
Testo pagina
di sinistra
Raggiungeva Rio
de Janeiro nella primavera del 1836. Aveva ventotto anni, ed era
Nizzardo. Era di media ma atletica statura, con la barba e i
capelli biondi portati alla "nazareno"; aveva gli occhi azzurri
penetranti e l'aspetto fiero. Era cresciuto sui velieri del padre,
sicché il mare non aveva segreti per lui. A Rio entrò in contatto
con italiani esuli quanto lui e come lui affiliati alla Giovine
Italia. Insieme trascorrevano le notti a discutere di libertà dei
popoli, di indipendenza, di rivoluzione,fino a quando un ligure,
Luigi Rossetti- che dirigeva un piccolo giornale di Porto Alegre, O
Povo, "Il Popolo" - gli propose di fare qualcosa di concreto a
favore dello stato del Rio Grande do Sul in piena ribellione contro
il governo brasiliano. Garibaldi ravvisava molte somiglianze tra
quelle ansie di libertà e la situazione italiana. Acquistata una
lancia, cui impose il nome di Mazzini, si schierò al fianco dei
ribelli. Le sue azioni da corsaro si rivelarono tanto felici da
ottenere la nomina a comandante della flotta rivoluzionaria.
Attaccava le navi imperiali e fuggiva. Spesso inalberava il
vessillo imperiale per confondere le idee al nemico. Nella guerra
Garibaldi aveva perduto molti amici, ed era assai triste. Si
sentiva solo. Una mattina si trovava sul cassero d'una goletta.
Preso un cannocchiale, lo aveva puntato sulle misere strade della
Barra, la collinetta che si elevava all'entrata della Laguna.Vide
d'un tratto una donna che scendeva fiera lungo il sentiero che
portava al mare. |