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Sul
fronte dell'Africa settentrionale, Graziani è fermo a Sidil
el-Barrani con poche intenzioni di muoversi. Le nostre
debolezze sono due: la mancanza di una visione chiara della
guerra nel deserto, che richiede unità mobili, piccole,
audaci, anziché divisioni e corpi d'armata, e la mancanza di
quei "carri" che invano i tedeschi hanno offerto in più
occasioni e che sono stati rifiutati. Inoltre, non abbiamo
"esperti" nell'impiego di unità corazzate. Malgrado Badoglio
insista nel dire ai tedeschi che gli italiani necessitano al
massimo di Stukas, nell'incontro del 3 ottobre 1940 al
Brennero si giunge a una intesa tra Hitler e Mussolini per
l'invio di cento carri. Il 15 novembre, però, a Innsbruck,
Badoglio e Keitel decidono di rinviare le decisioni a dopo la
conquista di Marsa Matruh.
La forza d'urto inglese può contare
su oltre 400 tra carri da 30 t, medi (da 15), leggeri e autoblindo.
L'attacco non previsto si sviluppa in due fasi: la prima dal 9
dicembre al 22 gennaio 1941, con l'eliminazione delle forze
italiane dei capisaldi di Ni-Beiwa-Tummar-Sidil el-Barrani dove
Wavell, a fronte del successo ottenuto (38mila prigionieri, tra cui
4 generali, con 237 cannoni, 70 carri, circa 1.000 automezzi),
decide di proseguire l'avanzata. La seconda fase (5-10 febbraio) è
caratterizzata dalla resistenza delle forze in ripiegamento
(Graziani è a 500 km dal fronte) e dalla continua pressione inglese
che consentirà la conquista di Bengasi, Beda Fommo ed El-Agheila.
L'Italia perde tutta la Cirenaica, Graziani chiede di essere
sostituito: viene rimpiazzato dal generale Italo Gariboldi. Già il
19 dicembre il Comando Supremo, per incarico di Mussolini, aveva
chiesto aiuto immediato per la Libia (una divisione corazzata, armi
ed attrezzature per 10 divisioni e materie prime per l'industria
bellica; il generale Marras, addetto militare a Berlino caldeggerà,
inoltre, un intervento diretto tedesco).
Il 9 gennaio Hitler davanti allo
Stato Maggiore riunito dice: «È importante che gli italiani non
perdano la Libia... È importante inviare in Libia un reparto
tedesco che funga da diga...». Nell'incontro con Mussolini del 19
promette l'invio di forze tedesche verso la metà di febbraio, in
concomitanza con l'invio dell'"Ariete" e della "Trento". Il comando
è affidato al generale Erwin Rommel: inizia l'operazione
Sonnenblume (Girasole). Intanto, il 10 gennaio, 40 bombardieri
tedeschi del X Corpo aereo di stanza in Sicilia colpiscono sei
volte la portaerei "Illustrious", costringendola a riparare ad
Alessandria e rendendo così sicura la rotta per Tripoli. Per
l'Italia, la "guerra parallela" si trasforma in "guerra
subalterna".
la riscossa (24 marzo-11 aprile).
Rommel giunge a Tripoli il 12 febbraio alle dipendenze di
Gariboldi. Iniziano i primi screzi, l'italiano vorrebbe trincerarsi
a Tripoli per una guerra statica, mentre Rommel freme per attaccare
tra Buerat e Sirte (guerra di movimento). Il 14 inizia l'afflusso
tedesco che viene inviato a rinforzare le poche forze italiane in
attesa dell'arrivo dell'"Ariete" e della "Trieste". Il 18 il
contingente germanico assume la denominazione di Africa Korps (15a
e 21a Divisione corazzata, la 90a e più tardi la 164a motorizzata,
accompagnate da un forte nucleo aereo Stukas, la 2a Luftflotte,
comandata dal generale Kesselring).
Rommel si reca subito in prima linea
«conquistando le simpatie dei militari italiani per il suo
dinamismo e per la struttura delle unità tedesche» (tra cui: mensa
eguale per tutti). Il 24 primo scontro tra tedeschi e britannici:
apprensione a Londra, con Wavell che prevedeva un attacco non prima
di due mesi. Il 24 marzo, invece, si svilupperà un'azione fulminea
su due linee: lungo l'asse costiero della via Bolbia, da parte
italiana con rinforzi tedeschi, e lungo le piste interne, da parte
delle forze corazzate tedesche e italiane (l'"Ariete"). Rommel è
sul campo. Lo stesso 27 è riconquistata El-Agheila, il 2 marzo
Marsa Brega, dove gli inglesi lasciano 800 prigionieri, e Agedabia
da parte dell'"Ariete" (generale Baldassare) e della Divisione di
fanteria "Brescia" (generale Zambon), il 4 Bengasi. Tra i
britannici si diffonde il panico. Gariboldi, che si porta in linea,
tenta di fermare Rommel per attestarsi prima di riprendere
l'offensiva (guerra statica). Rommel si appella a Hitler, e
Mussolini dà ragione a Rommel. Il 6 aprile vengono catturati i
generali O'Connor e Neame. Inizia l'attacco alla piazzaforte di
Tobruk, dove si erano asserragliati 36mila australiani i quali,
grazie alle opere difensive a suo tempo realizzate dai genieri
italiani, possono disporre di ottime posizioni. Tanto che Rommel si
chiede "il perché" la piazzaforte sia stata abbandonata. Gli
attacchi italo-tedeschi vengono respinti il 10 aprile, per cui
Rommel decide di porre l'assedio e proseguire il 12 per Bardia, il
13 per la Ridotta Copuzzo fino a Sollum e Halfaia, oltre il confine
anglo-egiziano.
L'oscillazione del pendolo è tornata
alla fase iniziale. Wavell ha subito l'annientamento del grosso
delle sue forze. Falliscono altri tentativi per Tobruk il 13, il 16
(con l'"Ariete") e il 19. Rommel con le forze corazzate ha portato
anche la "testa del serpente" cioè le trasmissioni decrittate con
Enigma, che i britannici erano riusciti a decrittare con Ultra,
grazie al quale potevano conoscere in tempo reale tutti i messaggi
da lui trasmessi e ricevuti: tra questi anche i movimenti
riguardanti i convogli italiani con i rifornimenti. Il primo
risultato si avrà tra il 14 e il 15 aprile davanti alla costa
tunisina, dove 4 cacciatorpediniere britannici affondarono 5
piroscafi italiani e l'intera scorta di 3 cacciatorpediniere ("Luca
Tarigo", "Baleno", "Lampo"). I tedeschi non seppero di questa grave
falla se non dopo la fine della guerra. Nelle loro memorie storiche
né Churchill né i suoi marescialli (in testa il fantasioso
Montgomery) hanno mai rivelato che le loro "gloriose" vittorie
furono ottenute grazie a Ultra, che consentiva di conoscere
preventivamente i movimenti dei convogli e delle forze terrestri
(come El-Alamein).
Torniamo sulla linea del fuoco: il
Passo di Halfaya, in territorio egiziano e base di partenza per una
decisiva offensiva in Egitto, dà inizio ad una vera e propria
guerra anglo-francese per il possesso del Medio Oriente,
conquistato il quale gli italo-tedeschi, oltre ad acquisire i
giacimenti di petrolio, potevano minacciare l'Unione Sovietica.
Questa guerra è poco conosciuta (anzi, per niente): dopo
l'invasione tedesca coinvolgerà le due France (di Vichy e di de
Gaulle), gli italo-tedeschi, la Gran Bretagna e l'Unione Sovietica.
Per i britannici è, quindi, indispensabile garantirsi le spalle.
Gli avvenimenti in Medio Oriente, nel momento considerato, verranno
riassunti inseguito. In sostanza, il Passo di Halfaya è di
importanza strategica; il 25 aprile viene assalito e il 27
conquistato dagli italo-tedeschi; il 15 maggio i britannici, per
rialzare il loro prestigio nel mondo arabo, lanciano l'operazione
Brevity riconquistandolo; alla fine di maggio, nuovo assalto alla
baionetta dell'Asse, che pone in fuga il Reggimento "Goldstream";
dal 15-16 maggio gli inglesi ci riprovano con l'operazione
Battleax, "Ascia di guerra", con obiettivo il Passo e la
liberazione di Tobruk con forze notevoli (25mila uomini e 180
carri). Viene circondato il Passo, difeso da un battaglione tedesco
della 15a e da artiglieri italiani che respingono l'attacco. I
britannici tentano di giungere a Bardia: controffensiva di Rommel.
Gli inglesi si ritirano. Il 21 giugno, a causa di questa sconfitta,
Churchill silura Sir Archibald Wavell sostituendolo con Sir Claude
Auchinleck.
Nei mesi di
luglio e agosto il fronte rimane fermo: tutta l'attenzione è
rivolta alla gigantesca battaglia sul fronte russo. A
settembre Rommel, dopo una ricognizione (chiamata "Sogno di
una notte di mezza estate"), si convince che i britannici sono
a riposo e che quindi può eliminare Tobruk. Grave errore,
perché Churchill ha ordinato un'offensiva con il compito di
cacciare gli italo-tedeschi dal Nord Africa, ricongiungersi
con i francesi "gollisti" del Ciad e preparare l'attacco
contro l'Italia, che giudica «il tenero basso ventre
dell'Asse». Premessa all'offensiva è il controllo del Medio
Oriente, con rapide campagne condotte contro i francesi di
Vichy in Siria e Libano e gli arabi filo-Asse in Iraq e Iran.
In Iraq opera il partito Baath dichiaratamente filonazista.
Anche la Palestina è in fermento, col Gran Muftì di
Gerusalemme filoitaliano (l'Italia progetta la costituzione di
una "Legione araba"). Pertanto, la Gran Bretagna vuole giocare
una partita definitiva per evitare una rivolta nell'area, che
seguirebbe ad una affermazione dell'Asse. Per questo, per
l'operazione Crusader, schiera una poderosa armata formata da:
150mila uomini, 749 carri, 200 autoblinde, 900 cannoni più una
riserva con altri 500 carri; il tutto con l'appoggio di 935
aerei, contro 100mila italo-tedeschi, con appena 320 carri,
500 pezzi di artiglieria e 400 aerei. La superiorità
britannica è schiacciante. Non solo: grazie a Ultra e al
radar, nell'autunno gli affondamenti dei rinforzi e dei
rifornimenti dall'Italia registreranno un picco senza
precedenti. Solo dal 18 novembre al 1° dicembre vengono
distrutti 814 carri e autoblinde, abbattuti 127 aerei; oltre
9.000 i prigionieri, tra cui tre generali. A fronte del
disastro, Auchinleck caccia il generale Cunningham e lo
sostituisce con Ritchie: le truppe in preda al panico sono
«trattenute» a fatica e «obbligate a tornare al loro
posto».
Nelle retrovie italo-tedesche, i
Carabinieri si distinguono nei combattimenti contro "infiltrazioni"
di reparti mobili (i "diavoli" di Campbell). Dall'8 dicembre al 12
gennaio avviene il ripiegamento ordinato delle forze dell'Asse fino
a El-Agheila, sotto la protezione dei presidi di Bardia, Sollum,
Halfaia, Sidi Omar, che impegnano tenacemente, sino al 17 gennaio,
il XXX Corpo d'armata inglese, la Brigata "Francia Libera" e la
Brigata polacca. In questa operazione si distingue in maniera epica
la Divisione fanteria "Savona", costituita da quei soldati tanto
ignorati quanto disprezzati da Churchill, la cui offensiva costerà,
nel totale, circa 60mila morti e la perdita di 600 carri per
arrivare ad occupare la sola Cirenaica. Quasi una sconfitta, in
quanto l'obiettivo della cacciata dal Nord-Africa delle forze
dell'Asse avverrà dopo ben altri 13 mesi di cruenti
combattimenti. |