Dice un proverbio cinese: «È vano
tentare di risalire in senso inverso il corso di un fiume». Così i
fatti, dimostrandosi più ostinati delle dichiarazioni d'intenti, ci
dicono che anche il nostro Paese partecipa - né potrebbe essere
diversamente - alla tendenza mondiale verso società multietniche e
multiculturali.

E, a capirlo per primi, sono stati gli apripista per vocazione:
artisti, intellettuali, ma anche imprenditori e commercianti.
Proprio loro, infatti, stanno scoprendo quale appetitosa fetta di
mercato potrebbero costituire quei circa 2 milioni e mezzo di
immigrati regolari (dati Caritas) dei quali abbiamo finora
apprezzato solamente il contributo alla fortuna di tante aziende e
alla serenità di tante famiglie.
Dell'evoluzione in corso,
significativa testimonianza sono i numerosi inserti pubblicitari di
recente comparsi su mezzi di comunicazione che, realizzati nelle
rispettive lingue delle comunità immigrate, ad esse sono destinati.
E soprattutto gli annunci relativi anche a beni genericamente
ambiti da tutti, stranieri e/o italiani che siano, che queste
stesse testate cominciano adesso ad ospitare: dalla vendita di
automobili o bevande o prodotti alimentari fino alla proposta di
servizi finanziari. Fino ad ora, invece, le inserzioni vertevano
solamente su attività di specifico interesse delle comunità ospiti:
società che operano nei settori del trasferimento di danaro, delle
telecomunicazioni, del lavoro temporaneo, delle spedizioni, linee
aeree o altro del genere.
Nell'ambiente degli immigrati si
realizzano oggi nel nostro Paese una ventina di testate. Da un lato
ci sono quelle considerate ormai tradizionali, che si rivolgono
soprattutto a noi, per informarci su mondi non di rado ignorati.
Molto noto, a Milano e a Roma, il mensile Terre di mezzo, che in 8
anni ha superato i 100 numeri: tiratura fra le 9.000 e le 20mila
copie, venduto in strada dagli stessi immigrati, quasi tutti
senegalesi, che ricevono quale compenso quasi la metà del prezzo di
copertina (2,10 euro). Ancora a Milano c'è Scarp de' tenis; a
Bologna compare Piazza Grande; a Firenze si pubblica Fuori
binario.
Dall'altro lato, ci sono i mezzi di
comunicazione più nuovi, per lo più curati da immigrati e rivolti
direttamente alle rispettive comunità. Un portale su Internet,
riviste, emittenti radiofoniche, reti televisive locali: la
galassia fa riferimento alla "Stranieri in Italia srl", fondata da
Gianluca Luciano, che la amministra, e da Francesco Costa, che
guida il gruppo Isi Angelo Costa. Fondata nel 2000, fin da allora
la società si caratterizzò con il portale www.stranieriinitalia.it,
primo nel nostro Paese a essere interamente dedicato a cittadini
stranieri; via via sono poi sorte 16 testate a cadenza generalmente
mensile (tiratura complessiva intorno alle 250mila copie), una
settantina di radio ed una ventina di tv locali, nonché una
concessionaria specializzata nei media etnici, la Etnocommunication
srl. Complessivamente, vi lavorano una trentina di persone.
Il portale (60mila visitatori
mensili) contiene davvero tutte le notizie che possono essere utili
agli immigrati. Per raccoglierle e quotidianamente aggiornarle 8
persone lavorano a tempo pieno; la correttezza delle informazioni è
tale che il sito viene consigliato, on line e a voce, da
Carabinieri e Polizia. Media di telefonate quotidiane: 50-60; per
quanto riguarda le e-mail, sono 10mila all'anno e prevedono due
servizi di risposta: uno, gratuito, nell'arco di 4-5 giorni;
l'altro, a pagamento (50 euro), entro 48 ore. Prima di fine
inverno, un sito articolato esattamente nel medesimo modo sarà
proposto agli immigrati in Inghilterra e in Francia, ovviamente
nelle rispettive lingue dei Paesi ospiti.
«Rispetto alle radio e alle tv, che
si rivelano abbastanza discontinue, come avviene del resto anche
negli Stati Uniti», racconta Gianluca Luciano, che è avvocato e
proviene dal mondo del volontariato, «i giornali sembrano più
stabili, anche perché abbiamo provveduto a consolidarli con
investimenti e strutture organizzative». Le redazioni, composte di
giornalisti delle varie nazionalità, sono parecchie: Agora
Noticias, per i brasiliani e i cittadini africani di lingua
portoghese; Africa News, riservata agli anglofoni, e Africa
Nouvelles, ai francofoni; Shqiptaret ne Itali, per gli albanesi;
Azad, per i pakistani, Ako ay Pilipino, per i filippini; Expreso
Latino (con redazione a Milano e a Genova), che è diventato punto
di riferimento per tutti i latino-americani in Italia; di recente è
sorto anche un periodico per la comunità bengalese. Del network fa
parte anche Nur, in arabo, 20mila copie, diretto da Ihab Hashem,
palestinese.
Composti per lo più di 24 pagine,
questi periodici hanno la caratteristica di essere strutturati non
in maniera giornalistica, ma come un servizio: 2-3 pagine di guida
pratica, di volta in volta stampata in un fascicolo che si può
staccare e conservare (diritti e doveri del lavoratore, contratti,
ferie, ricongiungimenti, consigli su come orientarsi nella
burocrazia e altro del genere); altrettante pagine dedicate alle
notizie di casa propria e all'attualità sulla vita dei connazionali
residenti in Italia; eguale spazio per musica, cultura e sport
(notizie del Paese d'origine e iniziative animate da compaesani nel
nostro); 2 pagine sull'immigrazione vista dall'Italia, e una infine
dedicata ai lettori, con commenti, giochino ed oroscopo. Tutti i
contenuti editoriali sono coordinati da Federica Gaida.
Le pubblicazioni sono tutte mensili,
tranne la Gazeta Romanesca per i romeni (quindicinale) e Forum, che
ha redazione a Roma, Caserta e Kiev e fa un'edizione a metà mese
per russi e un'altra a fine mese per gli ucraini. Alcune riviste
sono anche proposte in edicola, il che a volte impone, in via
eccezionale, un testo bilingue (come Cina in Italia, scritto anche
in italiano).
Quale sia il livello di razzismo
riscontrato in questi anni, è domanda inevitabile (anche se
sostanzialmente priva di senso, perché sarebbe come informarsi se
un cancro sia grande o piccolo). «Più che di episodi inquadrabili
come razzismo, gli immigrati riferiscono di difficoltà
nell'integrazione», spiega Gianluca Luciano. Secondo lui, «nella
nostra società è in atto un fortissimo cambiamento, del quale
possiamo ringraziare colf e forse ancora di più badanti: sono
queste due categorie ad averlo avviato. Ormai quasi tutti hanno
capito che gli immigrati sono, per la stragrande maggioranza,
persone oneste, arrivate da noi per sfuggire alla miseria, vivere
dignitosamente e in pace. Persino nei confronti degli albanesi,
forse i più bersagliati dai pregiudizi, ci stiamo rendendo conto
quasi tutti che su 250mila che stanno qui ce ne sono tremila in
galera e gli altri sono persone perbene. È sommamente ingiusto
identificare la società italiana con certe frange xenofobe e
razziste, che pure esistono certamente, così come, immagino,
esistono persone che odiano i gatti, o gli invalidi o i pensionati,
o chissà quali altri gruppi». Auguriamoci che sia davvero
così. |