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Testo pagina
di sinistra
La morte del
brigadiere D'Acquisto suscita profonda compassione, e la parola in
questo caso è da intendere nel significato immediato, ma pure in
quello etimologico (soffrire insieme), quanto dire che talune
tragedie colpiscono tutti in pari misura. La stessa compassione
ispira il carabiniere, protagonista assoluto del film "Il ladro di
bambini" (1992), firmato da Gianni Amelio. Un carabiniere,
interpretato da Enrico Lo verso, deve accompagnare in un istituto
per minori due fratelli adolescenti: Rosetta, costretta dalla mamma
a prostituirsi, e Luciano che parla poco o niente. Dopo che i due
ragazzi sono stati respinti da un istituto, il carabiniere decide
di portarli con sé, in viaggio verso la Sicilia, ossia verso la
loro terra d'origine. Nel corso del viaggio pur disperato, i due
fratelli scopriranno - con il loro accompagnatore e anzi grazie a
lui - momenti di felicità, e comprenderanno il valore dell'umana
solidarietà. Il film, un grande successo anche internazionale,
colpisce per la delicatezza con la quale Amelio racconta una storia
dove dolore e speranza si intrecciano.
Un altro viaggio, questa volta dalla Sicilia verso Milano, è al
centro del film "La mia generazione" di Wilma Labate, (1996): il
protagonista è Silvio Orlando, un capitano dei carabinieri che deve
scortare un terrorista (attore: Claudio Amendola). Durante il
tragitto i due impareranno a conoscersi e a capirsi, figli della
stessa generazione. Tuttavia nessuno dei due concederà nulla
all'altro. Nel film vi è un frammento di storia del nostro Paese e
i dialoghi, una volta tanto non banali, fanno riflettere. La nostra
sintetica antologia, sullo stretto rapporto tra il cinema e l'Arma
dei Carabinieri, finisce qui. Restano ancora tante pellicole,
soprattutto quelle dove non è la storia di questo o quel
carabiniere, ma dove l'Arma pur fugacemente si affaccia e, con il
suo apparire, rammenta di essere un pezzo d'Italia, uno dei pezzi
più importanti. E il cinema ha trovato i toni più convincenti,
anche quando, magari in poche rapide inquadrature, ha mostrato la
carismatica presenza della Benemerita. Volendo cercare un filo
comune in tutto quello che abbiamo scritto sinora, possiamo
individuarlo nella fiducia che i cittadini ripongono nell'Arma. Il
senso del dovere, l'umanità, la generosità di questi sono familiari
all'uomo della strada che li sente particolarmente vicini: persone
in viaggio come noi in questa vita, e certo alle prese con problemi
e con assilli non dissimili dai nostri, ma animati da ideali e da
valori che ne fanno dei referenti unici e sicuri.
Trecentosessantacinque giorni l'anno, quanti quelli del
calendario. |