LA RISCOPERTA DEI VALORI
Ho conosciuto una persona
professionalmente impeccabile, un maestro nel suo mestiere o forse
nella sua arte. Quando lavorava (di sera, nei giorni di festa o di
vacanza), si scatenava e, pur senza malvagità, riusciva a esprimere
il peggio di sé: beveva più del necessario, alzava il tono della
voce, parlava a sproposito ... insomma, mostrava di non avere
alcuno stile di vita. Era una sorta di Jekyll e Hyde. Lasciando
perdere gli eccessi del mio conoscente, è comunque tutt'altro che
usuale il caso che stile di vita e professione si condizionino a
vicenda. Troppo spesso si dimentica che lo stile è l'uomo.
Indagare sul perché del fenomeno porterebbe lontano: la risposta
più ovvia è anche la più credibile, ed è che la gente non sempre
riesce a individuare valori cui attenersi, e, quand'anche sappia
operare le necessarie distinzioni, si convince che la vita di tutti
i giorni non è toccata da questo problema. Discutere dunque dei
valori non è futile, sempre che, al termine della chiacchierata, il
Lettore o trovi una conferma del proprio stile di vita o trovi un
valido criterio di giudizio. Non si chiede all'uomo della strada di
agire con quella vocazione che si chiede ai religiosi e, tra i
militari, soprattutto ai Carabinieri. Si suggerisce solo un maggior
senso di responsabilità, perché, contrariamente all'opinione più
diffusa che esalta la felicità della sregolatezza, la nostra
esperienza terrena diventa più bella e più degna solo se ricondotta
ai significati più profondi. Una breve chiosa sull'avverbio
"soprattutto" usato per i Carabinieri. Il caso dei Carabinieri,
accanto a quello dei religiosi, rivela il massimo della
compenetrazione tra pubblico e privato: una commistione voluta e
sancita sin dalla fondazione dell'Arma, e infatti si affermava 'che
non si può servire il popolo e intervenire contro i trasgressori
della Legge senza disciplinare in modo esemplare il proprio stile
di vita". Insomma: un buon carabiniere deve essere anzitutto un
buon cittadino. |