
Testo
pagina di sinistra
Coraggio, senso
del dovere, spirito di sacrificio, tenacia, pazienza, disciplina,
onestà, senso di giustizia e così via, a onta di ogni possibile
contestazione, più che mai appaiono cardini del vivere civile e,
perché no? Del vivere in pace coa la propria coscienza. Persino
l'amor di Patria un po' offuscato dal trauma conseguente ad una
guerra persa (e persa nel modo più triste, più amaro) persino
l'amor di Patria torna ad essere un valore fondamentale essendo
ormai chiaro a tutti che tale amore deve essere consapevolezza di
se stessi e non prevaricazione degli altri. La resurrezione del
Cuore deamicisiamo invoglia a leggere o a rileggere alcune pagine
del Galateo e del Regolamento che, forse, non sarebbe male se
fossero conosciute dal mondo della Scuola. Le citazioni potrebbero
essere tante, ma vorrei ricordare almeno un passaggio del Galateo
(p.120 sgg. dalla ediz. 1879) in cui, a proposito del "tatto", cioè
del garbo e della discrezione da usare nei rapporti con il
prossimo, è detto "La mano, colla quale si eseguisce tutto ciò che
l'uomo è concepito, indica in certo modo l'azione stessa; ed il
complesso di tutte le nostre forze passa per quelle. Dalla mano
trasuda la vita, ed ovunque passa lascia le tracce del suo potere.
Per la mano si svelano al medico i misteri del nostro organismo,
come per quella si espande quel fluido nervoso che moralmente
direbbesi volontà. L'occhio può esprimere lo stato dell'animo
nostro, ma la mano tradisce ad un tempo i segreti del corpo e
quelli del pensiero. Noi potremo acquistare l'abilità di
dissimulare cogli occhi, colle labbra, colle sopracciglia, colla
fronte; ma la mano non può mentire e nulla può eguagliarsi alla
ricchezza della sua espressione. Essa ha delle gradazioni tali di
calore che non possono sfuggire all'uomo esperto nella autonomia
dei sentimenti e delle cose della vita umana; così la mano a mille
modi di essere calda, fredda, asciutta, umida, bruciante,
ghiacciata, dolce, ruvida, morbida. Essa palpita, scivola, si
incrudelisce e si rabbona, infine essa offre un fenomeno
inesplicabile che potrebbe quasi dirsi l'incarnazione del
pensiero". Questa pagina è bellissima, per l'accuratezza
psicologica, per la finezza dei sentimenti, per la semplicità ma
pure per l'eleganza delle parole. E lo stile dell'approccio umano,
la capacità quasi telepatica di intuire e di prevenire le
intenzioni inespresse, è un valore non secondario, perché è parente
stretto di altro valore dipeso ancora maggiore: mi riferisco alla
prudenza, che, per la chiesa, è virtù cardinale. E anche qui vorrei
citare il galateo quando distingue tra prudenza e vigliaccheria
(p.104 sgg.): "La prudenza allontanerà sempre il Carabiniere da
atti inconsulti, da improntitudini od eccessi che malamente si
addicono al proprio carattere, e che sono in opposizione a quella
calma e serenità d'animo che deve sempre presiedere ad ogni suo
atto. Non ecceda però mai nella prudenza mentre allora questa
degenererebbe in pusillanimità; giacchè se un pusillanime può
essere anche capace di battersi quando vi è costretto od è eccitato
dalla vergogna o spinto da un'altra passione, non è men vero che
egli non sarebbe mai un buon Carabiniere, mentre non si potrebbe
contare sulla sua resistenza; e dico pusillanimità anziché
vigliaccheria, mentre la spada del vile, facilmente cade, e le
spalle si volgono, e non si può mai fare assegnamento sul proprio
aiuto.