Il Giuramento scolpito nel bronzo
Sotto, il gruppo apicale del monumento al
Carabiniere, in Torino.
Insieme ad altri valori, quali la Patria e la Bandiera, simbolo
dell'Unità nazionale, vi è raffigurato il Giuramento quale
peculiarità fondamentale della costituzione morale del Carabiniere.
Lo scultore Edoardo Rubino, autore del monumento, si era proposto,
riuscendovi magistralmente, di raffigurare la molteplice vocazione
dei militari dell'Arma nell'adempimento del loro ruolo
istituzionale, dalla difesa in armi della Patria alla protezione
delle popolazioni, dall'attività di soccorso alle missioni di pace
all'estero; una pluralità di compiti svolti nell'assolvimento di un
impegno morale assunto col Giuramento, il cui simbolo non poteva
che emergere nel monumento al Carabiniere.
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Ufficiale dei Carabinieri sin dal 1942, il Generale Carlo Alberto
Dalla Chiesa si separò dalla sua divisa solo nel 1982, nominato
Prefetto di Palermo, mai dagli Alamari, che a tutti ricordava di
portare "cuciti sulla pelle".
L'intera sua vita nell'Arma fu un esempio di dedizione e coraggio.
Basta scorrere rapidamente il suo stato di servizio e le tante
ricompense al Valore e Onorificenze, che testimoniano
significativamente il suo impegno e i suoi meriti, dai difficili
anni del Secondo Conflitto Mondiale e della Guerra di Liberazione
alle intense esperienze nella lotta alla mafia e all'eversione.
Particolarmente impegnativo il servizio prestato in Sicilia. Una
prima volta nel 1948, da giovane capitano a Corleone, poi nel 1966,
Comandante dell'allora Legione di Palermo, per conseguire
eccezionali risultati culminati con l'arresto di decine di
pericolosi esponenti della mafia. Altrettanto rilevante fu
l'impegno nei cosiddetti "anni di piombo", allorquando il Governo
gli affidò speciali responsabilità nella lotta alle brigate rosse,
conclusasi con la loro disarticolazione. Nominato, infine, Prefetto
di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa venne barbaramente ucciso
dalla mafia il 3 settembre 1982 nel capoluogo siciliano.
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A destra, il Tenente Carlo Alberto Dalla Chiesa presta Giuramento
in divisa grigio-verde. E' il 1942; un anno dopo entrerà nella
Resistenza, operando nelle Marche e nell'Abruzzo, partecipando poi
alla presa di Roma con le truppe alleate il 4 giugno 1944.
Sullo sfondo, uno scorcio di Palermo col Monte Pellegrino, la zona
in cui il Generale Dalla Chiesa operò lungamente e con
successo.
Un'eredità esemplare
"La cosa più preziosa che ci ha lasciato è stato il senso delle
Istituzioni. L'idea che lo Stato andasse messo al di sopra di ogni
interesse di parte, fosse pure la famiglia, che rivestiva per lui
un valore quasi sacrale. E l'idea che in quella parola, Stato, si
incontrassero e fondessero cento altre parole: Carabinieri, lealtà,
sacrificio, rispetto, generosità, fatica, prudenza, coraggio,
amore, severità, magnanimità, forza, sensibilità… Parole che nella
nostra vita, nell'intenso tratto percorso insieme, abbiamo visto
trasformate da nostro padre in un'infinità di gesti e comportamenti
concreti, che si incontravano con eguali gesti e comportamenti di
tanti uomini con gli alamari.
Parole che si sono tradotte in scelte visibili, in esempi mai
urlati; comportando anche, per noi figli, dei costi che abbiamo
sempre accettato con serenità. Perché ci aveva insegnato a
ritenerli giusti e naturali. In fondo questa è stata la nostra
eredità più grande, quella che abbiamo cercato di onorare. La
consapevolezza delle cento concretezze, belle e difficili, dolci e
amare, di cui si intesse ogni giorno lo Stato giusto. E la vita di
chi lo rappresenta. Specie se veste la divisa dell'Arma".
Rita, Nando, Simona Dalla Chiesa |