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Durante l'intero arco del governo
Cavour i Carabinieri sono pervenuti a quella dimensione nazionale
che ne ha fatto il nerbo stesso del nascente Stato unitario. La
loro presenza nelle province appena annesse al Regno
sardo-piemontese divenne necessaria, al punto da indurre il Governo
ad alleggerire il loro organico nelle regioni settentrionali. A
questo proposito il conte di Cavour, in una lettera diretta a
Vittorio Emanuele II, scriveva testualmente. "La diminuzione dei
Carabinieri è cagione di un accrescimento notevole dei delitti. Ma
pazienza. Bisogna che ai tanti sacrifici fatti, i Piemontesi
aggiungano quello di lasciarsi 'assassinare' per l'amore d'Italia
". Era in realtà un sacrificio privarsi di un certo numero 0di
Carabinieri da inviare nel sud d'Italia a combattere l'incipiente
brigantaggio. Alla lettera del primo ministro faceva eco un'altra,
quasi contemporanea, inviata dal ministro dell'interno, Marco
Minghetti, a Bettino Ricasoli, allora Governatore Generale della
Toscana: "Il Corpo de R. Carabinieri - vi si legge ? si trasformò e
divenne l'arma più rispettata dell'Esercito, e l'opinione pubblica
fu educata a riguardarli con rispetto e deferenza. Non v'ha forse
in Europa un corpo che abbia tanta considerazione… Qui dunque
l'Arma (come dicesi per antonomasia) è riguardata come qualcosa di
sacro e simile allo Statuto; ogni sospiro l'appanna, ogni mutamento
la guasta. Ove siffatta istituzione potesse introdursi in tutto le
parti d'Italia, io vi confesso che gli inconvenienti.. mi
sembrerebbero mali da sopportare in confronto dei benefici che ne
deriverebbero". |