
Testo pagina
di sinistra
Gli aveva
scritto perfino Mazzini, speranzoso. Garibaldi, che sentiva il
richiamo dell'Italia , imbarcò il 27 dicembre del 1847 Anita e i
tre figli superstiti sulla Carolina diretta a Genova. Incaricava la
moglie di dare uno sguardo da vicino alla situazione poiché in
Uruguay le informazioni arrivavano con notevole ritardo e spesso
distorte. Lui sarebbe partito qualche mese dopo. Da bordo della
Carolina, Anita scriveva alla madre: " Sono in viaggio per
l'Italia, con il sincero rammarico di lasciare le terre del Sud
America senza averVi potuto rivedere. Insieme ai rimpianti mi
agitano le aspettative di una nuova vita in terre sconosciute. La
vita in Italia con Josè è un fatto a cui penso da anni. Vi confesso
di sentire, però, una certa apprensione al pensiero dell'incontro
con mia suocera. Mi domando come mi accoglierà mia suocera. Non vi
dico, madre, i continui sotterfugi di Josè, i suoi stratagemmi per
riuscire ad armare i suoi uomini e approvvigionarli. Pensate che,
per assicurare una certa uniformità che li distinguesse nei
combattimenti, molti legionari durante gli scontri portavano quelle
casacche rosse destinate ai macellai e ai portatori di carcasse del
porto…gli unici indumenti che Josè fosse riuscito a trovare in
quantità notevole a un prezzo modesto". |