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I Carabinieri cinofili
Agli inizi degli anni '50 un nuovo tipo di "arruolamento" ha
avuto inizio nell'Arma, prima sperimentalmente, poi
sistematicamente, con regolamenti molto severi. Il cane, il
millenario e proverbiale amico dell'uomo, è entrato a far parte
della compagine organizzativa dei Carabinieri quale elemento
compositivo dell'unità cinofila, termine ufficiale col quale meglio
non sarebbe stato possibile definire l'indissolubilità affettiva e
operativa che unisce l'uomo e l'animale. Di un vero "arruolamento"
in effetti si tratta, poiché il cane - per l'esattezza della razza
'pastore tedesco' - dopo gli accurati esami che sono di rito
nell'Arma, viene assunto in servizio con un proprio foglio
matricolare completo di ogni dato: nome, genitori, data di nascita,
altezza, peso, mantello, indole, condizioni di salute,
destinazioni, impieghi, azioni meritorie. E come il Carabiniere il
cane è titolare di un numero di matricola, impresso come tatuaggio
nella faccia interna dell'orecchio destro. Le unità cinofile
dell'Arma hanno aggiunto accenti commoventi alle leggendarie
imprese dei Carabinieri: infatti,il ritrovamento di un bambino
disperso o la liberazione di un ostaggio sono stati spesso la
felice conclusione di un'azione resa possibile proprio
dall'intervento dei Carabinieri cinofili.Nei pressi di Trieste, nel
1962, la nonna di un bambino disperso aveva abbracciato il cane
Bill e piangendo gli aveva sussurrato nell'orecchio: "Trovami
Maurizio, trovami Maurizio" ed era quindi svenuta. Quando rinvenne,
un appuntato dei Carabinieri, il conduttore di Bill, le era davanti
insieme a Maurizio. Non è che un episodio fra i tanti. Da quando,
nel 1957, il Centro Carabinieri Cinofili si è insediato nella villa
Belvedere, sulle colline attorno a Firenze, le cronache
giornalistiche e televisive ci hanno abituato all'immagine
dell'unità cinofila, sempre presente e provvidenziale là dove un
intervento umanitario o un'esigenza di polizia giudiziaria lo
esigano. Qualche titolo di giornale potrà meglio illustrare
l'estesa gamma di utilizzazione dei Carabinieri cinofili: "Maigret
a quattro zampe", "Nel torrente la bambina scomparsa", "Ritrovata
Maria Volgger", "Elicotteri e cani-poliziotto per recuperare un
gregge", "Berry smaschera l'assassino ladro", infine "II sacrificio
di un cane ha salvato due ostaggi". E su quest'ultimo titolo
s'innesta e trova conferma la generosità del cane, spesso portata
fino al supremo sacrificio, proprio come innumerevoli Carabinieri
hanno fatto nell'adempimento del loro dovere. Nel carcere di
Fossano, nell'autunno 1973, c'era stata una sommossa capeggiata dal
detenuto Horst Fantazzini. Per domarla era stato chiesto
l'intervento di unità cinofile dell'Arma. Facendosi scudo di due
ostaggi, il pregiudicato aprì il fuoco sui Carabinieri. Fu a questo
punto che il cane Alf 11° gli si avventò contro, restando
mortalmente ferito. Gli ostaggi furono però liberati.Annualmente,
sotto l'esperta guida di un istruttore capo e di sottufficiali
istruttori, vengono svolti regolari corsi della durata di nove
mesi, al termine dei quali Carabinieri e cani, dopo essere stati
abilitati da un'apposita commissione, vengono inviati ai vari
nuclei cinofili disseminati nella Penisola. Vi vengono inoltre
addestrati cani da soccorso alpino, da adibire in occasione di
slavine o valanghe nella ricerca di vittime o di infortunati. E'
facile intuire che per ottenere dai cani il massimo rendimento è
necessario che i Carabinieri conduttori posseggano spiccate doti di
pazienza, perseveranza ed una buona dote di psicologia, essendo
indispensabile individuare la "vera" personalità dei cani per
poterne sviluppare gli istinti. Devono, in particolare, amare il
loro "amico", che, con una dedizione cieca e totale, ripaga sempre
l'uomo-padrone, quello stesso "uomo" che dalle immense foreste del
passato, in un'epoca remota, lo tolse dal branco selvaggio,
eleggendolo a compagno fedele del suo millenario
cammino. |