|

Al momento dell'entrata
dell'Italia nel Secondo Conflitto Mondiale, l'Arma dei Carabinieri
aveva un organico di poco superiore alle 51.000 unità, portato a
65.000 nel 1943. Le vicende belliche e la Guerra di Liberazione
richiesero all'Arma una massiccia presenza su tutti i fronti. Alla
fine, si contarono ben 4,618 Caduti e oltre 15.000 feriti. La
necessità di riorganizzare il Paese e ridare ordine alla sconvolta
vita nazionale impose che i numerosi vuoti operati dalla guerra
nelle file dei Carabinieri venissero tempestivamente colmati,
riportando l'Arma al pieno organico. Nel dopoguerra l'Istituzione
riprese il suo posto nel contesto sociale italiano, rinnovando
l'impegno nell'assolvimento dei compiti tradizionali e di quelli
che il nuovo Stato repubblicano e democratico intese affidarle,
riproponendosi come sempre agli occhi della Nazione quale esempio
di efficienza e professionalità. E riapparvero anche gli amati
Corazzieri, che il Capo provvisorio dello stato, Enrico De Nicola,
volle di scorta attraversando Roma subito dopo la proclamazione
della Repubblica. Il presidente De Nicola non aveva mai nascosto la
sua ammirazione per l'Arma ed amava raccontare che suo padre,
quando passava il maresciallo dei Carabinieri, soleva togliersi il
cappello, "perché passava lo Stato". Nell'illustrazione, i
Corazzieri (Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica)
indossano la divisa del 3° Squadrone Carabinieri a cavallo, nel
quale confluirono dal 1946 al 1948, anno in cui tornarono a vestire
la loro tradizionale uniforme. |