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Quando appare sullo schermo di casa
questa storia televisiva, nel 1980, siamo nel pieno gradimento del
genere "sceneggiato", non ancora ribattezzato "fiction".
L'argomento è dei più coinvolgenti: tratta dal romanzo omonimo di
Carlo Alianello, la vicenda è ambientata nelle province meridionali
subito dopo la conquista del regno delle Due Sicilie da parte delle
truppe garibaldine. Siamo pertanto nella primissima seconda metà
dell'800, con tutte le ombre e i misteri di una società borghese
intrisa di interessi materiali intrecciati a complotti e
tradimenti. Al regista Anton Giulio Majano si presenta l'occasione
per aprire, attraverso sette puntate, uno squarcio sulla tragica
condizione delle popolazioni meridionali, su cui pesa tristemente
anche l'eredità dell'amministrazione borbonica. I Carabinieri, in
questa vicenda, non sono i protagonisti, ma impersonano
autorevolmente il nuovo ordine sociale che si va instaurando nel
Sud del Paese: essi rappresentano qualcosa di nuovo in quelle terre
atavicamente segnate dalla rassegnazione e dal fatalismo, vi
portano il segno di un senso sconosciuto della giustizia, da cui
non si può prescindere e nemmeno sottrarsi. Vi portano anche la
novità di un corpo militare di cui nel meridione si ignorano i
connotati: i Carabinieri, a differenza delle preesistenti forze di
polizia, rifuggono dal sopruso, ma non dall'inflessibilità, che
applicano con una umanità altrettanto
sconosciuta. |