «insospettabili neofiti», e poi smerciate in prevalenza nel Centro e nel Nord Italia e nelle città d'arte, dove, rispettivamente per il tessuto commerciale più sviluppato e per il maggiore afflusso turistico, risulta poi più facile distribuirle. Per le monete, invece, la zona maggiormente interessata alla produzione e distribuzione di falsi sembra essere il "triangolo industriale" Milano-Torino-Genova, sia perché lì si trovano l'industria pesante ed il relativo indotto, che facilita la disponibilità dei materiali necessari, sia anche per la vicinanza al crocevia economico europeo.

Ma per quanto i nostri falsari risultino essere tra i più specializzati, non è l'Italia attualmente il Paese più colpito dalle contraffazioni. Del resto, il quadro della falsificazione si sta rapidamente trasformando. «Non solo è destinato ad assumere proporzioni maggiori», dice il Comandante Mori, «ma anche una valenza transnazionale, continentale, mondiale, addirittura. E se contraffazioni di notevole rilevanza si sono già riscontrate nell'Est europeo, il pericolo è che la banconota non venga falsificata solo in Eurolandia, ma, come già avviene per il dollaro, anche in altre parti del mondo. Perché? Intanto, l'euro è oramai diventata la seconda moneta di riferimento dopo il dollaro; e poi le rotte del falso non sono più isolate, ma possono trovare linee di comunicazione con altri traffici illeciti: la prostituzione, l'immigrazione clandestina, le opere d'arte, soprattutto, per le quali siamo in costante rapporto con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc). Con le banconote false, infatti, si può tentare di commettere truffe, anche per l'acquisto di opere d'arte».

Che fare allora per fronteggiare questa crescente minaccia? C'è da dire che si stanno prendendo le più opportune misure a livello internazionale. «Tutti i Paesi membri dell'Unione europea si vanno organizzando: Europol, l'Agenzia Europea di Polizia, ha costituito gruppi di analisi per raccogliere ed agevolare lo scambio di informazioni tra gli Stati membri nel settore del falso monetario», spiega il colonnello Mori. «In più, per quanto concerne lo studio e l'addestramento, anche la Commissione europea opera con l'Olaf (Ufficio centrale lotta antifrode, a Bruxelles), ed è stato rafforzato il coordinamento tra l'Europol, a L'Aja, ed il Segretariato Interpol di Lione, dove si trova l'Ufficio Mondiale Antifalsificazione Monetaria. In tutte queste sedi sono presenti ufficiali del nostro Comando». Le istituzioni europee che sono preposte alla salvaguardia della moneta unica dovranno compiere però anche un ulteriore sforzo per armonizzare l'attuale legislazione sotto molti aspetti ancora diversa da Paese a Paese.

Ma non è solo un discorso di repressione. Anche la prevenzione ha la sua importanza. E se si pensa che all'estero è stato possibile mettere in circolazione tagli da 300 euro, si capisce che in realtà da questo punto di vista c'è ancora parecchio da fare. «In effetti le persone sono poco attente, non osservano come dovuto le nuove banconote e le nuove monete», precisa il Comandante Mori. E aggiunge: «Tutti ci chiedono come imparare a riconoscere gli euro falsi. In realtà il problema è imparare a riconoscere quelli autentici. Se io conosco il vero, allora evito il falso».

Eh già. Perché controllare il denaro è un dovere civico. Bisognerebbe insegnare nelle scuole ad "attenzionarsi", come si dice in gergo, sulle nostre banconote e le nostre monete. Imparando a verificarne sia il recto che il verso, a riconoscerle al tatto, a confrontarle con altre di uguale valore, a fare attenzione al bordo delle monete, a leggere in controluce le banconote ed esaminarne lo stripe, la lamina metallica posta su quelle dai 5 ai 20 euro, ed il patch, l'ologramma "cuore" di quelle da 50 a 500. Ricordando che il falsario ha interesse ad ingannare la prima persona che viene a contatto con il "suo" denaro, dunque il comune cittadino, non certo il più esperto operatore bancario, e gioca quindi proprio sulla distrazione. Una distrazione che del resto appare molto diffusa: tra i soggetti con reddito elevato, e che quindi dovrebbero risultare avvantaggiati, perché più abituati a maneggiare denaro, così come tra quelli con meno possibilità economiche, o magari di età più avanzata.

Stando così le cose, è indispensabile che tutti i cittadini, per evitare costosi raggiri, familiarizzino sempre più con l'euro. Perché esso - che pure, con i suoi elementi di sicurezza che assemblano il know how delle banche centrali dei Dodici, è quanto di più ipertecnologico oggi esista - è destinato inevitabilmente ad essere oggetto di contraffazione. «È l'eterna lotta tra la corazza e il cannone», commenta il colonnello Mori. «Cambiano i materiali, cambiano gli elementi da riproporre, cambiano le tecnologie, ma l'impegno dei falsari rimane sempre lo stesso: riuscire ad effettuare una buona riproduzione. Una cosa però possiamo dirla: se loro, per continuare a produrre illegalmente, dovranno "studiare", informarsi, aggiornarsi, altrettanto faremo noi, impegnati come siamo, giorno dopo giorno, a contrastarli».

Minna Conti