
Testo pagina
di sinistra
Una guerra
civile segnò il destino di quella strana coppia. La provincia
brasiliana del Rio Grande do Sul era insorta contro l'impero del
Brasile e si era proclamata repubblica autonoma. La rivolta, che si
era accesa tra la popolazione infima di Porto Alegre, la capitale
di Rio Grande, dilagò rapidamente in tutto il territorio dello
Stato. Ne fu investita anche la regione di Santa Catarina. Aninha
parteggiava per la repubblica e l'indipendenza, il marito neanche a
dirlo, per l'impero. Addirittura Manoel rispose all'appello
dell'esercito regolare catarinese che si opponeva ai rivoluzionari,
e più non tornò a casa. Disperso o morto? Mentre la rivoluzione dei
farrapos, degli straccioni, incendiava il Brasile, dall'altra parte
del mondo, a diecimila chilometri di distanza, il governo
piemontese condannava a "morte ignominiosa" un giovane sfuggito
alla prigionia che, affiliato alla Giovine Italia, aveva
partecipato ai moti genovesi del 1834 promossi da Mazzini nel
tentativo di far insorgere il Piemonte con una spedizione in
Savoia. Il fuggiasco, prima di imbarcarsi su di un brigantino alla
volta del Brasile, aveva già peregrinato tra Marsiglia e Tunisi. Il
suo falso nome di Joseph Paine nascondeva quello vero di Giuseppe
Garibaldi. |