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Fra il 1971 e il 1972 il regista
Luigi Comencini realizza un'impresa apparentemente ardua, quella di
inchiodare davanti al video nonni e nipoti, attirati da un medesimo
sceneggiato, la favola di Pinocchio, che i primi hanno conosciuto
tanti anni prima e che i secondi apprendono solo adesso,
altrettanto affascinati. Cosa ricordano le persone anziane della
favola più famosa del mondo? Il burattino, fuori dubbio, poi la
Fata Turchina, il Gatto e la Volpe e, immancabilmente, i
Carabinieri. Chi non ricorda la scena in cui due baffuti
rappresentanti della legge s'imbattono nel bambino che piange e si
dispera sul corpo apparentemente inanimato di un suo compagno di
scuola? In tutto il racconto i Carabinieri rappresentano il legame
con la realtà: sono i soli a sottrarsi agli schemi della fantasia e
a richiamare il giovane protagonista alle sue responsabilità. Carlo
Lorenzini, l'autore della storia, alias Collodi, deve averli
conosciuti più per sentito dire che per diretta esperienza. Nello
sconosciuto borgo della sua Toscana, nel 1883, non esisteva una
caserma dei Carabinieri, ma da quando questi severi tutori
dell'ordine erano arrivati da quelle parti dopo l'Unità d'Italia,
certamente se ne favoleggiava come di esseri fuori dal comune.
Dunque, degni anch'essi di essere protagonisti di una favola,
soprattutto per renderla credibile, per creare qualche riscontro
con la realtà quotidiana. |