
LA SPONTANEITA'
E poi ci sono le feste. La
filastrocca continua: "Marzo, un po' d'acqua e di sole..." Ma di
quell'anno lontano, in cui Pasqua cade alla fine di marzo, non
rammento che giornate di sole trascorse al mare. Un sole caldo,
sfolgorante, estivo più che primaverile.Mi hanno detto che arriverà
un fratellino o una sorellina: sui modi di questo miracoloso arrivo
ho cercato vanamente di documentarmi a modo mio ma ho ricevuto
informazioni discordanti. Secondo alcuni al trasporto provvederà
una cicogna, secondo altri il prezioso carico sarà trovato
nell'orto, sotto una pianta di cavoli. Accetto comunque tutte le
versioni e decido di non indagare oltre sul mistero: vedo solo che
la mamma sta ingrassando e che il suo viso è ancor più dolce. Il
giorno di Pasqua è memorabile. Devo rompere un uovo di cioccolata,
e, all'interno, una sorpresa mi aspetta: immagino chi sa quali
cose, e alla fine, mi trovo tra le mani un anellino di plastica:
che delusione! Il nonno mi strizza l'occhio, fa capire che, in un
futuro molto prossimo, un cono Polifemo potrebbe risarcirmi. Poco
dopo mi prende per mano e mi accompagna sulla riva del mare. E' una
scoperta. Il mare già l'ho conosciuto, ma è stato durante le
vacanze d'estate, in uno scenario ingannevole. Ombrelloni, sedie a
sdraio, lettini, radio a tutto volume, strilli di coetanei, pedalò
stipati sulla spiaggia, bagnanti... un contorno variopinto e
festante che comunica una immagine artificiosa della sterminata
distesa d'acqua spumeggiante a pochi passi dai miei piedi. La massa
blu ha un'aria imbronciata. Il nonno mi racconta ancora delle
disavventure di Ulisse, costretto a navigare da un capo all'altro
del mondo prima di raggiungere Itaca, la patria perduta per fare la
guerra ai troiani. E' una bella storia. "E quando c'erano le feste"
domando, "il povero Ulisse come faceva?" "Quali feste?" chiede il
nonno. Capisco di avere posto la domanda sbagliata. Le feste di
Ulisse non avevano niente da spartire con quelle che a me sono
care. Poveraccio, lui non conosceva il Natale, la festa più bella
di tutte. Non poteva conoscerlo, il nonno mi spiega, perché Gesù
Bambino non era ancora nato. A quel punto Ulisse mi fa una pena
terribile, perché, sì, tutte le feste sono belle (anche Pasqua in
riva a un mare che minaccia di mettersi al brutto), ma nessuna può
essere paragonata al Natale. E non solo per i doni ammucchiati ai
piedi dell'albero: che ci siano tanti bei regali a me fa certo
piacere, però, quando è Natale, è come se cambiasse l'aria... Si
respirano odori particolari: di fumo, di caldarroste, di
mandorlati, di miele... Gesù Bambino ha fatto una gran bella cosa a
venire al mondo: a Natale la Terra sembra diventare più piccola, e
noi che la abitiamo ci sentiamo più vicini. Ci si saluta tutti, ci
si scambiano gli auguri anche tra sconosciuti, come se
appartenessimo a una stessa grande famiglia. In una coinvolgente
agitazione arrivano e partono variopinti pacchetti infiocchettati.
Gesù è nato "in una grotta al freddo e al gelo". Il mio fratellino
è più accorto, si presenta sul finire dell'estate. In principio i
miei sentimenti sono contrastanti. Provo tenerezza per quel
fagottino urlante che ha bisogno di tutto e che, da solo, proprio
non è capace di far niente. Ma un poco sono geloso: la mamma sembra
avere attenzioni solo per lui. Si affaccia il timore che il nuovo
arrivato mi tolga un pezzo del mio eden personale. Penso a quando
una volta ho tentato di picchiarlo, senza riuscirci per il provvido
intervento di papà che in quell'occasione non ha perdonato le mie
bellicose intenzioni... Ma non è occorso molto tempo perché io mi
ravvedessi. E via via che il fratellino cresceva, ho provato un
piacere coinvolgente nell'aiutarlo, soccorrerlo, proteggerlo:
finché un giorno è divenuto il mio amico più grande. L'amico con
cui raddoppiare le gioie e dividere i
problemi.