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Astronauti degli abissi

Visita ad un impianto iperbarico. Dove i sommozzatori impegnati nelle immersioni a grandi profondità trascorrono lunghi periodi in condizioni davvero estreme. Seguiti giorno e notte da équipes altamente specializzate

Altofondalista controlla l'ombelicaleL'attività lavorativa sottomarina a grandi profondità nasce e si sviluppa come diretta conseguenza delle crescenti esigenze dell'industria petrolifera. Le campagne di ricerca di idrocarburi degli anni Sessanta dimostrarono infatti la presenza di grandi giacimenti in corrispondenza di alcune zone di mare con profondità superiori ai limiti dettati dalle tecniche di immersione dell'epoca. E, come spesso accade, furono le esigenze industriali a dare impulso allo sviluppo di questo particolare settore.

L'industria internazionale di estrazione degli idrocarburi era già ben sviluppata, e con assetti simili a quelli odierni. La tecnica di immersione a grandi profondità fu di conseguenza sviluppata in parallelo dai Paesi leader nell'estrazione degli idrocarburi che avevano ottenuto concessioni a profondità di mare comprese tra i 60 e i 300 metri. Fra questi i più attivi furono, indubbiamente, la Francia, il Regno Unito, gli Stati Uniti e l'Italia.

Esperienze nel campo dell'immersione profonda, con gas di respirazione diversi dall'aria, erano già state condotte dalle Marine Militari di ciascuno di questi Paesi e la naturale fonte dalla quale attingere per uno sviluppo commerciale delle tecniche di "alto fondale" fu proprio la struttura di operatori delle Marine Militari. I nostri primi altofondalisti furono quasi tutti ex sommozzatori o palombari della Marina Militare Italiana.

A seguito del successo delle prime attività commerciali di installazione a grandi profondità ci fu una vera specializzazione da parte delle società che fornivano assistenza subacquea all'industria estrattiva. Aziende come Saipem e Micoperi gettarono le basi negli anni Settanta per lo sviluppo commerciale ai massimi livelli mondiali di questo servizio strategico; seguite, poi, da altre importanti società operanti nel medesimo settore. E proprio alla Sezione Tecnica della Società Micoperi abbiamo rivolto alcune specifiche domande di carattere tecnologico, essendo essa fra quelle con maggiore esperienza.

LA TECNICA DI "INTERVENTO". La tecnica di immersione di alto fondale è necessaria per lo svolgimento di qualsiasi immersione commerciale a profondità eccedenti i 50 metri e può essere applicata con successo anche a quote meno profonde in caso di operazioni lunghe e complesse. Esistono due tipi di immersione di alto fondale: la prima è nota come "Intervento" (o, in inglese, Bounce Diving), la seconda come "Saturazione". In entrambi i casi è necessario l'utilizzo di un valido impianto iperbarico concepito per l'utilizzo specifico.

L'impianto viene fissato dalla coperta del mezzo navale o della piattaforma ed è di regola costituito da una o più camere iperbariche, collegate, per mezzo di un tronchetto depressurizzabile, ad una campana iperbarica. Questa è abbastanza grande da contenere due o tre sommozzatori completamente equipaggiati ed è dotata di un portello a tenuta stagna che consente l'uscita dei sommozzatori una volta raggiunta la profondità di lavoro. La campana iperbarica funge, in pratica, da ascensore subacqueo e serve per trasferire il personale dalle camere iperbariche alle profondità marine. La campana è anche un vero e proprio punto di rifugio per il sommozzatore impegnato a grandi profondità, che non avrebbe mai la possibilità di riemergere in superficie.

Altofondalista mentre ispeziona con un faro la campana iperbaricaCon tecnica di "Intervento" due operatori, un sommozzatore e un assistente, entrano in campana a pressione normale respirando aria e raggiungono la quota di lavoro con il portello esterno chiuso per evitare che l'acqua allaghi la campana stessa. Una volta in posizione a fondo mare pressurizzano velocemente la campana con miscela respiratoria ottenendo in tal modo l'equilibrio con la pressione esterna e la conseguente apertura del portello.

Il sommozzatore, attrezzato con un casco subacqueo, ombelicale e bombola di emergenza, esce dalla campana ed effettua il lavoro previsto. Il casco subacqueo e l'ombelicale, composto di tubi e cavi, consentono al sommozzatore di respirare e comunicare con la campana e con la superficie. La bombola di emergenza ha il solo scopo di fornire una quantità di miscela di respirazione in caso si interrompesse l'erogazione dalla superficie. Sul casco è normalmente montata una telecamera che consente al supervisore a bordo del mezzo navale di vedere ciò che vede il sommozzatore in immersione.

Terminato il tempo di fondo previsto, il sommozzatore rientra in campana, aiutato dall'assistente, e il portello interno a tenuta stagna viene chiuso. La campana viene recuperata in superficie e il personale trasferito attraverso il tronchetto pressurizzato all'interno delle camere, dove viene completata la decompressione già avviata durante la risalita. Questa tecnica, molto in auge negli anni Settanta, trova sempre meno utilizzo pratico in quanto limitata da diversi fattori, quali i tempi di lavoro brevi e proporzionali alla profondità e lo stress psicofisico al quale vengono sottoposti gli operatori durante la pressurizzazione veloce della campana a fondo mare.

LA "SATURAZIONE". Molto più comune è attualmente la "Saturazione". Questa tecnica è basata sul principio fisico per il quale un qualsiasi gas a contatto con un liquido tende a disciogliersi nel medesimo in proporzione alla pressione alla quale è sottoposto, fino al raggiungimento di uno stato di equilibrio detto appunto "saturazione". Qualora questa pressione venisse meno ci sarebbe un ritorno allo stato gassoso di quanto disciolto precedentemente nel liquido (come avviene per le bollicine dello spumante una volta tolto il tappo).

Tradotto in maniera pratica, ciò significa che il corpo umano (considerabile con buona approssimazione un liquido) tende ad assorbire un gas ad una determinata pressione fino allo stato di "saturazione". Noi tutti siamo saturi di aria alla pressione di una atmosfera (ovvero: 1 bar). Se venissimo violentemente depressurizzati, cosa che capitava durante la Seconda guerra mondiale ai piloti di caccia che cabravano a grandi altitudini, andremmo incontro ad una violenta espansione dei gas nei tessuti e a conseguenti fenomeni di embolia gassosa.
I sommozzatori altofondalisti entrano nella camera iperbarica e qui vengono pressurizzati gradualmente con miscela sintetica di respirazione fino al raggiungimento di una pressione all'interno della camera stessa corrispondente a quella della profondità di lavoro (ad esempio per un lavoro a 200 metri di profondità si devono raggiungere 20 bar di pressione nella camera). A questo punto si attende un periodo di ambientamento, durante il quale il gas contenuto all'interno della camera si discioglie nei corpi dei sommozzatori. Con buona approssimazione, possiamo dire che dopo 12 ore il processo di saturazione è completato.

I sommozzatori in saturazione rimangono in tale stato per settimane; solo a fine turno (che di regola dura 28 giorni!), o a fine lavoro, si procede alla decompressione del personale, che, per tutto il periodo successivo alla pressurizzazione, rimane in completo isolamento col mondo esterno e non può in nessun modo uscire dalla camera iperbarica se non per raggiungere il fondale marino attraverso la campana. La decompressione è molto più lenta rispetto alla pressurizzazione. Il processo da quota di saturazione di 200 metri richiede, per esempio, quasi 10 giorni.

GAS E PROFONDITÀ. Le miscele sintetiche di respirazione sono fondamentali per entrambe le tecnologie di immersione in alti fondali. Come è noto, l'aria contiene principalmente ossigeno ed azoto. Entrambi questi gas, se respirati a notevole pressione, risultano nocivi per l'organismo umano. In particolare, l'azoto contenuto nell'aria, a partire dai 40 metri di profondità può dare origine a fenomeni di narcosi e diviene estremamente denso, rendendo la respirazione difficoltosa. L'ossigeno è indispensabile al metabolismo del nostro organismo ma, a pressione parziale elevata, diviene estremamente tossico e addirittura letale. La percentuale di ossigeno contenuta nell'aria (21%) risulterebbe tossica anche per brevi esposizioni a profondità superiori ai 90 metri.

Per sopperire a questo problema sono state introdotte miscele sintetiche di respirazione composte da elio ed ossigeno, in percentuale ridotta. L'elio è un gas nobile estremamente leggero, facilita la respirazione e non crea fenomeni di narcosi fino a profondità di oltre 250 metri. L'ossigeno contenuto nella miscela respiratoria è proporzionale alla profondità: a 200 metri si utilizzerà una miscela composta per il 98% da elio e per il 2% da ossigeno. Il che consente di mantenere la pressione parziale dell'ossigeno costante ai fini delle funzioni metaboliche dell'organismo.

Il controllo continuo dalla nave della campana iperbarica in immersione profondaGli effetti indesiderati relativi all'uso delle miscele sintetiche sono fondamentalmente legati alla grande termoconduzione dell'elio. È indispensabile mantenere sotto controllo la temperatura corporea dei sommozzatori al fine di evitare la rapida dispersione termica dovuta alla respirazione di questo gas. I sommozzatori in saturazione indossano mute a circolazione di acqua calda e la temperatura degli ambienti iperbarici è sempre attentamente controllata da operatori e tecnici dell'impianto, che agiscono dall'esterno su un impianto di riciclo e condizionamento del gas contenuto nelle camere. I tecnici dell'impianto sono i veri angeli custodi dei sommozzatori in saturazione, e vegliano su tutte le funzioni e i parametri vitali dell'impianto, controllando e aggiustando continuamente i livelli interni di pressione, temperatura, umidità, percentuale di ossigeno e di anidride carbonica.

Un altro effetto indesiderato dell'elio è la modifica del tono della voce dei sommozzatori, il cosiddetto "effetto paperino" che rende (agli inizi, e ai non esperti) difficilmente comprensibili le comunicazioni coi medesimi. Ciò è dovuto alla leggerezza del gas, che fa vibrare le corde vocali in maniera diversa. Ultimo difetto della miscela sintetica è il costo: ogni singolo respiro di un sommozzatore a 200 metri di profondità costa, circa, come un caffè al bar!

SICUREZZA. La tecnica di alto fondale, come detto in precedenza, trova utilizzo quasi esclusivo per l'industria di estrazione degli idrocarburi in mare. Le attività più frequenti riguardano l'installazione, il controllo, la manutenzione e la demolizione a fine attività di strutture offshore quali piattaforme, pozzi sottomarini, tubazioni e cavi elettrici. Una classica attività dei sommozzatori altofondalisti è quella di realizzare a fondo mare i tronchetti flangiati che connettono le piattaforme estrattive con la rete di tubazioni che convoglia gas o petrolio a terra.

Fondamentalmente i rischi di questo tipo di attività ed in particolare della tecnica di "Saturazione" sono dovuti al fatto che la sopravvivenza del personale è legata al mantenimento della pressione all'interno dell'impianto. La rottura di una semplice guarnizione di tenuta può trasformarsi in un evento drammatico. Qualsiasi emergenza comporterebbe il trattamento da parte di un medico in grado di essere pressurizzato all'interno dell'impianto. Una peritonite acuta, per la quale non si potesse aspettare il completamento della decompressione, dovrebbe essere operata da un chirurgo all'interno della camera iperbarica, con tutte le difficoltà immaginabili.

Un altro rischio reale è dovuto alla difficoltà nell'evacuare il personale in caso di incendio a bordo o affondamento del mezzo navale. (I rischi collegati all'ambiente marino, squali o quant'altro, seppure a volte presenti, sono comunque statisticamente irrilevanti). I migliori altofondalisti italiani hanno età comprese fra i 30 e 40 anni.

L'uso dei moderni robot teleguidati - ovvero dei veicoli subacquei da osservazione - è sicuramente di grande aiuto; di piccole dimensioni, durante le operazioni di altofondale sono, per motivi legati alla sicurezza, quantomeno auspicabili. Il supervisore delle immersioni può, tramite il robot, ispezionare l'area di lavoro ed individuare possibili pericoli prima di inviare i sommozzatori. Durante le operazioni il robot illumina con i suoi potenti fari la zona e veglia sulle attività del sommozzatore, fornendo al supervisore buone immagini d'insieme dell'area. In caso di operazioni presso piattaforme o installazioni sottomarine, il robot verifica la distanza di sicurezza della campana dalla struttura ed interviene in qualsiasi caso di emergenza, come ad esempio in caso di perdita delle comunicazioni con la campana. Diverso è il caso di operazioni congiunte tra veicoli subacquei da lavoro di grandi dimensioni e sommozzatori, dove la presenza del veicolo potrebbe rappresentare un pericolo per il sommozzatore.

QUOTIDIANITÀ. La vita negli impianti iperbarici a bordo dei mezzi navali è del tutto particolare. Gli spazi sono molto ristretti e il personale all'interno deve essere molto affiatato. Il cibo viene fornito agli operatori in stato di saturazione tramite un apposito "passa-oggetti" pressurizzato. I bisogni fisiologici e la doccia vengono effettuati in uno specifico comparto della camera iperbarica.

Ogni giorno il personale raggiunge la profondità di lavoro attraverso la campana iperbarica che deve essere sempre mantenuta alla pressione di saturazione e, quindi, con portello interno chiuso fino alla profondità di lavoro. Una volta raggiunta la quota di lavoro i sommozzatori possono uscire dalla campana e lavorare senza problemi di tempi di permanenza (il turno classico per campana a due posti è di 4 ore di lavoro a sommozzatore per 8 ore di campana). Per cui, al fine di effettuare una operatività di 24 ore, sono necessarie almeno 3 coppie di sommozzatori. In caso di operazioni con tre uomini in campana (due sommozzatori impegnati contemporaneamente, con uno in assistenza in campana) il turno di lavoro è di 6 ore di campana, e per coprire l'operatività sulle 24 ore occorrono 4 terzetti di sommozzatori (12 uomini totali, in stato di saturazione, all'interno dell'impianto). Il personale in assistenza all'impianto è organizzato su due turni lavorativi di 12 ore l'uno, il primo turno inizia a mezzanotte e termina a mezzogiorno mentre il secondo copre le ore da mezzogiorno a mezzanotte.

Durante le operazioni di alto fondale esiste una gerarchia piuttosto rigida. Il capo della operazioni è il Capo Cantiere (o Superintendent) al quale sono affiancati due Supervisori (uno per il primo e uno per il secondo turno da 12 ore) che hanno il compito di gestire i sommozzatori durante le immersioni. Un gradino sotto ai Supervisori sono i Tecnici iperbarici (almeno 2 per turno), che hanno la responsabilità di mantenere i parametri vitali all'interno dell'ambiente iperbarico e di eseguire la decompressione al termine del ciclo di saturazione. Poi ci sono i sommozzatori in stato di saturazione all'interno dell'impianto e il personale in assistenza all'esterno, utilizzato per le operazioni di messa a mare e recupero a bordo della campana. Alcuni di questi operatori di superficie sono specializzati nella manutenzione dell'impianto elettrico ed idraulico dell'impianto. In totale una operazione di alto fondale richiede l'impegno di almeno 20 operatori specializzati.

SACRIFICIO E ADATTAMENTO. Nel concludere, vogliamo ricordare lo spirito di sacrificio e di adattamento di questi ragazzi, che svolgono un lavoro faticoso e rischioso in condizioni davvero estreme. Chiunque dovesse avere l'opportunità di effettuare una visita ad un impianto iperbarico, e magari riuscire a vivere, anche per un solo giorno, con gli altofondalisti (come è accaduto a chi ha redatto questa cronaca), molto difficilmente potrebbe dimenticare una così particolare esperienza. Le loro voci con "effetto paperino", i loro volti comunque sorridenti, il segno di saluto dietro l'oblò della camera di decompressione (un cilindro di 2 metri di diametro per una lunghezza di 3,5!): chiusi lì dentro da più di due settimane, provenienti dall'intenso blu degli abissi marini… Congratulazioni ragazzi!

Claudio Zanini