Testo pagina di sinistra
Dopo il trasferimento della Legione Allievi
Carabinieri a Roma, la cerimonia del Giuramento dei militari
dell'Arma assunse le dimensioni di un evento pubblico, con largo
intervento della popolazione e, spesso, con la partecipazione del
Sovrano e delle più alte cariche militari. L'illustrazione
riprodotta qui sopra, del 14 marzo 1896, mostra gli Allievi mentre
attraversano Piazza Indipendenza, diretti al «Castro Pretorio»,
tradizionale piazza d'armi della Capitale;
sulla destra, vediamo il Re Umberto I, attorniato dal suo Stato
Maggiore, mentre risponde al saluto degli Allievi schierati sullo
sfondo. Dopo qualche minuto, il Colonnello Comandante della Legione
Allievi pronuncerà la formula del Giuramento e i giovani militari,
sollevando la mano destra verso l'alto, risponderanno "Lo giuro"
(nell'immagine sotto).
Testo pagina di destra
E' il momento di massima commozione, sia per gli
Allievi, che per il pubblico festante.
Proprio la presenza del pubblico è valsa a rafforzare il concetto
del Giuramento come atto finalizzato al perseguimento di una
superiore funzione sociale. Esso, infatti, ha una valenza
metagiuridica, poichè ne deriva uno stile di vita basato sul
principio di obbedienza e di responsabilità. Tra i valori di
riferimento del Carabiniere, che dal G iuramento traggono corpo e
sostanza, vi è prioritariamente la Fedeltà, come volontaria,
convinta e totale dedizione al Bene dello Stato e dei suoi
cittadini. La Fedeltà, inoltre, assurta a simbolo stesso dell'Arma
per spontaneo impulso popolare, presuppone una forma di dedizione
concreta e orientata all'azione, per il raggiungimento del
benessere collettivo. |