
LA GIOIA
L'asfalto è recente e l'auto fila
veloce senza sobbalzi, mi sembra di scivolare sull'acqua di un
fiume. Curve e rettilinei si susseguono monotoni mentre attraverso
un'aria tersa. Mi tengono curiosamente compagnia le intermittenti
righe bianche, che la mia utilitaria pare inghiottire come fosse un
enorme aspirapolvere. Sono convinto che se le guardassi con
intensità dopo un breve tratto mi troverei ipnotizzato...mah, solo
a provarci andrei a spiaccicarmi contro il guard-rail..., altro che
ipnotizzazione! Certo, che strane idee frullano per la testa quando
si è soli e per molte ore alla guida. Tamburello con le dita sul
volante, osservo dei cavalli al pascolo ... Come diceva la
filastrocca che mi insegnarono al tempo dell'asilo? "Gennaio,
fiocchetti di neve; / febbraio, gioioso ma breve; / marzo, un po'
d'acqua e di sole; / aprile, cestini di viole..." Inutile
continuare, almeno per adesso. Meglio che rimanga a gennaio: anche
se non cadono i fiocchetti di neve, le montagne intorno sono tutte
imbiancate. Uffa. Mi aspetta un lungo viaggio. Sto guidando verso
la nuova città, la nuova vita. Dallo stereo giungono le note di un
vecchio motivo di Rita Pavone, roba del tempo dei miei genitori.
"Non è facile avere diciotto anni", dice, e magari può anche darsi
che sia così: ma di averli io sono contento. A dire il vero, di
anni ne ho quasi diciannove: e so di non essere più un ragazzo. Mi
sfiora la memoria un racconto letto tempi addietro. Uno di Indro
Montanelli che si intitola Il rondone: vi si narrano i patemi per
svezzare un rondoncino caduto dal nido e che, a dispetto di ogni
sfavorevole pronostico, cresce sano e robusto, affronta persino un
viaggio in aeroplano e, alla fine, spicca il volo andando a unirsi
a una nuvola di suoi simili. Il momento dell'addio è struggente, ma
come riconoscere il fuggitivo in un cielo che è invaso da altre
centinaia di rondoni? La morale, la conclusione del racconto, è che
quando arriva l'epoca di abbandonare il nido, nessuno può
impedirlo. E dopo averli allevati con tanto amore, rondoni o
ragazzi, "chi s'è visto, s'è visto". Conclusione amara, saggia, ma
non sempre vera. Per me non sarà, non voglio che sia così: è giusto
che costruisca da solo la mia esperienza, ma questo non
significherà dimenticare il passato. La mia famiglia. I miei
genitori, mio nonno, mio fratello... tutte persone care che, in un
modo o nell'altro, mi hanno aiutato a muovere i primi passi, a
crescere, a diventare quello che sono. E, a un tratto, il film del
mio breve quanto intenso scorcio di vita inizia a scorrere nella
mia mente. Lo scarso traffico mi consente di procedere con
tranquillità, come per una passeggiata in campagna. Godo
serenamente la scena dei monti innevati, e, insieme, mi abbandono
all'onda dei ricordi. Queste vitamine della memoria renderanno più
gradito il lungo percorso solitario. Oh, sì. Per il mio
diciottesimo compleanno papà organizza una gran bella festa: invita
parenti, amici, compagni... siamo così numerosi che sedie e
poltrone quasi non bastano, il nostro appartamento non riesce quasi
a contenerci... Poco male. Ci divertiamo ugualmente, ridiamo,
scherziamo. Mamma ha preparato ogni ben di Dio, e la musica, in
sottofondo, ogni tanto spinge qualche coppia a tentare l'avventura
della danza. Ed ecco, sulla soglia, appari Tu, papà. Ti arresti.
Non haiintenzione di fendere la calca e sei contento di contemplare
la scena senza calarti nella mischia. Sul tuo volto sorprendo
l'espressione che ben conosco: un misto di tenerezza e di orgoglio,
di premura e di calore. Ma c'è qualcosa di più, c'è nel tuo sguardo
il rispetto: non quello che si deve a chiunque (soprattutto ai
bambini), ma quello che si riserva a un adulto le cui scelte di
vita meritano fiducia e rispetto. Qualche cosa è cambiato nei miei
rapporti con gli altri e, più ancora, degli altri con me. Sono
uscito di tutela, ho conquistato il diritto formidabile e oneroso
di volare da solo.