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Testo pagina
di sinistra
Per il de Tracy
ideologia è un progetto o programma intellettuale desumibile dalle
nostre conoscenze, e quindi qualche cosa di più limitato del
complesso di credenze e opinioni che orientano un certo gruppo
sociale in un certo momento. Tale complesso di credenze e di
opinioni rappresenta l' ideologia cosi come viene intesa
successivamente, e forse anche adesso. Proprio qualche ídeologia
getta un sospetto sulla sfortunata parola creata dal de Tracy e,
come il Vocabolario Treccani informa alla voce corrispondente,
secondo tale pensiero I'ídeologia, lungi dal costituire scienza, ha
la funzione di esprimere e giustificare interessi particolari, per
lo più delle classi proprietarie ed egemoni sotto l'apparenza di
perseguire l' interesse generale o di aderire a un preteso corso
naturale". Questo giudizio negativo al presente è abbastanza
diffuso, forse con alcune esagerazioni: accade perciò che il
concetto di ideologia venga buttato nel secchio dei rifiuti.
Purtroppo con l'acqua sporca viene gettato via anche il bambino, e
nel secchio dei rifiuti finiscono anche gli ideali. Vorrei fare una
precisazione che l' amico Lettore giudicherà superflua. Mi sto
esprimendo sulle parole, sul vocabolario, non sulla realtà che le
parole e il vocabolario sottendono: se quindi il termine ideale a
poco a poco cade in desuetudine, venendo pronunciato sempre meno,
quasi fosse turpiloquio, permane la corrispondente realtà, magari
definita con nomi ritenuti più accettabili dalla odierna
sensibilità. Oggi si gioca molto sulle e con le parole, nella
illusione che, per cambiare le cose, basti cambiare i nomi: non è
così, ma i tempi sono quelli che sono. Resta il fatto che possiamo
anche scansare la parola ideale, ma non per questo vengono meno
certe aspirazioni superiori, ampiamente condivise nelle quali
l'aggregato sociale vede riflesso il proprio modello della
perfezione o almeno della perfezione consentita su questa Terra.
D'altronde, le cose e i fatti, se esistono, in un modo o nell'altro
bisogna pur chiamarli: accade così che gli ideali diventino valori.
Nella parola valori forse c'è meno poesia e più concretezza, meno
sogno e più ricerca di un paradigma da imitare: sono sfumature
delle quali mi occuperò tra breve. Non c'è niente di male nel
trasformare gli ideali in valori, a maggior ragione se aumentano la
comprensione e l'accettazione da parte dei consociati di ciò che in
quei valori è contenuto. E dei tanti Carabinieri, caduti
nell'adempimento del dovere, affermeremo che si sono immolati in
nome non di un ideale, ma di un valore: purchè lo spostamento
terminologico non diminuisca la nobiltà e il significato del
sacrificio. La permuta - della parola ideale con quella di valore
(o eventualmente altra ancora, cui si potrebbe pensare) - è
recente. I dizionari ottocenteschi (Tommaseo, Tramater), alla voce
"valore", indicano: il prezzo, la valuta, il valore venale, il
valore d'affezione, la valentia del singolo, il valor civile, il
valore guerriero, la fortezza, la gagliardia, il significato o
delle parole o note musicali, ma neppure si sognano, sia pur
censendo il lemma al plurale, di registrare alcun che di attinente
con le convinzioni e le aspettative dell' aggregato sociale. Stesso
silenzio è osservato dallo Zingarelli nella edizione 1961. Nella
edizione 1983, leggiamo, (alla voce "Importanza che ha qualcosa,
sia oggettivamente in se stessa, sia oggettivamente nel giudizio
dei singoli" e, tra gli esempi si trova: "Per te l'amicizia non ha
alcun valore". |