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di sinistra
Arrivata a
Genova, Anita scriveva a un amico di Montevideo: "Sono stata
festeggiata dal popolo genovese in modo singolare. Più di tremila
persone sono venute sotto le mie finestre gridando "Viva
Garibaldi!Viva la famiglia del nostro Garibaldi!" . Sapeste quanto
Josè è amato e desiderato". Al marito Anita forniva informazioni
particolareggiate sulla situazione italiana e sulle speranze che si
erano accese negli italiani. Insorgeva la Sicilia, e il 15 Aprile
del 1848 Garibaldi si imbarcava alla volta di Genova con settanta
compagni legionari su un brigantino cui aveva dato il nome di
"Speranza". Arrivato in Italia ben presto la speranza che anche lui
aveva riposto in Pio IX si dissolse. Allora Garibaldi offrì il
braccio a Carlo Alberto dichiarando di non essere repubblicano ma
italiano. Il re non ne volle sapere, così come anche il granduca di
Toscana. La notizia che Pio IX era fuggito da Roma indusse
Garibaldi ad accorrere, nel novembre del 1848, con la sua legione
in camicia rossa a sostegno del governo provvisorio. Proclamata la
Repubblica Romana, chiese ad Anita di raggiungerlo nel suo quartier
generale di Rieti. Tutti la chiamarono subito la Bella brasiliana.
Dalla nuova e provvisoria residenza lei scriveva alla sorella:
"Sono a Rieti, una cittadina, mi dicono, di antica origine,
nascosta tra le montagne dell'Appennino. Josè si è precipitato a
Roma, dove si era formato un governo di tre capi, non so bene
perché, forse non si fidavano l'uno dell'altro. Tuttavia siamo
riusciti ad amarci, come non mai, presi dal desiderio e dalla
tenerezza".Garibaldi difese Roma contro l'assalto dei francesi e,
benché ferito, avrebbe voluto inseguirli nella ritirata. Si oppose
a ciò Mazzini ritenendo che la Francia avrebbe potuto appoggiare la
sorella Repubblica di Roma. |