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«Fra un
medico che continui a impiegare empiricamente gli anestetici
locali e un altro aggiornato sulle loro potenzialità», dice il
dottor Claudio Dell'Anna, «intercorre una differenza pari a
quella tra chi suoni il pianoforte a orecchio, e con due dita,
rispetto a chi invece conosca la teoria musicale e legga gli
spartiti».
Neurologo, in forza al Rome American
Hospital, membro della New York Academy of Sciences, autore di
parecchie pubblicazioni specialistiche, Dell'Anna è tra i massimi
esperti di neuralterapia, modernissimo metodo di cura basato su
anestetici locali con finalità di neuromodulazione, termine che
indica alcune strategie terapeutiche miranti a correggere (cioè a
"modulare") determinati aspetti funzionali del sistema nervoso, che
stanno all'origine di malattie molto diverse e all'apparenza
estranee alla competenza strettamente neurologica.
Spiega il dottor Dell'Anna che
ischemie, ustioni, virus, infiammazioni, infezioni, ferite eccetera
attivano meccanismi complessi, «i quali, paradossalmente, tendono
ad aggravare gli effetti dei vari stimoli nocivi originari. Non
solo: il sistema nervoso può ammalarsi anche quando un ristretto
gruppo di neuroni comincia - per reazione a un'offesa - a emettere
impulsi costanti con aumentata frequenza di scarica. Ne risulta un
susseguirsi di segnali eccitatori, con una stabile alterazione
elettrica della membrana nervosa: ecco la "depolarizzazione",
processo capace di ingenerare malattie numerose e molto diverse
(emicrania, cefalee, colite cronica, cistiti, stipsi, asma, tante
altre all'area di interesse della neurologia). Con il passare del
tempo, irritazione e depolarizzazione possono diffondersi in
settori nervosi più vasti, dapprima alterandone le normali funzioni
biochimiche, successivamente incidendo persino sul patrimonio
genetico. A questo punto le forme morbose potranno, per questa via,
aggravarsi e cronicizzarsi».
Nel corso dell'ultimo secolo,
l'ipotesi che in quasi tutte le malattie vi sia un'importante
responsabilità nervosa ha ricevuto crescenti conferme. Il che, da
un lato è valso a mettere in dubbio i postulati del cosiddetto
"pensiero omeostatico", secondo il quale il sistema nervoso
agirebbe sempre e comunque per garantire il fisiologico buon
andamento delle cose, dall'altro ha dato grande impulso agli studi
internazionali sulla neuromodulazione. Lo sviluppo di questa
scienza, confortata da solide basi scientifiche e dimostrata
efficacia clinica, è tuttavia ostacolato dagli alti costi economici
(sofisticate attività radiologiche e chirurgiche, tecnologie molto
avanzate, e così via) e biologici (i pazienti devono dapprima
subire veri e propri interventi neurochirurgici, poi convivere con
uno stimolatore, dei cavi elettrici e una pila nel corpo).
Proprio in quest'ottica è stata,
negli anni più recenti, notevolmente perfezionata la possibilità di
interventi di neuromodulazione con anestetici locali: è la
neuralterapia, metodica che oltre a essersi dimostrata sicura,
efficace e versatile, comporta costi economici e biologici
estremamente bassi.
La sua storia inizia un secolo fa,
nel 1905, quando venne sintetizzata la procaina: prevista per
ottenere brevi anestesie locali (soprattutto in odontoiatria e
piccola chirurgia), sovente questa sostanza dimostrava,
contestualmente, anche imprevisti effetti terapeutici, in genere
più durevoli rispetto a quello anestetico. «Nel 1906», ricorda il
dottor Dell'Anna, «l'otorinolaringoiatra tedesco Gustav Spiess notò
che, effettuando l'anestesia locale su pazienti candidati alla
tonsillectomia, spesso l'infiammazione regrediva velocemente e
durevolmente, tanto che, in molti casi, l'intervento chirurgico
poteva essere risparmiato».
Oltre che su sindromi dolorose e/o
infiammatorie, risultati altrettanto positivi si ottennero
trattando disordini arteriosi, disturbi del ritmo cardiaco,
malattie respiratorie, disfunzioni successive a traumi di tipo
ortopedico-traumatologico, disturbi post-operatori e così via.
Soltanto nella seconda metà del secolo scorso venne accertato che
l'azione degli anestetici locali consisteva nel correggere
stabilmente la depolarizzazione causata da processi stabili di
patologica eccitazione nervosa.
Tra la documentazione che lo stesso
Dell'Anna esibisce ai convegni, c'è il caso di Thérèse, grave
cardiopatica con severissima insufficienza respiratoria, trovatasi
in pericolo di vita causa una frattura alla 12ma vertebra toracica.
Un ciclo di neuralterapia con anestetici locali le ha fatto
rapidamente consolidare la frattura, consentendole così quel minimo
di mobilità senza la quale la sua aspettativa di vita sarebbe stata
solo di poche settimane.
In questi anni, la neuralterapia si
è sempre più affinata e diffusa in Europa, Giappone, Stati Uniti.
Autorevoli riviste medico-scientifiche internazionali segnalano
frequentemente le possibilità connesse all'impiego degli anestetici
locali con finalità terapeutiche; parecchi Paesi occidentali stanno
stanziando ingenti risorse nella ricerca sulla
neuromodulazione.
Il rapporto estremamente favorevole
tra risultati terapeutici, rischi biologici e costi economici,
nonché l'estrema esiguità dell'armamentario medico richiesto, fanno
sì che la neuralterapia rivesta particolare interesse in ogni Paese
in cui le spese sanitarie risultino gravose se non insostenibili.
Per il mondo in via di sviluppo, in particolare, si tratta di una
possibile svolta.
La World for World Organization,
onlus connessa all'Onu, ha, in proposito, elaborato un progetto
didattico che il dottor Dell'Anna, direttore del settore sanitario
dell'ente, seguirà in prima persona. Destinato al personale medico
e paramedico che opera nelle zone disagiate e povere del mondo, il
programma illustrerà, sia in rete sia in altre idonee sedi, gli
aspetti teorici, scientifici, metodologici e clinici della
neuralterapia, offrendo anche un tutoring on line. Altro obiettivo
del progetto, che si avvierà nella prima parte del 2004, è quello
di offrire un continuo e solido aggiornamento neuroscientifico,
specie per ciò che riguarda i tanti aspetti che sono di pronta
applicazione alle problematiche
cliniche. |