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Il 12 agosto 1944, quando vennero fucilati in Fiesole dai tedeschi,
i Carabinieri Vittorio Marandola, Fulvio Sbarretti e Alberto La
Rocca avevano da pochi anni giurato fedeltà alle istituzioni col
rito collettivo presso la Scuola di Roma. Da Allievi si erano
appena conosciuti, ma il radicato senso del dovere e della
solidarietà umana, comune a tutti i Carabinieri, li avrebbe stretti
in un legame ancora più forte, il sacrificio della vita. La piccola
Stazione Carabinieri di Fiesole si era trovata nell'estate del 1944
nel pieno delle operazioni militari condotte dagli Alleati, dalle
ricostituite unità dell'Esercito italiano e dalle formazioni
patriottiche per liberare dai nazisti le regioni a nord di Roma. Il
movimento di Resistenza locale s'imperniava sull'azione di quella
Stazione, il cui Comandante era il Vice Brigadiere Giuseppe Amico.
Il 6 agosto il Sottufficiale, sospettato dai tedeschi di attività
clandestina, venne arrestato e condotto al Passo del Giogo.
Riuscito a fuggire, dava ordine ai Militari della Stazione di
lasciare immediatamente il Reparto e di raggiungere Firenze per
unirsi alle Forze Alleate.
Quando i tedeschi si accorsero che i Carabinieri Marandola,
Sbarretti e La Rocca erano riusciti a filtrare attraverso le loro
linee, scattò la minaccia di rappresaglia nei confronti di 10
ostaggi, nel frattempo catturati, qualora i Militari dell'Arma non
si fossero subito presentati. Come avevano giurato collettivamente
di servire la Nazione, la decisione dei 3 Carabinieri, passati alla
storia come i "Martiri di Fiesole", fu altrettanto unanime: salvare
la vita degli ostaggi. Si presentarono al Comando tedesco nel
pomeriggio del 12 agosto, decisi a non rivelare nulla
sull'organizzazione clandestina di cui facevano parte. Alle 20,30
un lacerante crepitio di armi automatiche poneva fine alla loro
giovane vita.
Carabiniere
Vittorio Marandola
Carabiniere
Fulvio Sbarretta
Carabiniere
Alberto La Rocca |